16 Jun, 2026 - 12:40

Escluso dai comuni montani, Lugnano in Teverina fa ricorso a Mattarella: “È una battaglia di giustizia per il territorio”

Escluso dai comuni montani, Lugnano in Teverina fa ricorso a Mattarella: “È una battaglia di giustizia per il territorio”

Il Comune di Lugnano in Teverina non accetta la nuova classificazione geografico-amministrativa e si lancia in una determinata battaglia legale per il riconoscimento di ente montano. Il sindaco Alessandro Dimiziani ha annunciato il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dopo che la giunta comunale ha approvato all'unanimità la relativa delibera.

Una scelta definita istituzionalmente necessaria dal primo cittadino, poiché l'esclusione penalizza ingiustamente un territorio storicamente legato a questa identità, privandolo di tutele fondate e legittime. L'azione legale non peserà sulle casse pubbliche locali: l'Asmel Consortile sosterrà interamente i costi dell'operazione. Si tratta di una mobilitazione di giustizia e rispetto per il comprensorio, mossa dalla volontà di difendere risorse, opportunità e servizi che spettano di diritto ai residenti delle aree interne.

A innescare la frattura è l'applicazione della legge 131/2025, che ha ridotto il numero dei comuni montani in Umbria introducendo criteri di selezione molto più restrittivi. Nonostante una recente revisione del provvedimento abbia parzialmente salvato 25 municipi, la riforma continua a estromettere realtà storiche, determinando un impatto pesantissimo soprattutto nella provincia di Terni.

La delibera unanime della giunta Dimiziani e la difesa delle risorse contro i parametri tecnici della legge 131/2025

La reazione istituzionale nel borgo della provincia ternana fotografa una tensione che attraversa l'intera regione. Il sindaco Alessandro Dimiziani ha chiarito la linea ferma dell'amministrazione: “Una scelta necessaria perché la nuova classificazione penalizza ingiustamente il nostro territorio, escludendoci da un riconoscimento che riteniamo fondato e legittimo. Per questo motivo la giunta comunale ha deciso all’unanimità di impugnare il provvedimento davanti alla Presidenza della Repubblica, avviando tutte le azioni necessarie per tutelare i diritti della nostra comunità”. Il primo cittadino ha tenuto a precisare la totale sostenibilità finanziaria dell'atto, spiegando che “si tratta di una battaglia di giustizia e di rispetto per il nostro territorio, non è solo una questione formale, ma la volontà di difendere opportunità, risorse e riconoscimenti che spettano ai nostri cittadini”.

La contestazione investe l'impianto stesso della riforma nazionale. Per gli amministratori locali la montanità non può risolversi in un mero calcolo altimetrico, ignorando i nodi strutturali delle aree interne: lo spopolamento progressivo, l'isolamento delle infrastrutture, le difficoltà nei collegamenti, la carenza di servizi essenziali e i redditi pro capite inferiori alla media nazionale certificati dagli indicatori di vulnerabilità Istat.

Il profondo impatto della riforma nella provincia di Terni e la mobilitazione degli enti locali esclusi

Gli effetti dei nuovi parametri normativi si sono abbattuti con particolare severità sul tessuto della provincia di Terni, ridisegnando i confini storici delle agevolazioni e dei fondi di sviluppo. La cancellazione dall'elenco non rappresenta un semplice mutamento nominale, ma una decurtazione di strumenti finanziari indispensabili per arginare la fragilità economica e la ridotta capacità amministrativa dei piccoli municipi.

Il malcontento diffuso ha spinto anche l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) a prendere una posizione netta a tutela delle realtà estromesse, evidenziando il divario tra la rigidità dei decreti romani e le reali necessità quotidiane dei cittadini. I sindaci del territorio denunciano come l'esclusione rischi di accelerare l'abbandono dei piccoli centri, privandoli dei fondi necessari al mantenimento delle scuole, dei presidi sanitari e della manutenzione stradale in contesti morfologicamente complessi.

I primi allarmi lanciati da Anci Umbria sul rischio di indebolimento economico e sociale dei borghi rurali

La faglia istituzionale era emersa con chiarezza già nel mese di dicembre, quando Anci Umbria aveva chiesto formalmente trasparenza e riscontri precisi sulle ricadute pratiche della revisione governativa. Il presidente dell'associazione regionale, Federico Gori, e il coordinatore per le Politiche della Montagna, Giampiero Fugnanesi, avevano espresso forte preoccupazione per un percorso interpretato come un freddo esercizio classificatorio.

Federico Gori aveva ammonito severamente sulle conseguenze della misura: “Il punto non è il nome della misura né la ridefinizione formale delle categorie, ma ciò che questa scelta rischia di produrre. In una fase storica in cui è indispensabile sostenere e rilanciare le realtà rurali, montane e autentiche, il rischio concreto è quello di indebolirle ulteriormente, fino ad annientarle, privando intere comunità di strumenti e prospettive”. Per il presidente, i territori montani costituivano un presidio fondamentale dell'identità nazionale e della biodiversità.

Sulla stessa linea si era espresso Giampiero Fugnanesi, rimarcando che “riguardo alla classificazione dei Comuni montani è necessario che il parametro altimetrico venga integrato da indicatori socioeconomici, alla luce dell’eterogeneità del modello territoriale e amministrativo delle aree montane del Paese. Limitarsi a criteri esclusivamente geometrici rischia di non restituire la reale complessità e fragilità di molti territori”. L'associazione aveva quindi sollecitato l'esecutivo a definire urgenti tutele per impedire la marginalizzazione delle comunità umbre.

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Federico Zacaglioni
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