12 Apr, 2026 - 11:30

Liste d’attesa Umbria, scontro social Melasecche (Lega)-Regione: “Cittadini fantasma” controaccuse sulla privacy

Liste d’attesa Umbria, scontro social Melasecche (Lega)-Regione: “Cittadini fantasma” controaccuse sulla privacy

Un video  sui social girato nel retro bancone di una farmacia del centro di Terni, tra lo scorrere di ricette, la schermata del computer e l’impazienza di chi aspetta un esame diagnostico che non arriva mai. Il conflitto sulle liste d’attesa in Umbria ha varcato la soglia dell’aula consiliare per trasferirsi direttamente sui social network, trasformandosi in un corpo a corpo mediatico fatto di video amatoriali, accuse di menzogna e un monito severo sulla violazione della privacy dei malati.

Al centro della tempesta c’è un video pubblicato sui propri canali dal consigliere regionale della LegaEnrico Melasecche, nel quale il rappresentante dell’opposizione mostra il monitor di una farmacia ternana per documentare quella che definisce una “inchiesta verità” sui “cittadini fantasma” esclusi dal sistema Cup. Una denuncia che ha spinto la Direzione regionale Salute e Welfare dell’Umbria a una replica durissima, affidata a una nota ufficiale che parla di “casi isolati”, di “rappresentazione distorta della realtà” e, soprattutto, di un possibile, grave sconfinamento nella sfera della riservatezza dei dati sanitari.

Attacco social di Melasecche (Lega): “Migliaia di richieste non prese in carico dal Cup”

Nel filmato, girato con il cellulare e commentato in diretta dal consigliere leghista, si vede lo schermo del gestionale della farmaciaMelasecche non usa mezzi termini e si rivolge direttamente alla presidente della Regione UmbriaStefania Proietti, accusandola di negare l’evidenza dei numeri sulle prenotazioni sanitarie. Mentre il farmacista scorre l’elenco delle mancate prese in carico per risonanze magnetiche e colonscopie, il consigliere conta ad alta voce: “*5, 6, 7, 8, 9, 10, 11… 22*”. Un numero che per Melasecche non è un caso sporadico, ma la punta di un iceberg molto più profondo che riguarderebbe la sanità pubblica umbra.

Il ragionamento politico si sposta poi su una proiezione statistica fatta a braccio dallo stesso consigliere: “Se in una sola farmacia del centro di Terni ci sono 22 richieste depositate in attesa che il farmacista possa fare le varie prove, facendo una media su 260 farmacie, su una media di 10 richieste a farmacia, ci sarebbero ben 2.600 casi. Se fossero ad esempio non 10, ma 5 casi a farmacia, sarebbero 1.300 cittadini fantasma non presi in considerazione contro la legge”.

Il momento di maggiore tensione visiva del video arriva quando il farmacista tenta di inserire una prescrizione per una risonanza magnetica con percorso di tutela. Dopo diversi tentativi, il sistema risponde con un messaggio inequivocabile: “Nessun appuntamento trovato. Agenda al momento non disponibile”. Non solo non c’è posto nell’immediato, ma la procedura non consente neppure l’inserimento automatico in una lista d’attesa. “Neanche lista d’attesa”, commenta amaro Melasecche nel video, ribadendo come molti pazienti umbri, dopo decine di tentativi a vuoto, siano “costretti a rivolgersi alla sanità privata”.

L’attacco alla Giunta Proietti è frontale e senza sconti. Il consigliere leghista parla di “menzogne della Presidente Proietti” e di una situazione “gravissima”, chiedendo implicitamente l’intervento degli organi di controllo dello Stato per quella che definisce una violazione del diritto alla salute.

La replica della Regione Umbria: “Sistema Cup strutturato, ma attenzione alla privacy dei pazienti”

Dopo la diffusione virale del video, la risposta dell’amministrazione regionale non si è fatta attendere. Con una nota ufficiale firmata dalla Direzione regionale Salute e Welfare, la Regione Umbria ha scelto la strada del chiarimento tecnico, accompagnato però da una stoccata politica e da un allarme giuridico tutt’altro che velato sul comportamento tenuto dal consigliere di opposizione.

Il comunicato della Regione difende l’architettura del sistema di prenotazione Cup, descrivendolo come un meccanismo integrato e uniforme su tutto il territorio. “Il sistema regionale di prenotazione consente l’inserimento delle prestazioni sanitarie agli sportelli Cup sia per quelle gestite tramite farmacia sia per quelle non gestite dalle farmacie”, si legge nella nota. Per la Direzione regionale Salute, eventuali criticità riscontrate su singole ricette o legate a “modalità operative non corrette” non possono e non devono essere presentate come un malfunzionamento sistemico. Palazzo Donini mette in guardia dal rischio di alimentare una “rappresentazione distorta della realtà”, sottolineando come generalizzare episodi isolati significhi minare la fiducia dei cittadini in un sistema che opera su principi di “equità, trasparenza e imparzialità”.

Ma è il passaggio sulla riservatezza dei dati a rappresentare l’affondo più severo nei confronti dell’iniziativa di Enrico Melasecche. L’esposizione pubblica, seppur parziale, di schermate contenenti dati sanitari e ricette mediche, viene definita dalla Regione una “condotta inappropriata e grave”. Nel comunicato si evidenzia che la diffusione di informazioni capaci di identificare direttamente o indirettamente i pazienti “è in contrasto con le vigenti disposizioni in materia di protezione dei dati personali e con i principi etici che devono ispirare ogni attività connessa alla sanità pubblica”.

La Regione Umbria, infine, chiude la nota riservandosi di valutare “ulteriori iniziative da portare nelle sedi competenti”, lasciando intendere che la vicenda potrebbe non esaurirsi nel mero dibattito social o politico, ma potrebbe avere strascichi sul fronte della verifica amministrativa o della tutela della privacy. Mentre il video continua a circolare e a polarizzare l’opinione pubblica umbra, il tema delle liste d’attesa resta una ferita aperta, ora aggravata dall’ombra di un conflitto istituzionale sul confine tra diritto di cronaca politica e tutela della dignità del paziente.

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Federico Zacaglioni
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