Il numero delle prestazioni in attesa in Umbria torna a incendiare la politica regionale. È stata una seduta ad alta tensione quella andata in scena in Assemblea legislativa, dove il centrodestra e i civici di opposizione hanno lanciato un nuovo, durissimo attacco alla presidente della Regione, Stefania Proietti, accusata di gestire i dati sanitari con troppa opacità. A innescare la miccia sono state due interrogazioni a risposta immediata. Da un lato, Donatella Tesei (Lega) ha parlato di una vera e propria “sottostima” dei numeri ufficiali, sostenendo che il quadro reale dei Percorsi di Tutela (Pdt) - lo strumento che garantisce le prestazioni non prenotabili - avrebbe già superato quota 70mila, ben lontano dalle 52mila comunicate dalla Giunta. Dall’altro, Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia) ha sollevato il caso di una presunta “manipolazione” contabile messa in atto nel Distretto di Perugia, dove ai medici di base sarebbe stato chiesto di riemettere le impegnative scadute, una procedura che, secondo l’esponente di FdI, finirebbe per “dopare” le statistiche e nascondere i reali ritardi.
Il clima in Aula si è fatto rovente fin dalle prime battute dell’intervento di Donatella Tesei. L’ex presidente della Regione, oggi tra i banchi dell’opposizione, ha esordito denunciando quella che definisce una strategia dell’ostruzionismo informativo. “I nostri accessi agli atti non solo vengono disattesi, ma abbiamo avuto risposte parziali”, ha tuonato la consigliera leghista. Secondo Tesei, la Giunta avrebbe fornito un’istantanea parziale del fenomeno fermandosi alle sole prestazioni cosiddette “traccianti” (quelle monitorate a livello nazionale da Agenas), escludendo di fatto una mole consistente di altri percorsi di tutela. Il risultato, ha scandito, è che “al 2 febbraio il numero complessivo dei percorsi di tutela era superiore alle 70mila unità”, con una sottostima di oltre 20mila prestazioni rispetto ai dati ufficiali.
Ma il cuore politico dell’affondo è stato un altro. Tesei ha riavvolto il nastro fino alla campagna elettorale del 2024, quando Stefania Proietti, oggi alla guida della Regione, prometteva un approccio radicalmente nuovo al problema. “Aveva promesso in campagna elettorale di azzerare le liste in tre mesi, arrivando a urlarlo con il megafono sotto gli ospedali”, ha incalzato la consigliera, per poi snocciolare una comparazione che suona come una sentenza politica: “A settembre 2024, con il centrodestra alla guida della Regione, erano circa 44mila le prestazioni da evadere. In poco più di un anno di governo regionale le liste sono quasi raddoppiate.” Un’accusa pesantissima, che dipinge un quadro di arretramento invece che di miglioramento, nonostante, come ha sottolineato Tesei, i 184 milioni di euro derivanti dall’aumento delle tasse e dell’Irpef, risorse che secondo la Lega sarebbero state sottratte a famiglie e imprese senza portare alcun tangibile beneficio alla sanità.
La replica della presidente Stefania Proietti ha cercato di riportare la questione su un binario tecnico, provando a smontare pezzo per pezzo le accuse, pur senza placare gli animi dell’opposizione. Proietti ha rivendicato con forza il lavoro della sua Giunta, spiegando la complessità della materia e la necessità di distinguere tra diversi “set” di dati.
“Le prestazioni monitorate a livello nazionale, le cosiddette traccianti, ammontano a 43.865, delle quali 27.932 nei tempi d'attesa previsti. Tra quelle urgenti solo sei non risultano nei tempi”, ha esordito. Poi l’ammissione che ha parzialmente ridisegnato il perimetro del dibattito: il totale delle prestazioni complessive, comprese le traccianti, al 2 febbraio ammontava effettivamente a 71.416. Una cifra che si avvicina pericolosamente ai 70mila denunciati dall’opposizione, ma che la presidente ha subito incorniciato in una lettura differente, spiegando che i dati forniti a febbraio facevano riferimento alle sole prestazioni di primo accesso alla specialistica ambulatoriale, “come fatto in tutte le comunicazioni precedenti”.
Il fronte dello scontro si è poi spostato sulla gestione dei Percorsi di Tutela nel perugino. Matteo Giambartolomei ha portato in Aula le segnalazioni dei medici di famiglia, secondo i quali il Distretto avrebbe chiesto di riemettere le impegnative già scadute, una pratica che, a suo avviso, configura una vera e propria violazione del D.Lgs. 124/1998. “La richiesta della Direzione di Distretto non appare come un mero errore amministrativo, ma come un artifizio contabile volto a dopare le statistiche regionali”, ha attaccato Giambartolomei, parlando di una gestione “creativa” delle liste che sposta in avanti la data di prescrizione, azzerando i tempi di attesa agli occhi del computer ma non per i pazienti.
La risposta di Proietti è stata puntuale e sostenuta da una relazione dell’Usl Umbria 1. La presidente ha negato fermamente qualsiasi intento manipolatorio.
“Le procedure adottate in nessun caso sono finalizzate ad alterare il dato numerico delle liste d'attesa, ma servono anzi a razionalizzare la loro gestione”, ha assicurato, spiegando che si tratta di un’operazione di “pulizia” e appropriatezza prescrittiva. Le prestazioni scadute e oggetto di revisione sarebbero 2.072, distribuite su circa 340 medici, spesso una sola ricetta per professionista. Un’attività, ha concluso, finalizzata ad aggiornare prescrizioni non più utilizzabili e a garantire una corretta programmazione.
Ma la replica di Giambartolomei non ha tardato ad arrivare, definendo la risposta della presidente “piena di tecnicismi ma evasiva sul tema”, e sottolineando come l’Azienda sanitaria, nelle sue stesse comunicazioni, parli di “prescrizioni scadute”, ammettendo di fatto di “farsi scadere in mano le prescrizioni”. Uno scambio di accuse che lascia il tema delle liste d’attesa più incandescente che mai, destinato a rimanere il banco di prova principale per la giunta Proietti.