28 Feb, 2026 - 12:00

L’esercito dei creator e influencer umbri: 392 imprese nate dai social, ma le start-up innovative arrancano. Solo Terni corre

L’esercito dei creator e influencer umbri: 392 imprese nate dai social, ma le start-up innovative arrancano. Solo Terni corre

In Umbria la trasformazione digitale si muove su due binari. Da un lato stenta a decollare nei bilanci delle aziende, dove gli investimenti in tecnologie restano sotto la media nazionale. Dall'altro vive invece una stagione vivace negli smartphone dei più giovani, dove influencer e creator stanno diventando una piccola ma crescente economia diffusa. Mentre il tessuto produttivo regionale fatica a tenere il passo con l'innovazione “classica”, una nuova generazione di creatori digitali ha già trasformato contenuti, piattaforme e community in attività economiche a tutti gli effetti, con 392 imprese censite dalla Camera di Commercio dell'Umbria. Un esercito che spazia dai creator “puri” - chi produce video, gestisce profili social o cura strategie di comunicazione - fino alle realtà ibride che usano storytelling e linguaggi del web per vendere prodotti e servizi in settori tradizionali come moda, turismo e consulenza.

È una crescita che si intreccia con il quadro più complesso delle startup innovative: i numeri restano inferiori alla media nazionale, soprattutto per quanto riguarda le imprese guidate da under 35, ma con segnali robusti che arrivano dalla provincia di Terni. Qui la densità di startup ad alto contenuto tecnologico colloca il territorio ai primi posti delle graduatorie italiane, aprendo uno spazio inedito per i giovani che vogliono fare impresa digitale senza lasciare l'Umbria.

Il fenomeno degli influencer: un'economia da 392 partite Iva

L'indagine sui Digital Content Creator ha setacciato gli archivi camerali alla ricerca di imprese nate attorno ai nuovi canali: YouTube, TikTok, Instagram, e a parole chiave come “content creator”, “video maker”, “influencer”. Non è un fenomeno da salotto, ma una filiera che richiede competenze tecniche su produzione, montaggio, grafica, gestione dei dati, marketing digitale e persino contratti e diritto d'autore.

La ricerca distingue due universi. Le imprese “core” operano in settori intrinsecamente legati alla creazione di contenuti (produzione audiovisiva, comunicazione e marketing digitale): sono la nuova imprenditorialità nativa digitale. Le “ibride” , invece, svolgono attività tradizionali – dalla moda al turismo, dal fitness alla consulenza – in cui la figura dell'influencer o del creatore di video è diventata ancillare ma determinante per il business model.

Tra il 2015 e il 2024, in Italia la crescita è stata esponenziale: +185% , da 8.918 a 25.429 imprese. L'Umbria segue la scia e si attesta sulle 392 unità: 229 “core” e 163 “ibride”. Un numero che, rapportato al peso demografico ed economico della regione, la vede leggermente sopra la media nazionale, soprattutto nel comparto ibrido dove tocca l'1,7% del totale Italia. È qui, in queste micro-realtà spesso individuali o di piccolissima dimensione, che l'innovazione giovanile si manifesta con più evidenza: competenze digitali che diventano reddito e che iniziano a contaminare settori tradizionali, portando il linguaggio dei social network dentro botteghe artigiane e studi professionali.

Startup innovative: Terni nella top ten, Perugia frena sui giovani

Se influencer e creator sono il segnale di un'energia diffusa e a bassa soglia d'ingresso, il mondo delle startup innovative racconta una storia diversa. Qui servono capitali, reti, capacità di fare sistema. Ed è qui che il divario si riapre, in particolare sulla componente anagrafica.

La provincia di Terni, in controtendenza, emerge come un piccolo hub tecnologico. Secondo il barometro Dataview, Terni risulta sopra la media nazionale in tre indicatori su cinque, con due posizioni da urlo: è settima in Italia per incidenza di startup ad alto valore tecnologico in ambito energetico (29,2%) e quattordicesima per numero di startup innovative ogni 100.000 abitanti (14). La variazione dal 2016 al 2025 segna un +100%, un ritmo che la colloca al 38° posto nazionale. Due punti dolenti, però, restano l'incidenza femminile (4,2%, 101° posto) e quella giovanile, ferma a un deludente 74° posto.

La provincia di Perugia, invece, mostra un andamento a fisarmonica. Tiene bene sull'incidenza femminile (23,3%, 11° posto nazionale) e sulle clean tech (22,1%, 22° posto), ma sul fronte giovanile crolla: appena il 9,3% di startup guidate da under 35, che vale il 94° posto su 110 province. Un dato che stride con la vivacità vista sul fronte dei creatori digitali e che racconta di un ecosistema che fa fatica a trattenere i talenti o a trasformare la loro creatività in impresa strutturata e ad alta intensità di capitale.

Mencaroni: “Trasformare l'energia dei ragazzi in lavoro che resta in Umbria”

A leggere i numeri nel loro insieme è Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio dell'Umbria, che traccia una linea d'interpretazione netta. “Questi dati ci dicono una cosa che spesso sfugge: la transizione digitale non è una vetrina di tecnologie, è un cambio di mentalità e di metodo. Se i giovani trovano strade rapide per fare impresa nelle piattaforme e nei contenuti, significa che il talento c'è e sa muoversi; il compito delle istituzioni è trasformare quell'energia in progetti che restano, crescono e creano lavoro qui”.

Mencaroni sottolinea come il ritardo negli investimenti “classici” e la debolezza delle startup giovanili non siano una smentita, ma la cartina di tornasole di una sfida diversa: quella di fare sistema. “Per questo, nel nostro programma di mandato, digitale ed ecologico non sono due capitoli separati: sono la stessa sfida, produrre di più consumando meno, competere con dati e competenze invece che con margini compressi. Ecco perché investiamo in iniziative che portano l'impresa dentro le scuole: non per ‘orientare’, ma per allenare i ragazzi a sperimentare, magari fallire e poi ripartire meglio. L'Umbria può diventare un laboratorio nazionale se riesce a fare il salto dal digitale praticato al digitale industriale: dalla creatività diffusa a filiere e imprese che scalano”.

Ritardo strutturale nel digitale "classico", ma qualcosa si muove tra i giovani

Se il parametro è quello del digitale “classico” - automazione, investimenti in tecnologie 4.0, riorganizzazione aziendale - la regione sconta un ritardo strutturale. Le rilevazioni precedenti dell'ente camerale parlavano chiaro: -5,8 punti percentuali rispetto alla media nazionale sulle imprese che introducono innovazioni digitali, e un gap che tocca -9,7 punti sull'intensità degli investimenti. Un deficit che pesa sulla competitività di un territorio a forte vocazione manifatturiera.

Eppure, abbassando lo sguardo verso le periferie dell'economia, dove l'innovazione si nutre di linguaggi visivi e competenze fluide, il racconto cambia radicalmente. Due indagini realizzate con la collaborazione della Camera di Commercio dell'Umbria – la prima di Infocamere con l'Università di Padova, la seconda il barometro Dataview di Unioncamere–Istituto Tagliacarne – restituiscono l'immagine di una regione che produce nuova imprenditorialità, ma fatica ancora a incanalarla nei binari, più stretti e selettivi, delle startup innovative “certificate”.

 

 

Il quadro finale è quindi quello di una regione sospesa. Da un lato, una base creativa e imprenditoriale che cresce fuori dagli schemi tradizionali, sfruttando le piattaforme globali e trasformando giovani influencer in piccoli imprenditori. Dall'altro, una difficoltà a tradurre questa energia in progetti ad alto tasso di capitale e innovazione certificata, con l'eccezione virtuosa di Terni che si candida a diventare la valvola tecnologica umbra. La sfida, per istituzioni e sistema creditizio, è costruire i ponti tra questi due mondi: far sì che un creatore di contenuti con un seguito possa diventare un imprenditore con un bilancio, e che un giovane con un'idea hi-tech non debba per forza guardare a Milano o Bologna per realizzarla.

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Federico Zacaglioni
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