La tensione sulla gestione delle liste d’attesa in Umbria esplode in un braccio di ferro politico destinato a salire di livello. Dopo le parole del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che aveva denunciato “alterazioni dei dati” da parte di alcune Regioni senza fare nomi, è l’Umbria a finire nel mirino dell’opposizione. I consiglieri regionali leghisti Enrico Melasecche e Donatella Tesei non usano mezzi termini: annunciano una segnalazione formale agli organi dello Stato competenti, in primis il Ministero della Salute, per quelle che definiscono “anomalie gravissime e non più tollerabili” nel sistema di presa in carico delle prestazioni. Una mossa che punta direttamente alla presidente di Regione, Stefania Proietti, accusata di aver “negato l’evidenza” e di aver fatto respingere in Consiglio regionale una loro mozione di fuoco.
La frattura si è consumata ieri nell’Aula di Palazzo Cesaroni, dove la maggioranza ha respinto con 11 voti contrari contro 8 favorevoli il testo presentato dalla Lega. Un atto che chiedeva il “ripristino della piena applicazione della normativa” su presa in carico, garanzia di territorialità e contrasto a prassi difformi. Un voto che, per i due consiglieri, equivale a una chiusura sdegnosa di fronte a un malessere reale e documentato.
Per Melasecche e Tesei non si tratta di sterili numeri da dashboard, ma di storie quotidiane di disagio. “Sulla mancata presa in carico delle prescrizioni sanitarie abbiamo raccolto numerose segnalazioni da parte di cittadini, soprattutto fragili e anziani”, affermano in una nota congiunta. “Abbiamo verificato di persona la situazione presso varie farmacie”. Il quadro che descrivono è a tinte fosche: impossibilità di far accettare al sistema regionale una prescrizione per mancanza di slot disponibili “persino nei mesi e negli anni futuri”, liste d’attesa “artificialmente ridotte”, pazienti costretti a ripetere prenotazioni o a rivolgersi al privato.
“Cittadini costretti a reiterare le prenotazioni o a rivolgersi alla sanità privata sostenendo costi di tasca propria, spostamenti fuori territorio anche per 250 km fra andata e ritorno, con costi accessori superiori al ticket”, elencano. Fino al dato più eclatante: la mobilità sanitaria verso altre regioni, con la mobilità passiva umbra che nel 2025 sarebbe peggiorata del 45% in un solo anno, un dato che attribuiscono alle stesse dichiarazioni di Proietti. “Siamo di fronte a una violazione palese delle norme nazionali e regionali e a una lesione del diritto costituzionale alla salute”, attaccano. E lanciano un appello: “Invitiamo tutti coloro che si trovano nella situazione di non presa in carico a segnalarcelo”.
Oltre alla sostanza delle carenze, i due leghisti contestano alla presidente Proietti il metodo. Parlano di un “muro di gomma” e di “totale mancanza di trasparenza”.
“Omette anche sistematicamente di rispondere agli accessi agli atti, con solleciti che siamo stati costretti a fare”, denunciano. Una condotta che, a loro dire, ostacolerebbe qualsiasi forma di controllo parlamentare.
“Un sistema opaco e privo di responsabilità”, la sentenza. Ed è proprio questa chiusura, unita al voto contrario sulla mozione, ad aver spinto la decisione di fare un passo ulteriore: la segnalazione formale agli organi statali di vigilanza. “In assenza di risposte concrete e di fronte a una chiusura di comodo presenteremo segnalazione agli organi dello Stato competenti, affinché venga ripristinato il rispetto della legalità”.

La replica della presidente Stefania Proietti, pronunciata in Consiglio prima del voto, è un’articolata difesa dell’operato della giunta. Il tono è tecnico, istituzionale, ma la sostanza è un netto rigetto delle accuse.
“Non possiamo votare un atto che dice che noi abbiamo prassi contrarie alla norma, non è una mozione posta in termini di rispetto istituzionale”, ha esordito. Poi, ha snocciolato una serie di interventi e obiettivi: dalla “reingegnerizzazione” del sistema liste d’attesa allo sviluppo della telemedicina, dal potenziamento del fascicolo sanitario elettronico alle nuove 23 Case di Comunità che dovrebbero garantire la prossimità.
Sul punto cruciale, la presa in carico, la presidente è stata categorica: “La presa in carico avviene con un numero di registrazione e consente di tracciare il percorso. Questo avviene nel 100% dei casi”. Ammette che “una quota riceve un appuntamento oltre i tempi previsti”, ma assicura che le aziende sono al lavoro per recuperare i ritardi. Sulla territorialità, garantisce che il principio è rispettato e che la scelta di una struttura fuori bacino non fa perdere il posto in lista. “Il pieno e scrupoloso rispetto della normativa vigente in materia di presa in carico delle prescrizioni sanitarie, il corretto governo delle liste d'attesa, il riconoscimento del diritto del cittadino di poter ottenere la prestazione sanitaria nel rispetto del principio di prossimità territoriale, rappresentano dei punti fermi su cui questa amministrazione regionale è impegnata con tutte le forze dal suo insediamento”.

La partita, tuttavia, non si chiude in Consiglio regionale. Con l’annuncio della segnalazione al Ministero della Salute, la questione umbra rischia di trasformarsi da scontro politico locale in un caso di rilevanza nazionale, sullo sfondo delle già accese polemiche sull’attendibilità dei dati delle liste d’attesa.
Nelle scorse settimane, il ministro Schillaci ha denunciato "alcune Regioni" per alterazione dei dati sulle liste d'attesa senza nominarle esplicitamente, attribuendo la responsabilità ai direttori generali nominati dalle Regioni stesse. Ispezioni Nas hanno rilevato irregolarità nel 27% delle strutture controllate, con pratiche opache che ostacolano l'accesso alle cure.
Schillaci ha inviato lettere di richiamo alle Regioni e attivato controlli mirati con Nas sulla piattaforma Agenas per verificare anomalie. Non risultano elenchi pubblici di Regioni sanzionate, ma il monitoraggio nazionale continua per imporre rigore.