06 Feb, 2026 - 19:00

Lavoro femminile, i dati choc: solo il 57% di occupate, il 70% delle dimissioni è donna. La sfida parte dall'Umbria

Lavoro femminile, i dati choc: solo il 57% di occupate, il 70% delle dimissioni è donna. La sfida parte dall'Umbria

Un paese che fatica a trattenere il suo talento. Dove, tra le ultime centomila persone che hanno lasciato volontariamente il lavoro, settantamila sono donne. Mentre il tasso di occupazione femminile in Italia resta inchiodato al 57,4%, quasi dieci punti sotto quello maschile. Numeri che non sono solo statistiche, ma storie di carriere interrotte e opportunità negate. Da questa fotografia impietosa è partito oggi, a Perugia, il confronto sul tema più delicato per il futuro del lavoro. “Competitività significa Parità”: non uno slogan, ma l’asse portante del convegno che ha riunito, al centro congressi della Camera di Commercio dell'Umbria, istituzioni, consigliere di parità e imprenditori per tracciare una via d’uscita concreta.

La fotografia scattata nel convegno è quella di un’Italia ancora spaccata. Il divario di genere nell'occupazione resta un macigno di 9,4 punti percentuali. Il part-time involontario riguarda tre donne occupate su dieci, una cifra che sale a sei su dieci per le madri under 35. Segno di un sistema di welfare e di conciliazione che non regge il peso della cura familiare, scaricato ancora in larga misura sulle spalle delle donne. Il risultato è un esodo silenzioso dal mercato del lavoro, un costo economico e sociale che il paese non può più permettersi.

La risposta umbra: il progetto "Pagina" per la certificazione di parità

La risposta del territorio a questa sfida nazionale ha un nome preciso: "Pagina" – Parità di Genere in Azienda. Il progetto, promosso dalla consigliera di parità della Regione Umbria, Rosita Garzi, in collaborazione con la Regione e la Camera di Commercio dell’Umbria, con i fondi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, accompagna le imprese passo dopo passo verso la certificazione della parità di genere UNI/PdR 125:2022. Non un semplice bollino, ma un cambiamento culturale misurabile, che interviene su stipendi, opportunità di crescita, flessibilità e welfare. L’interesse delle aziende del territorio per il bando collegato è stato forte, a dimostrazione che la sensibilità cresce.

Ad aprire i lavori, il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha messo in chiaro i termini della questione. “La parità di genere in azienda e la sua certificazione sono un’ottima realtà normativa, ma richiedono ancora molto lavoro di implementazione”, ha detto. Oggi sono soprattutto le imprese femminili a percorrerla, mentre “le altre sono ancora meno coinvolte”. La convinzione, però, è che presto sarà chiaro a tutti che “la parità di genere significa maggiore competitività dell’impresa”. Per questo serve “una forte animazione” da parte di tutte le istituzioni, proprio ciò che il progetto Pagina si propone di fare.

Dati nazionali e obiettivi: la parità frena ancora la crescita

Collegata da remoto, l’assessora regionale alle politiche di parità, Simona Meloni, ha sottolineato il nodo cruciale: “Senza lavoro e indipendenza economica, non c’è parità reale”. Annunciando l’aggiornamento della legge regionale del 2015, ha ammesso che “la tutela del lavoro femminile è ancora poco centrata”, su cui si sta lavorando con Inps e Inail. La consigliera nazionale di parità supplente, Agnese Nadia Canevari, ha portato i dati aggiornati, dipingendo un quadro in chiaroscuro: “La disuguaglianza di genere continua a rallentare la crescita del Paese”, ma aumentano gli esempi virtuosi. La sfida, ora, è “ridefinire i modelli organizzativi di lavoro per rendere le imprese più giuste, più inclusive e più competitive”, anche grazie alle nuove regole sulla trasparenza retributiva e al contrasto al gender pay gap.

Rosita Garzi, entrando nel merito, ha snocciolato i meccanismi che ancora producono ingiustizia: “Gender pay gap, segregazione verticale e orizzontale, penalizzazione legata alla maternità: sono i principali fenomeni discriminanti che caratterizzano le organizzazioni in Italia”. La certificazione di parità, ha spiegato, non è solo una questione di equità, ma diventa un fattore di attrattività e produttività per le imprese che la perseguono.

Esperienze sul campo per raccontare le pari opportunità

La prova che il cambiamento è possibile arriva dalle esperienze sul campo. Elisa SeverinoHR manager di Tarkett Official a Terni, azienda già certificata, ha raccontato: “La nostra azienda ha una forte cultura delle certificazioni: ne abbiamo sette e abbiamo accolto subito anche quella di genere, perché la nostra organizzazione aveva già tutte le caratteristiche per ottenerla”.

Dagli interventi a distanza sono arrivate notizie incoraggianti. Gianluca Puliga, dirigente del Dipartimento per le Pari Opportunità, ha rivelato che l’Italia ha già superato di gran lunga l’obiettivo europeo: invece di 3.000 certificazioni previste per il 2026, il paese è già a 12.349 certificazioni di parità“Un risultato che possiamo definire un grande successo”, ha assicurato, ribadendo che “questo strumento resterà nel nostro sistema normativo anche dopo la fine del Pnrr”Tiziana Pompeivice segretario generale di Unioncamere, ha ricordato le radici profonde di questo impegno, dai primi Centri per l’Imprenditoria Femminile nati nel 1998.

A tirare le fila, il segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Federico Sisti, ha colto il senso della giornata: “Italia e Umbria vogliono fare un salito in avanti sulla parità di genere. Un salto da fare insieme, per una società più sostenibile e per aumentare la competitività delle imprese”. Un obiettivo che, dalle parole, ora deve diventare pratica quotidiana nelle aziende di tutta la regione.

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Federico Zacaglioni
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