08 Feb, 2026 - 18:00

La Repubblica di Cospaia: il microstato che nacque per errore tra Umbria e Toscana e visse 400 anni

La Repubblica di Cospaia: il microstato che nacque per errore tra Umbria e Toscana e visse 400 anni

Benvenuti nella libera Repubblica di Cospaia”. Con queste parole comincia il racconto di Daniele Bistoni, appassionato studioso della storia locale, per introdurre una delle pagine più incredibili della storia italiana: un minuscolo Stato indipendente che si autogovernò per quasi quattro secoli nell’alta Valtiberina, oggi frazione del Comune di San Giustino in provincia di Perugia, al confine con la Toscana e la città di Sansepolcro.

La Repubblica di Cospaia rappresenta un unicum storico: un territorio dimenticato dai trattati, nato per errore topografico e trasformato dagli abitanti di allora in una terra libera senza esercito e senza dazi, capace di mantenere la propria indipendenza per quasi 400 anni.

Un errore che cambiò la storia

Nel 1441, dopo l’annessione di Sansepolcro al dominio fiorentino, si rese necessario definire i confini tra la Repubblica di Firenze e lo Stato Pontificio. In maniera del tutto casuale, i tecnici incaricati scelsero un torrente chiamato “Rio” come linea di demarcazione, ma nella zona scorrevano due rii con lo stesso nome: il Rio Riascone e il Rio della Gorgaccia.

“Quelli di Firenze indicarono un Rio, quelli dello Stato Pontificio un altro. Così venne fuori l’errore topografico”, racconta Bistoni. E il risultato fu che Cospaia si trovò, di fatto, terra di nessuno: non più sotto la giurisdizione pontificia, né sotto quella fiorentina. Un vuoto giuridico che gli abitanti decisero di trasformare in libertà.

Una repubblica senza confini imposti

Così nacque la Repubblica di Cospaia, un microstato lungo circa due chilometri e mezzo e largo appena 500 metri, con una popolazione iniziale di poche decine di persone. In un’epoca in cui le corone, i regni e le signorie governavano con rigore, Cospaia scelse un modello diverso: nessun esercito, nessuna dogana, nessuna imposizione fiscale o tributo verso gli Stati confinanti.

All’interno di questo suo microcosmo, la sovranità non era affidata a un’autorità centralizzata: la popolazione si autogestiva mediante un Consiglio degli Anziani e dei Capi Famiglia, che si riuniva nella chiesa della Santissima Annunziata, soprannominata “del Gonfalone”. Qui, sulla facciata, è ancora visibile l’epigrafe “Perpetua et firma libertas”, unica legge scritta di questo singolare Paese.

Il tabacco: l’erba tornabuona e la prosperità

Una delle più note peculiarità della Repubblica fu la coltivazione del tabacco, che proprio qui iniziò a diffondersi in Italia nel XVI secolo. Notoriamente proibito in molte aree d’Europa, il tabacco veniva invece liberamente coltivato e commercializzato a Cospaia, che divenne così uno dei primi centri produttivi italiani. Questa coltivazione fu piano piano associata all’“erba tornabuona”, come venne chiamata localmente la pianta, e contribuì in maniera decisiva alla prosperità del minuscolo Stato.

La combinazione di esenzione da dazi, posizione strategica e libertà di commercio fece di Cospaia una sorta di zona franca, dove mercanti e contrabbandieri potevano transitare senza le usuali imposizioni fiscali.

Libertà senza esercito, connesse dispute legali

La Repubblica di Cospaia non aveva un esercito né carceri. “Se arrivavano le truppe del Granducato, chiedevano aiuto allo Stato Pontificio, e viceversa”, ricordava Bistoni, descrivendo com’era gestita la difesa della comunità. Per le controversie più complesse, anche di natura civile, i cospaiesi si rivolgevano ai tribunali più vicini, come quelli di Città di Castello o di Sansepolcro.

Questa insolita autonomia non solo sopravvisse alla confusione politica dell’epoca, ma resistette anche attraverso periodi turbolenti come il dominio napoleonico e i mutamenti istituzionali successivi al Congresso di Vienna.

La fine dell’indipendenza e l’eredità attuale

La Repubblica di Cospaia sopravvisse fino al 1826, quando non fu più tollerata né dallo Stato Pontificio né dal Granducato di Toscana. I due Stati decisero di spartirsi il territorio: a valle andarono i terreni fertili, mentre l’abitato e le anime delle famiglie furono annesse all’autorità pontificia.

Il giorno simbolico della fine dell’autonomia fu il 28 giugno 1826, quando monsignor Adriano Fieschi prese formalmente possesso del territorio, chiudendo poi a chiave le abitazioni come segno visibile della destinazione al nuovo dominio. Quattordici rappresentanti – dodici capifamiglia più parroco e curato – firmarono l’atto di sottomissione.

Un’eredità che vive oggi

Pur essendo cessata formalmente da oltre due secoli, la storia di Cospaia continua a vivere nella memoria e nella cultura locale. Ogni anno, l’ultimo fine settimana di maggio, a San Giustino si tiene una rievocazione storica che celebra l’antica esperienza repubblicana con eventi culturali, spettacoli e attività enogastronomiche.

Oltre alla coltivazione storica del tabacco, oggi Cospaia attira visitatori curiosi, scolaresche e turisti interessati a questo affascinante episodio di storia italiana: una storia di indipendenza, autogoverno e libertà senza confini imposti.

Cospaia nel cuore della Valtiberina

In pochi chilometri quadrati, tra Umbria e Toscana, la Repubblica di Cospaia rappresenta un simbolo di libertà e originalità storica: un microstato nato per un errore e sopravvissuto quasi quattrocento anni grazie alla tenacia dei suoi abitanti e alla scelta di vivere senza vincoli esterni.

Una vicenda che continua a stimolare interesse, studi e visite, confermando che, talvolta, la storia prende strade imprevedibili, lasciando un’eredità che va ben oltre la sua dimensione geografica.

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Mario Farneti
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