07 Jan, 2026 - 21:15

La giunta regionale giustifica la stangata fiscale e il centrodestra ironizza: ceto medio salvato dagli sgravi fiscali del Governo

 La giunta regionale giustifica la stangata fiscale e il centrodestra ironizza: ceto medio salvato dagli sgravi fiscali del Governo

La manovra fiscale comincia a pesare nelle buste paga e scatena la guerra politica. Mentre in tanti, tra dipendenti e pensionati, osservano con sconcerto il netto in calo, la Giunta regionale dell’Umbria guidata dalla presidente Stefania Proietti (con l’assessore al Bilancio Tommaso Bori in prima linea) prova a spegnere l’incendio con i numeri, sostenendo che per due contribuenti su tre l’effetto sarà neutro o positivo. Una rassicurazione che, però, non placa le polemiche. Anzi, fa da detonatore per un attacco frontale del centrodestra, che accusa l’esecutivo regionale di aver orchestrato una “stangata” sul ceto medio e di trattare i cittadini “da emeriti fessi”.

Il cuore del contendere è la rimodulazione dell’addizionale regionale Irpef, entrata in vigore con il bilancio 2024, i cui effetti si stanno materializzando ora nelle mensilità di gennaio. Per la prima fascia, fino a 28mila euro di reddito (dove la Regione stima risieda circa il 66,5% dei contribuenti), la Giunta prevede un calo dell’imposta. Porta ad esempio riduzioni annue che vanno dai 20 euro per 20mila euro di reddito fino ai 51 euro per 28mila euro. Un effetto determinato dalla combinazione della detassazione regionale e della riduzione di due punti dell’aliquota nazionale (dal 35% al 33% per lo scaglione 28-50mila euro) voluta dal ministro Giancarlo Giorgetti.

Il punto di frizione si sposta quindi sulla cosiddetta “fascia del ceto medio”, quella tra 28mila e 50mila euro, e sui redditi superiori. Qui, ammette la Regione, si registrano “modesti scostamenti” o incrementi. Per un reddito di 30mila euro, la stima è di +9 euro al mese; a 40mila, +4 euro; a 45mila, +1 euro. Oltre i 50mila euro, l’aumento diventa più consistente: +19 euro mensili a 55mila, fino a +81 euro per 100mila euro di reddito. La nota tecnica attribuisce eventuali “disallineamenti” percepiti a ritardi tecnici nei sistemi di elaborazione, promettendo conguagli una volta completati gli aggiornamenti.

La replica dell'opposizione: "Dichiarazioni imbarazzanti, cadono nel ridicolo"

È proprio questa cornice, il tentativo di bilanciare l'aumento regionale con il taglio nazionale, a scatenare la reazione furibonda dell’opposizione. Per il centrodestra, è l’ammissione stessa della necessità di un bilanciamento a suonare come una beffa. Il senatore Franco Zaffini di Fratelli d’Italia non usa mezzi termini: “Pataccari che pretendono di ‘governare’ una Regione come l’Umbria!”. Ma è la citazione di una frase del comunicato regionale a diventare il bersaglio principale.

Enrico Melasecche, consigliere regionale della Lega, tuona contro l’affermazione contenuta nella nota della Regione, secondo cui “in fondo l’aumento dell’Irpef regionale, tenuto conto della riduzione dell’Irpef nazionale voluta dal ministro Giorgetti, è sopportabile”. Per Melasecche, sostenere questo “li fa cadere nel ridicolo”. Il consigliere leghista prosegue, in un crescendo di durezza: “La Proietti e il suo fido scudiero Bori che hanno voluto in prima linea questa manovra ma anche tutto il resto di questa giunta dovrebbero veramente vergognarsi. Sono convinti che tutti gli umbri siano degli emeriti fessi”. Per Melasecche, si tratta di “mancanza di rispetto” e di un'offesa alla democrazia portata avanti con “strumentalità volgare”.

All’attacco si unisce anche Marco Regni, noto comunicatore pubblico umbro, che su Facebook definisce la nota stampa della Regione “imbarazzante”. La sua sintesi è tagliente: “In sostanza dice: caro ceto medio umbro l'addizionale regionale vi massacra ma grazie alla riduzione Irpef del governo nazionale in fondo l'Irpef complessiva vi aumenta di poco”.

Il nodo tecnico e lo scontro politico: la sfida della comunicazione

La vicenda trascende il mero tecnicismo fiscale e si impianta nel terreno scivoloso della percezione e della comunicazione politica. Da una parte, la Giunta Proietti cerca di ancorare il dibattito ai dati puri, enumerando percentuali di contribuenti e simulazioni al millesimo di euro, nella speranza di arginare lo scontento con la forza degli algoritmi. Dall’altra, l’opposizione cavalca l’onda emotiva del “portafoglio più leggero”, trasformando ogni euro di aumento, per quanto “modesto” secondo le stime regionali, in un simbolo di cattiva amministrazione e distanza dai cittadini.

Il rischio per l’esecutivo è che la spiegazione razionale, per quanto dettagliata, soccomba di fronte alla realtà immediata della busta paga sgonfiata. La promessa dei conguagli futuri suona lontana, mentre l’aggravio, seppur contenuto per molte fasce, è presente e tangibile oggi. La tensione è destinata a salire. Le prossime buste paga, l’effettiva applicazione dei conguagli e la reazione delle categorie economiche - anch’esse sotto pressione-– disegneranno il vero impatto della manovra. Intanto, la politica umbra gioca una partita decisiva sul campo del gettito, dove ogni dichiarazione rischia di alimentare la sfiducia o, al contrario, di essere spazzata via dalla concretezza dei conti di fine mese. La strada per uscire dalla “ridda di polemiche” appare ancora in salita, e il termine “sopportabile” usato dalla Regione risuona come una provocazione in un dibattito che ormai ha superato i confini delle aule consiliari per entrare nelle case e nei luoghi di lavoro.

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Federico Zacaglioni
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