Nel volley moderno, l'affidabilità non è una questione di carta d'identità. Esistono atlete che sembrano possedere il controllo totale della situazione anche quando la palla scotta e la pressione del palazzetto sale, indipendentemente dall'anno di nascita riportato sui documenti. È esattamente il caso di Stefania Recchia, libero classe 2005, che ha scelto di legare ancora una volta il proprio destino sportivo a quello della Bartoccini MC Restauri Perugia. Una conferma che non rappresenta solo una mossa strategica di mercato, ma un segnale di continuità per un ambiente che ha un disperato bisogno di certezze dopo un’annata sportiva complicata e avara di soddisfazioni.
La giovane pugliese è diventata in breve tempo un pilastro imprescindibile delle Black Angels. I numeri, d'altronde, non mentono mai: la sua precisione in ricezione e la straordinaria reattività in difesa l’hanno resa un riferimento costante nelle rotazioni della squadra, una garanzia anche nei momenti in cui il pallone sembrava pesare come un macigno. Ma oltre alla pura tecnica, a convincere definitivamente la società umbra è stata la personalità di una ragazza che ha saputo reggere l’urto di una categoria difficile come la Serie A1 con una maturità fuori dal comune per la sua età.
Per Stefania, restare a Perugia è stata prima di tutto una scelta di cuore, maturata in un ambiente che l'ha adottata e coccolata fin dal primo giorno. “Sono felicissima di rimanere qui -ha spiegato Recchia ai canali ufficiali del club-. Mi sento molto legata a Perugia: mi sono trovata benissimo con la città, con i tifosi e con tutto l’ambiente. Qui mi sono sempre sentita a casa”. Nonostante la dolorosa retrocessione, il progetto di rilancio del club ha saputo toccare le corde giuste: "Sono stata conquistata anche dagli intendimenti della società. Ho visto tanta voglia nella dirigenza di ripartire e di costruire una squadra competitiva per tornare subito in Serie A1. Questo mi ha dato molta fiducia".
Il ricordo della stagione appena conclusa però, brucia ancora come una ferita aperta. Stefania non si nasconde dietro frasi fatte, consapevole che le aspettative iniziali erano ben diverse. “Mi dispiace molto per quello che è successo, non era nei nostri pensieri. Purtroppo è andata così”, confessa con estrema onestà. Eppure, proprio nel momento sportivamente più buio, è scattata una scintilla speciale con il pubblico perugino, che ha saputo apprezzare l'impegno costante della ragazza.
La nuova avventura ripartirà da alcuni punti fermi, sia in campo che in panchina. Uno di questi è Alessia Fiesoli, capitano e punto di riferimento con cui Stefania ha costruito un rapporto che va ben oltre il rettangolo di gioco. La loro intesa sarà fondamentale per ricostruire lo spogliatoio e accogliere i nuovi innesti. Fondamentale sarà anche il feeling con coach Stefano Micoli, con il quale il lavoro è appena iniziato ma promette già grandi margini di miglioramento tattico.
Ma da dove nasce la passione di Stefania per la difesa? La risposta risiede in un aneddoto d'infanzia quasi poetico. Mentre molte bambine sognano di schiacciare e prendersi gli applausi per il punto decisivo, lei era attratta dalla "diversità" cromatica: “Da piccola ero affascinata dal fatto che il libero avesse una maglia diversa dalle altre. Dicevo sempre a mia madre che volevo fare quel ruolo proprio perché si distingueva”.
Oggi quel sogno cromatico è diventato una professione, alimentata dallo studio costante dei grandi maestri del ruolo. Curiosamente, le sue fonti d'ispirazione arrivano spesso dal settore maschile, dove la velocità di esecuzione richiede riflessi fuori dal comune. “Guardo molto Jenia Grebennikov per come legge le situazioni, ma ho anche un bellissimo rapporto con Massimo Colaci. Vederlo dal vivo a Perugia quest'anno mi ha impressionata moltissimo”. Giovane, determinata e con le idee chiare: la rinascita delle Black Angels ha ufficialmente trovato mani sicure.