Per tutti quelli che da settimane e mesi sostengono che il nuovo Piano sanitario regionale risolverà con una bacchetta magica i tanti temi aperti nella sanità, arriva invece - dopo il nuovo ospedale di Terni - un altro caso bomba che deflagra sul terreno della politica e della gestione dei territori. Esplode infatti il caso del possibile accorpamento delle sedi USL in un'unica agenzia regionale. La Regione Umbria - ipotesi finora mai ufficialmente smentita - preparebbe una ASL unica regionale, con sede a Foligno, accorpando le due attuali (Perugia e Terni).E con un intero territorio, quello ternano già provato da partite delicatissime come il nuovo ospedale, che rischierebbe di essere ridotto a una filiale senza più peso né voce.
E così il caso deflagra: da una parte i vertici provinciali e comunali del Partito Democratico, Leopoldo Di Girolamo e Carlo Emanuele Trappolino, che chiedono a gran voce un confronto urgente nel partito e mettono in dubbio la fondatezza stessa del progetto. Dall’altra il capogruppo della Lega, Enrico Melasecche, che parla senza mezzi termini di “ennesimo schiaffo a Terni” e annuncia un’interrogazione immediata. E arriva a evocare, se lo svuotamento dovesse proseguire, persino uno strumento di rottura costituzionale: il referendum per il passaggio in blocco al Lazio.

A dare la scossa per primo, con una nota congiunta, è stato il vertice democratico di Terni. Di Girolamo, segretario comunale, e Trappolino, segretario provinciale, non hanno voluto attendere gli annunci ufficiali. Hanno colto le indiscrezioni della stampa e le hanno trasformate in una richiesta netta: basta con le scelte calate dall’alto. “L’adesione alle scelte matura nella partecipazione e nel confronto”, scrivono. “Perché una decisione, per essere davvero condivisa, ha bisogno di radici comuni e di crescere nel dialogo. Senza partecipazione e confronto non c’è responsabilità collettiva e si rischiano scelte poco comprensibili e conflitti irriducibili”.
I due esponenti democratici, però, non si limitano a rivendicare un metodo. Entrano nel merito e gettano più di un’ombra sulla proposta della Asl unica. La definiscono, con cautela ma con chiarezza, una notizia probabilmente priva di fondamento. E spiegano il perché. Primo: “un progetto simile non fa parte dei programmi e dei progetti condivisi con cui ci siamo presentati alle elezioni”. Secondo: le esperienze di altre regioni che hanno tentato la strada dell’accorpamento hanno dovuto introdurre “sostanziali correttivi in ragione di esiti incerti, che hanno manifestato profili di disfunzionalità, diseconomie ed inefficienza dei servizi”. Terzo: l’operazione arriverebbe “in un sistema ancora in sofferenza”, proprio mentre cominciano a vedersi i primi frutti delle misure di rafforzamento volute dalla giunta Proietti.

Di Girolamo e Trappolino, insomma, provano a tenere insieme la fedeltà alla maggioranza di centrosinistra e la difesa del proprio territorio. Ma la richiesta finale è inequivocabile: che il Pd Umbria si faccia carico “da subito di un doveroso e urgente confronto sul futuro della sanità regionale”. Perché la politica, sottolineano, “non si fa solo per delega, ma ha bisogno di nutrirsi di momenti di analisi, elaborazione e partecipazione”. E annunciano già il lavoro su un documento provinciale e cittadino, con l’ambizione di ospitare a Terni un dibattito regionale per “condividere le scelte”.
Se i democratici ternani provano a giocare la partita dentro la maggioranza, l’opposizione leghista sceglie la via della rottura frontale. Ed è Enrico Melasecche, capogruppo della Lega in Regione, a portare il conflitto su un piano di durissima contrapposizione politica e territoriale. “Nel nuovo Piano sanitario regionale si nasconde l’ennesimo schiaffo a Terni da parte della sinistra”, attacca. “Davvero si vuole togliere la sede dell’Usl dalla città per accentrarla a Foligno? Sarebbe un colpo durissimo non solo sul piano sanitario, ma anche economico, occupazionale e istituzionale”.
Melasecche non usa giri di parole. Parla di una “strategia precisa”: togliere a Terni uffici, servizi, funzioni e potere decisionale. E denuncia un clima di “centralismo democratico” che avrebbe già impoverito il territorio per decenni. L’esponente leghista annuncia un’interrogazione urgente alla presidente Proietti per fare luce sulla vicenda. Ma la minaccia più clamorosa è un’altra. “Se questo continuo processo di smantellamento non verrà fermato”, avverte, “occorrerà valutare seriamente anche gli strumenti previsti dalla Costituzione, incluso un referendum per il passaggio in blocco al Lazio”.
E per dare peso alle parole, Melasecche snocciola dati e accuse: dei 250 milioni di aumento della pressione fiscale, almeno 62 sarebbero a carico dei cittadini ternani. E la sensazione, spiega, è che quei soldi servano a finanziare proprio il trasferimento della sede legale della Usl Umbria 2 lontano da Terni. “Le bozze del Piano sanitario circolavano in modo carbonaro, tenute nascoste persino ai consiglieri. Ora è chiaro perché: contengono scelte inaccettabili, che non avrebbero mai potuto essere difese pubblicamente”.
Non manca una stoccata finale sul fronte del nuovo ospedale: “Solo silenzio e rinvii, a fine anno non sapremo ancora né dove né come né quando verrà realizzato. Un mistero che preannuncia l’ennesimo inganno”. La proposta di Melasecche è un tavolo permanente mensile per la “vertenza Terni”. E l’avvertimento è secco: “Dovranno passare sui nostri corpi. Non accetteremo che Terni venga trattata come uno scarto. A mali estremi, estremi rimedi”.