09 Jun, 2026 - 16:30

Infermiera aggredita al Pronto Soccorso di Assisi, denunciato un giovane

Infermiera aggredita al Pronto Soccorso di Assisi, denunciato un giovane

E’ un ventiquattrenne italiano, l’uomo denunciato per lesioni personali dopo aver colpito al volto con un calcio un'operatrice sanitaria del pronto soccorso di Assisi. La follia è esplosa improvvisamente nei locali del nosocomio umbro durante le normali attività di assistenza. Il giovane paziente, per motivi ancora da chiarire, ha reagito con brutale violenza scagliandosi contro la professionista colpendola duramente al viso.

L'allarme al Numero Unico di Emergenza ha fatto scattare l'intervento immediato delle volanti della Polizia di Stato. Giunti sul posto, gli agenti del commissariato di Assisi hanno bloccato il giovane e avviato i primi accertamenti per ricostruire la dinamica dell'aggressione. I poliziotti hanno raccolto la drammatica testimonianza della vittima, visibilmente scossa, e del personale medico presente, rimasto sotto shock per l'accaduto. Successivamente dunque, le forze dell'ordine hanno formalizzato il deferimento all'autorità giudiziaria per il ventiquattrenne. L'episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulla scia di violenza e sui crescenti rischi a cui è esposto il personale sanitario nei presidi d'emergenza del territorio.

"La donna -si legge in una nota diffusa dalla Questura- ha riportato lesioni personali giudicate guaribili in 10 giorni. Sull'episodio era intervenuto anche l'Ordine delle professioni infermieristiche di Perugia, esprimendo "piena vicinanza e solidarietà alla collega". Parlando di "un fatto grave che colpisce professionisti impegnati quotidianamente nel garantire assistenza, cura e sicurezza ai cittadini, spesso operando in contesti ad alta complessità clinica ed emotiva".

Infermiera aggredita ad Assisi, il fatto alcuni giorni fa

L’aggressione verso un’infermiera al pronto soccorso dell'ospedale di Assisi, è accaduta  alcuni giorni fa e a darne notizia in segno di solidarietà e vicinanza è stato l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia. “L’episodio -scrive l'Ordine- avvenuto durante l’assistenza ad un giovane paziente accompagnato in ospedale per uno stato di agitazione, ha provocato conseguenze importanti per la professionista coinvolta, alla quale sono stati riconosciuti 30 giorni di prognosi a seguito delle lesioni riportate durante l’aggressione”. 

 "Ancora una volta -continua la nota- ci troviamo di fronte ad un fatto grave che colpisce professionisti impegnati quotidianamente nel garantire assistenza, cura e sicurezza ai cittadini, spesso operando in contesti ad alta complessità clinica ed emotiva. Non possiamo permetterci di considerare normali episodi di questo tipo -ha dichiarato il Presidente di Opi Perugia, Nicola Volpi-. Ogni aggressione nei confronti di un professionista sanitario rappresenta una ferita per tutto il sistema salute e per l’intera comunità. Gli infermieri entrano ogni giorno in contatto con situazioni delicate, fragili e spesso imprevedibili, ma nessuno dovrebbe rischiare la propria incolumità mentre svolge il proprio lavoro”. 

Aggressioni ai sanitari, situazione preoccupante nei pronto soccorso umbri

"In Umbria -prosegue il comunicato- gli infermieri rappresentano la categoria professionale maggiormente esposta alle aggressioni e non possiamo continuare a commentare questi episodi soltanto dopo che si sono verificati. Ogni episodio di violenza lascia conseguenze fisiche, psicologiche e professionali importanti sugli operatori coinvolti. Per questo chiediamo che il contrasto alla violenza nei confronti degli operatori sanitari diventi una priorità concreta e immediatamente verificabile. Negli ultimi mesi erano state annunciate dalla Regione misure di rafforzamento della sicurezza nei servizi più esposti, in particolare nei Pronto Soccorso, insieme a sistemi di allerta rapida e strumenti di prevenzione. Oggi chiediamo che questi impegni trovino piena applicazione in tutte le strutture sanitarie regionali, a partire dall’installazione di pulsanti antiaggressione e sistemi di allarme nei contesti maggiormente a rischio, dal rafforzamento dei collegamenti operativi con le forze dell'ordine e dall’adozione di procedure uniformi su tutto il territorio regionale. E' altrettanto fondamentale sviluppare una maggiore cultura della responsabilità collettiva. Chi accompagna persone in condizioni potenzialmente critiche deve collaborare con il personale sanitario e fornire tutte le informazioni utili affinché gli operatori possano intervenire nelle condizioni di massima sicurezza possibile”. 

 

 

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Emanuele Giacometti
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