Un pomeriggio di metà agosto che poteva trasformarsi in tragedia per l’ambiente e la sicurezza pubblica è stato tenuto sotto controllo grazie a un intervento tempestivo e coordinato. Nel pomeriggio di ieri, 14 agosto, un fulmine ha innescato un vasto incendio boschivo nella località Caso, nel comune di Sant’Anatolia di Narco. Le fiamme, sospinte dal vento, si sono propagate rapidamente lungo il versante sud-ovest del Monte Coscerno, minacciando un’ampia porzione di bosco.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo è divampato in un’area impervia, rendendo difficile il lavoro delle squadre a terra e richiedendo fin da subito il supporto di mezzi aerei. Alle 9:30 di questa mattina, il fronte delle fiamme si estendeva per circa un chilometro, mettendo a rischio la vegetazione e la fauna selvatica.
La gestione dell’emergenza è stata affidata al Direttore delle Operazioni di Spegnimento (DOS), che ha coordinato un intervento su più livelli. In volo sono entrati in azione due Canadair, il CAN 31 e il CAN 20, che hanno effettuato numerosi lanci d’acqua per contenere le fiamme dall’alto. Nel primo pomeriggio, la complessità delle operazioni ha richiesto anche l’impiego dell’elicottero S64 “Cocis”, uno dei più potenti velivoli antincendio disponibili in Italia.
Sul terreno, quattro squadre dell’AgFor hanno operato senza sosta per presidiare il perimetro dell’incendio e avviare le operazioni di bonifica delle aree già spente, con l’obiettivo di evitare riaccensioni. Alle 16 di oggi, le autorità hanno dichiarato sotto controllo il rogo, scongiurando il pericolo di ulteriori propagazioni. Il monitoraggio proseguirà anche nelle prossime ore, poiché il vento e le alte temperature possono far riprendere i focolai.
L’episodio di Sant’Anatolia di Narco si inserisce in un contesto di crescente emergenza incendi in Umbria, dove le alte temperature e la siccità estiva stanno rendendo più vulnerabili i boschi e le aree rurali. Nella giornata di ieri, a Todi, i Carabinieri hanno arrestato un uomo di 45 anni con l’accusa di incendio boschivo doloso.
Il sospettato è stato sorpreso lungo la Strada Provinciale 380, in località Ponte Martino, mentre appiccava il fuoco a sterpaglie utilizzando accendini e fogli di carta. In pochi minuti, il rogo si è esteso per circa 50 metri, minacciando anche un’abitazione vicina. Il pronto intervento dei militari della Sezione Radiomobile e dei Vigili del Fuoco di Todi ha impedito che le fiamme si propagassero ulteriormente.
Le indagini hanno rivelato che l’uomo sarebbe il responsabile di dodici incendi registrati nelle ultime settimane nella stessa zona. L’arresto è stato convalidato dal giudice, che ha disposto i domiciliari con braccialetto elettronico.
Un incendio boschivo doloso si verifica quando le fiamme vengono appiccate volontariamente, con l’intenzione di distruggere o danneggiare un’area boschiva. Si tratta di un reato grave, punito dal Codice Penale italiano con pene che possono arrivare fino a 10 anni di reclusione, e che comporta un danno ambientale ingente: perdita di biodiversità, erosione del suolo, distruzione di habitat e aumento del rischio idrogeologico..
Nell’emergenza di Sant’Anatolia di Narco, come in molti altri incendi boschivi in Italia, i Canadair hanno avuto un ruolo decisivo. Questi velivoli, riconoscibili per la loro livrea gialla e rossa, sono progettati specificamente per il contrasto agli incendi dall’alto.
Ogni Canadair può imbarcare fino a 6.140 litri di acqua in soli 12 secondi, effettuando il rifornimento direttamente da laghi o tratti di mare. Una volta caricata, l’acqua può essere sganciata sulle fiamme con estrema precisione, grazie a sistemi di puntamento avanzati e alla grande esperienza dei piloti. L’efficacia del loro intervento è massima soprattutto nelle prime fasi di un incendio, quando la rapidità d’azione può fare la differenza tra un rogo circoscritto e una catastrofe ambientale.
Il coordinamento con le squadre a terra è fondamentale: mentre i Canadair abbattono le fiamme e abbassano le temperature dell’area colpita, i vigili del fuoco e le squadre forestali intervengono per spegnere i focolai residui e mettere in sicurezza il perimetro. Questa sinergia è stata evidente nell’operazione sul Monte Coscerno, dove la combinazione di attacchi aerei e manovre a terra ha permesso di contenere il fronte del fuoco in poche ore.
Oltre ai Canadair, in situazioni complesse vengono impiegati elicotteri speciali come l’S64 “Cocis”, dotato di un serbatoio da 9.500 litri. Questo tipo di mezzo è particolarmente utile per operare in zone montuose o di difficile accesso, dove i Canadair potrebbero avere margini di manovra più ridotti.
Negli ultimi anni, tuttavia, la disponibilità di Canadair in Italia è stata al centro di un dibattito: la flotta nazionale non è numericamente sufficiente a coprire tutte le emergenze contemporanee, soprattutto durante le ondate di calore che colpiscono più regioni nello stesso momento. Per questo, in alcune situazioni, l’Italia ha dovuto chiedere il supporto di velivoli provenienti da altri Paesi europei attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea.