26 Mar, 2026 - 16:02

In Umbria nasce un mangime brevettato per il benessere degli animali e la sostenibilità ambientale

In Umbria nasce un mangime brevettato per il benessere degli animali e la sostenibilità ambientale

Un percorso lungo, strutturato e costruito nel tempo che oggi arriva a un passaggio chiave: il riconoscimento ufficiale di un brevetto internazionale destinato a incidere sul benessere animale attraverso l’alimentazione. È quello sviluppato dalla Grigi Nuovo Molino di Assisi, azienda umbra attiva da oltre settant’anni nella produzione di mangimi per la zootecnia, che ha portato a compimento un progetto di ricerca durato circa quindici anni e ora entrato nella fase operativa della sperimentazione.

L'innovazione riguarda un procedimento specifico per la produzione di mangimi in grado di migliorare le condizioni di salute degli animali, con effetti che, secondo le prime evidenze, si estendono anche alla qualità delle produzioni e all’impatto ambientale degli allevamenti. I primi test sono stati avviati sulle galline ovaiole, segnando l’inizio di una fase decisiva per la validazione scientifica e applicativa del brevetto.

Un risultato che nasce da un lungo lavoro di ricerca

Il brevetto rappresenta il punto di arrivo di un’attività di studio e sviluppo portata avanti nel tempo con continuità, che ha visto il coinvolgimento non solo dello staff tecnico aziendale, ma anche di figure accademiche e centri di ricerca. La procedura, avviata con il deposito nel dicembre del 2024, si è conclusa nei mesi scorsi, conferendo al progetto una dimensione ufficiale e riconosciuta a livello internazionale.

A sottolinearne il valore è Luciano Grigi, tra i titolari dell’azienda, che evidenzia il carattere collettivo e scientifico dell’iniziativa: "Un lavoro che stiamo pubblicando insieme ai professori Castellini, Graziano e Carlo Clerici, umbri, e Kenneth David Reginald Setchell dell'Università di Cincinnati" ha spiegato. "Lo abbiamo brevettato nel dicembre del 2024 - ha aggiunto - e la procedura si è ufficialmente conclusa nei mesi scorsi. È un brevetto mondiale realizzato grazie ad un lavoro di équipe che ha coinvolto anche il nostro staff tecnico. Permette a tutti gli animali di stare meglio e il loro benessere è uno dei punti di forza". Parole che restituiscono la portata del progetto, collocandolo all’interno di una rete di collaborazione tra impresa e mondo accademico, con una prospettiva che supera i confini regionali.

Il ruolo degli isoflavoni: il cuore dell’innovazione

Alla base del brevetto c’è l’utilizzo degli isoflavoni, composti di origine vegetale già noti per le loro proprietà benefiche. Il procedimento sviluppato dalla Grigi punta a rendere queste sostanze più facilmente assimilabili dagli animali, così da potenziarne l’efficacia sul piano biologico.

Gli isoflavoni sono infatti riconosciuti per le loro proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e immunomodulanti, oltre che per il contributo alla riduzione del colesterolo e al mantenimento della salute delle ossa. La sfida affrontata dal progetto è stata quella di integrarli in modo funzionale nella dieta animale, migliorandone la biodisponibilità.

Secondo quanto emerge dalle prime osservazioni, questa soluzione consentirebbe di intervenire in maniera significativa su diversi aspetti del benessere animale, rendendo la nutrizione uno strumento centrale nella gestione degli allevamenti.

Dalla teoria alla pratica: una filiera produttiva dedicata

Uno degli elementi distintivi del progetto è la costruzione di una filiera produttiva dedicata, sviluppata direttamente all’interno dell’azienda. Per produrre i mangimi secondo i criteri previsti dal brevetto, la Grigi ha infatti realizzato anche impianti specifici, progettati per garantire il controllo dell’intero processo.

La lavorazione parte da una miscela selezionata di legumi e cereali, che viene trasformata attraverso un percorso tecnico complesso fino ad arrivare a un prodotto finale studiato per favorire il benessere animale. Una scelta che consente all’azienda di mantenere un elevato livello di qualità e di coerenza con i principi alla base del brevetto.

Sperimentazione in corso e primi riscontri

Con il riconoscimento ufficiale, il progetto è entrato nella fase della sperimentazione sul campo. Le prime prove, condotte sulle galline ovaiole, stanno fornendo indicazioni ritenute positive dall’azienda, sia sul piano sanitario sia su quello produttivo.

"I dati - ha annunciato Luciano Grigi - ci danno ragione al 100 per cento. Questo nuovo alimento, arricchito con isoflavoni agliconi, permette di migliorare, ad esempio, la produzione e la qualità di uova e il benessere generale delle galline migliorando la funzione riproduttiva, la salute delle ossa, la risposta immunitaria e la vitalità generale. Ma consente anche di ridurre le emissioni di gas serra da parte degli animali, in particolare dai ruminanti erbivori negli allevamenti intensivi, sostenendo una migliore qualità dell'ambiente".

Un aspetto, quello ambientale, che amplia ulteriormente il raggio d’azione del progetto, inserendolo nel dibattito più ampio sulla sostenibilità della zootecnia.

Tra benessere animale e sostenibilità ambientale

Il progetto si colloca infatti in una prospettiva che intreccia salute animale, qualità delle produzioni e impatto ambientale. In un contesto in cui il settore zootecnico è sempre più chiamato a rispondere a criteri di sostenibilità, l’innovazione nei mangimi rappresenta una leva strategica. La possibilità di ridurre le emissioni di gas serra, migliorando al contempo le condizioni degli animali e la qualità dei prodotti, apre scenari di interesse non solo per gli operatori del settore, ma anche per le politiche agricole e ambientali.

Un progetto che rafforza il ruolo dell’Umbria nella ricerca applicata

Il risultato raggiunto dalla Grigi Nuovo Molino di Assisi contribuisce a rafforzare il ruolo dell’Umbria come territorio capace di esprimere esperienze di ricerca applicata di alto livello. Un modello in cui l’innovazione nasce dall’incontro tra tradizione produttiva e competenze scientifiche, generando soluzioni concrete per il futuro.

Con la sperimentazione in corso e i primi dati disponibili, il percorso entra ora nella sua fase più delicata: quella della verifica su larga scala e dell’eventuale diffusione del modello. Un passaggio che potrebbe aprire nuove prospettive per il settore dei mangimi e, più in generale, per l’intero comparto zootecnico.

In questo scenario, il brevetto rappresenta non solo un traguardo, ma anche un punto di partenza: la base su cui costruire un’evoluzione del sistema produttivo orientata a coniugare innovazione, benessere animale e sostenibilità.

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Francesco Mastrodicasa
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