17 Mar, 2026 - 15:33

Sanità territoriale, Gimbe: in Umbria carenza contenuta di medici di famiglia ma persistono criticità legate a calo e ricambio

Sanità territoriale, Gimbe: in Umbria carenza contenuta di medici di famiglia ma persistono criticità legate a calo e ricambio

È una carenza contenuta, ma non priva di criticità prospettiche, quella che riguarda i medici di medicina generale in Umbria. A evidenziarlo è l’analisi nazionale condotta dalla Fondazione Gimbe, che fotografa al 1° gennaio 2025 una mancanza di 12 medici rispetto al cosiddetto “rapporto ottimale”, fissato in un professionista ogni 1.200 assistiti.

Un dato che, se letto isolatamente, potrebbe apparire marginale, ma che si inserisce in un quadro più articolato fatto di dinamiche demografiche, calo progressivo dei professionisti e necessità di garantire continuità assistenziale sul territorio.

Carico assistenziale sotto la media nazionale

Secondo i dati elaborati dalla Fondazione, il numero medio di assistiti per ciascun medico di famiglia in Umbria si attesta a 1.223 pazienti, un valore inferiore rispetto alla media nazionale pari a 1.383. Un indicatore che, almeno sulla carta, restituisce l’immagine di una pressione assistenziale più sostenibile rispetto ad altre regioni italiane, dove il numero di pazienti per medico risulta sensibilmente più elevato.

Tuttavia, sottolinea Gimbe, il dato medio non basta a descrivere in modo completo la situazione: persistono infatti differenze territoriali e criticità legate alla distribuzione dei medici, soprattutto nelle aree più periferiche e meno servite.

Il calo dei medici negli ultimi anni

Uno degli elementi più rilevanti messi in evidenza dall’analisi riguarda la contrazione del numero di medici di medicina generale registrata negli ultimi anni. Tra il 2019 e il 2024, infatti, in Umbria si è verificata una riduzione del 17,6% dei medici di famiglia, un calo superiore alla media nazionale, che nello stesso periodo si è fermata al 14,1%.

Un trend che riflette una dinamica diffusa a livello nazionale ma che, nel contesto regionale, assume particolare rilievo alla luce delle dimensioni contenute del sistema sanitario umbro e della necessità di garantire una copertura capillare del territorio.

Pensionamenti: il nodo dei prossimi anni

A incidere sul futuro della medicina generale in regione è soprattutto il tema del ricambio generazionale. Secondo le stime della Fondazione Gimbe, entro il 2028 116 medici di medicina generale raggiungeranno l’età pensionabile dei 70 anni.

Un dato che impone una pianificazione attenta e tempestiva, per evitare che la carenza attuale - oggi limitata - possa trasformarsi in una criticità strutturale nei prossimi anni.

Il rischio, in assenza di un adeguato turnover, è quello di un progressivo aumento del carico assistenziale sui medici in attività, con possibili ripercussioni sulla qualità del servizio e sull’accessibilità delle cure per i cittadini.

Formazione e accesso: segnali incoraggianti

Oltre alle criticità emerse, l’analisi evidenzia anche segnali positivi sul fronte della formazione. Nel 2025, infatti, i partecipanti al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in medicina generale in Umbria hanno superato i posti disponibili. 

Nel dettaglio, si registra un +11 candidati (+32%) rispetto alle borse finanziate, un dato superiore alla media nazionale, pari al +26%.

Un segnale di interesse crescente verso la professione, che tuttavia - evidenziano gli osservatori - dovrà tradursi in una reale capacità di trattenere i professionisti sul territorio, attraverso condizioni di lavoro attrattive e modelli organizzativi efficienti.

Le criticità normative e organizzative

Nel suo report, la Fondazione Gimbe ha inoltre analizzato le “dinamiche e criticità” delle norme che regolano l’inserimento dei medici di medicina generale nel Servizio sanitario nazionale. Tra i principali nodi evidenziati figurano la rigidità dei meccanismi di accesso, i tempi di formazione e la necessità di aggiornare l’organizzazione della medicina territoriale per renderla più rispondente ai bisogni attuali della popolazione.

In questo contesto, la programmazione regionale e nazionale assume un ruolo strategico per garantire un equilibrio tra domanda e offerta di assistenza primaria.

Verso una nuova organizzazione della medicina territoriale

Il quadro delineato dall'analisi richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare la medicina territoriale, considerata uno dei pilastri del sistema sanitario.

Tra le possibili direttrici di intervento figurano il potenziamento delle forme associative tra medici, lo sviluppo delle Case della comunità, l’integrazione con i servizi specialistici e l’utilizzo di strumenti digitali per migliorare l’accesso e la gestione dei pazienti.

In Umbria, regione dove il rapporto edico-assistiti resta ancora sotto controllo, la sfida sarà quella di anticipare le criticità, investendo in modo mirato sul ricambio generazionale e sull’innovazione organizzativa.

Un equilibrio da consolidare

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una regione che, pur non presentando una carenza strutturale immediata, si trova di fronte a un passaggio delicato. Il dato dei 12 medici mancanti rappresenta oggi un indicatore contenuto, ma i trend demografici e professionali impongono una visione di medio-lungo periodo.

Garantire continuità assistenziale, equità territoriale e qualità delle cure sarà la sfida dei prossimi anni, in un contesto in cui la medicina generale continua a rappresentare il primo punto di riferimento per i cittadini e un presidio fondamentale del sistema sanitario pubblico.

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Francesco Mastrodicasa
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