24 Jan, 2026 - 12:00

Imprese in Umbria, nel 2025 cresce il numero ma il motore arranca: Terni supera Perugia, crolla il commercio

Imprese in Umbria, nel 2025 cresce il numero ma il motore arranca: Terni supera Perugia, crolla il commercio

Un passo avanti, ma troppo corto e lento. L’Umbria torna ad accrescere il suo tessuto imprenditoriale nel 2025, dopo la battuta d’arresto dell’anno precedente, ma lo fa con una timidezza che allarga la distanza dal resto del Paese. Il segno è positivo: 273 aziende in più, un +0,3%. Ma il dato nazionale viaggia a un ritmo triplo, al +0,96%. È la fotografia, nitida e senza sconti, scattata dal report Movimprese di Infocamere su dati della Camera di Commercio dell’Umbria. La ripresa c’è, ma è fragile e a due velocità: la provincia di Terni (+0,35%) supera quella di Perugia (+0,28%). A pesare sul bilancio, il tracollo del commercio, che in dodici mesi perde 462 attività. Unica nota di vigore arriva dai servizi avanzati, segnale di una possibile via all’innovazione che fatica, tuttavia, a diventare traino.

L’Umbria non decolla: il gap con l’Italia si allarga

numeri del 2025 chiudono un anno in negativo per la regione, ma non bastano a rasserenare. Con un +0,3%, l’Umbria si piazza al 14° posto nella classifica nazionale per crescita delle imprese. Nel Centro Italia, performa meglio solo delle Marche (+0,27%), ma resta distante dalla Toscana (+0,43%) e soprattutto dal Lazio che, trainato dalla capitale, vola a +2,08%. Il totale delle imprese registrate sale così da 89.958 a 90.231. Un movimento positivo che, tuttavia, nasconde un’inerzia preoccupante.

Il vero nodo strutturale è la composizione del tessuto produttivo regionale. Anche in Umbria crescono le società di capitali, forma giuridica tipica di aziende più strutturate e capitalizzate: nel 2025 aumentano del 3,3%. Un dato di per sé positivo, che però sbiadisce di fronte al +4,5% registrato a livello nazionale. Il risultato è che l’incidenza delle società di capitali sul totale delle imprese umbre rimane ferma al 24,9%, un punto e mezzo sotto la media italiana del 29,3%“I numeri ci dicono che l’Umbria cresce, ma lo fa con una velocità che resta insufficiente rispetto alla media nazionale”, commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. La regione, insomma, non riesce a irrobustirsi abbastanza in fretta, mantenendo una preponderanza di imprese individuali e società di persone, spesso più esposte alle crisi.

Il crollo del commercio e la timida fiammata dell’innovazione

Se la struttura evolve lentamente, la geografia dei settori racconta di un terremoto in atto. Il dato più eclatante è il crollo del commercio, che chiude il 2025 con 462 imprese in meno (-315 a Perugia, -147 a Terni). Un arretramento netto, che riflette la profonda riconfigurazione del settore, tra e-commerce, grandi catene e una domanda interna ancora troppo debole per sostenere le piccole attività. “A pesare è anche una domanda dei consumi ancora debole, un tema che non riguarda solo la nostra regione ma che incide ovunque sulla capacità delle imprese di investire e consolidarsi. Il dato del commercio in difficoltà va letto in questo contesto”, spiega Mencaroni.

Alla crisi del commercio si somma il consolidato declino del manifatturiero, che perde altre 172 imprese, e una frenata delle costruzioni e dei servizi immobiliari. In questo quadro generale di stasi, a tenere in positivo il saldo regionale è il comparto degli altri servizi. Tra questi, spicca il settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, che con un incremento di 40 unità si conferma come uno dei pochi fari nell’economia regionale. Questo ambito, che comprende studi di ingegneriaconsulenzaricerca e sviluppo, è considerato un indicatore sensibile della propensione all’innovazione.

“Segnali positivi arrivano dall’aumento delle imprese nei servizi professionali, scientifici e tecnici, che indicano una direzione chiara sul fronte dell’innovazione”, riconosce il presidente Mencaroni, che aggiunge: “È su questa capacità di rinnovamento che va costruita una crescita più solida e duratura per il sistema produttivo umbro”. Una strada tracciata, dunque, ma ancora stretta. Quella fiammata di innovazione, concentrata per lo più nel perugino, non è infatti sufficiente a controbilanciare il peso delle perdite nei settori tradizionali e a colmare il divario di velocità con il resto d’Italia. L’Umbria cammina, ma il Paese intanto accelera.

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Federico Zacaglioni
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