01 Jul, 2026 - 08:30

Ilaria Sula, l'appello del padre Flamur a Canale 122: “Bisogna fermare i femminicidi". Attesa per la sentenza

Ilaria Sula, l'appello del padre Flamur a Canale 122: “Bisogna fermare i femminicidi". Attesa per la sentenza

Il dolore di Gezime e Flamur entra nelle case degli italiani e colpisce senza filtri, lontano dai verbali asettici dei fascicoli giudiziari e dai rituali del Tribunale. Negli studi di Canale 122, nel corso della trasmissione Incidente Probatorio, i genitori di Ilaria Sula hanno riportato al centro la figura e la dignità di loro figlia, formulando una richiesta di giustizia piena e senza sconti.

Nel frattempo, la comunità di Terni vive settimane di vigile attesa per la sentenza di primo grado, prevista a settembre, a carico del reo confesso Mark Samson. “Sono 15 mesi che non sento i battiti del cuore di Ilaria”, dichiara la madre con parole che racchiudono l'intero peso di un’assenza insondabile e definitiva. Il racconto televisivo ha restituito la normalità di una giovane studentessa universitaria piena di progetti per il futuro, bruscamente interrotta il 29 del mese, il giorno in cui non è mai tornata a casa.

Davanti alle telecamere, il padre rifiuta fermamente ogni genere di attenuante generica e parla con assoluta chiarezza: non accetta scuse né ricostruzioni parziali che tentino di ridurre la dinamica del delitto a un raptus momentaneo. Una posizione condivisa dal legale della famiglia Sula, che conferma come dietro la tragedia non vi sia alcuna forma d'amore, bensì la declinazione più cinica del possesso e controllo psicologico. La città intera resta ora in attesa del verdetto, unita attorno a un obiettivo preciso: condanna esemplare e giustizia piena.

La quotidianità spezzata e il dramma di quel display rimasto spento il giorno del rientro

Il focus giornalistico della puntata, intitolata “Ilaria: il sorriso oltre il buio” e condotta con sensibilità da Beatrice Maria Merolla, ha scientemente invertito la prospettiva comune a molte cronache, sottraendo i riflettori all'autore del femminicidio per restituire spazio alla memoria della vittima e alla voragine incalcolabile lasciata all'interno del nucleo familiare. “Non sento la voce di Ilaria, non le sento il profumo”, ha aggiunto Gezime, descrivendo i dettagli di una routine domestica cancellata: le chiamate quotidiane, lo schermo dello smartphone che si illuminava mostrando la dicitura “Amore mio”, le premure costanti che la giovane riservava al fratello e al padre durante le ore di lavoro.

Ilaria Sula viene descritta come una studentessa svelta e determinata nel suo percorso, capace di riorganizzare i propri esami con l'obiettivo stringente di raggiungere il traguardo della laurea, programmato proprio per il prossimo autunno. Un'esistenza proiettata verso l'indipendenza che avrebbe dovuto fare tappa a casa il 29 del mese, a conclusione di una settimana di lezioni e studio accademico. “Noi l'aspettavamo a casa il 29, ma quel 29 per noi è stato il peggior giorno della vita”, ha ricordato il padre Flamur Sula. L'improvviso e insolito silenzio della ragazza, metodica nel rispondere ai propri cari, ha destato l'immediato allarme della famiglia, prima che si delineasse lo scenario di un tradimento fatale consumato da chi dichiarava falsamente di amarla.

L'illusione del raptus e la meccanica criminale del controllo totale sull'indipendenza altrui

Il dibattito sviluppatosi nello studio televisivo ha cercato di analizzare la complessità del caso di cronaca oltre la superficie dell'evento criminale. Tra gli ospiti, la dottoressa Virginia Ciaravolo, psicoterapeuta e criminologa, ha tracciato il profilo del comportamento di Mark Samson, escludendo in modo categorico la tesi dell'atto d'impulso dettato da un cortocircuito emotivo. L'analisi tecnica ha evidenziato una condotta radicata nella volontà di controllo totale: una sorveglianza sistematica delle attività digitali e profili social di Ilaria Sula e una presenza fisica asfissiante nei suoi spazi vitali, fino a soffocarne la libertà.

In quest'ottica, la dottoressa Virginia Ciaravolo ha sostenuto il valore della pena dell'ergastolo non in chiave punitiva o vendicativa, ma come sanzione necessaria a garantire la sicurezza sociale e come monito indispensabile affinché non si debbano piangere altre vittime di femminicidio. A supporto di questa lettura, il giornalista di La7 Marco Agostini ha rievocato l'atmosfera delle udienze celebrate nell'aula bunker di Rebibbia, caratterizzate dalla presenza di una folla silenziosa che indossava magliette bianche con il volto impresso della studentessa, a testimonianza di un dolore collettivo.

Il fastidio del controllo e la demolizione della linea difensiva in sede processuale

Il cronista Marco Agostini ha respinto i tentativi della difesa volti a mitigare la posizione di Mark Samson attraverso la richiesta di un percorso incentrato sulla rieducazione dell'imputato a discapito della detenzione a vita. “L'amore qui non c'entra assolutamente nulla”, ha affermato il giornalista, sottolineando come la morte di Ilaria Sula sia l'esito del rifiuto, da parte dell'assassino, di accettare l'autonomia e i desideri di una giovane donna. Sul piano prettamente giudiziario, l'avvocato di parte civile Giuseppe Sforza ha illustrato il lavoro svolto per contrastare l'esclusione delle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, elementi cruciali per la determinazione della massima pena detentiva.

Il legale ha richiamato le dichiarazioni rese dallo stesso imputato durante gli interrogatori, in cui Mark Samson ha descritto il proprio stato d'animo non come un impeto passionale, ma come un freddo e cinico “fastidio” originato dall'eventualità che la ragazza potesse comunicare tramite chat con altre persone, ravvisando in ciò una lesione della propria autorità. “Non c'è amore, c'è soltanto possesso. I moventi di questo genere sono moventi vuoti... meritano la massima punizione”, ha ribadito l'avvocato Giuseppe Sforza, rimarcando la condotta successiva al delitto, quando l'uomo ha rimosso l'ostacolo e ha ripreso le proprie normali frequentazioni sociali con gli amici come se nulla fosse accaduto.

L'appello di Flamur Sula per fermare i femminicidi e la risposta definitiva alla difesa

Il momento di maggiore impatto etico della trasmissione ha riguardato la presa di posizione di Flamur Sula, il quale ha respinto qualunque ipotesi di riconciliazione o di accettazione di scuse postume e tardive. “Le scuse sue non mi daranno indietro mia figlia... non le ha dato uno schiaffo”, ha scandito il padre, replicando a distanza alle argomentazioni sollevate dal legale della difesa, l'avvocato Foti. Quest'ultimo, in un confronto registrato nei corridoi del tribunale, aveva sollevato la questione del valore concreto della distinzione tra la condanna all'ergastolo e una pena inferiore ai fini del bilancio familiare.

La risposta di Flamur Sula dagli schermi televisivi si è trasformata in un grido politico e universale, un appello a difesa di tutte le donne: “Se era tua figlia tu chiedevi la stessa cosa... Dobbiamo fermare questi femminicidi... cambia tutto!”. Il padre ha infine ricordato i giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Ilaria Sula, denunciando la fredda strategia manipolatoria adottata dall'omicida che, pur conscio del decesso della ragazza e impegnato a fornire indicazioni fittizie sugli spostamenti, si era presentato alla famiglia mostrando falsi segni di commozione. “Come lo vogliamo chiamare se uno mi viene a giurare sulla tomba della madre, mi viene ad abbracciare dove ha ammazzato mia figlia?”, ha concluso l'uomo. Ora la parola definitiva spetta ai giudici della Corte d'Assise, chiamati a esprimersi in autunno per dare una risposta di legalità a una vicenda che ha segnato profondamente la coscienza collettiva dell'Umbria.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE