28 Jan, 2026 - 18:30

Il “sogno” di Girlanda e la politica eugubina: tra Cicerone e Shakespeare, una notte di mezzo inverno polare

Il “sogno” di Girlanda e la politica eugubina: tra Cicerone e Shakespeare, una notte di mezzo inverno polare

In politica accade talvolta che il linguaggio della realtà non basti più. Quando le parole faticano a spiegare ciò che avviene, si ricorre al sogno. È quanto ha fatto il consigliere di minoranza ed ex candidato sindaco Rocco Girlanda, intervenendo in aula con un discorso che ha scelto la forma dell’allegoria onirica per descrivere la crisi politica che attraversa la maggioranza eugubina.

Un intervento curioso, a tratti surreale, che ha trasformato il Consiglio comunale in un palcoscenico letterario, dove la cronaca politica ha indossato i panni della metafora.

“Parlo di un sogno, un sogno di unità”, ha esordito Girlanda, lasciando intendere che ciò che stava per raccontare non apparteneva del tutto alla dimensione della veglia.

Dal Somnium Scipionis a Palazzo Pretorio

Il richiamo colto viene spontaneo. Nell’antica Roma, Cicerone affidava al Somnium Scipionis una riflessione alta sul senso dello Stato, della virtù e del dovere civile. Nel sogno, Scipione l’Africano ammoniva il giovane nipote sul valore dell’impegno pubblico e sulla responsabilità verso la comunità.

Nel sogno eugubino, invece, l’orizzonte appare meno cosmico e più terreno. Non stelle e armonia delle sfere, ma equilibri di maggioranza, fratture politiche e una coalizione che, secondo l’oratore, si sarebbe progressivamente dissolta sotto il peso delle proprie contraddizioni.

“È il sogno di un’unità che non c’è più”, ha lasciato intendere Girlanda, descrivendo una maggioranza incapace di tenersi insieme.

Una notte di mezzo inverno polare

Se Cicerone rappresenta il versante classico, il tono dell’intervento ha evocato anche Shakespeare. Ma non il bosco incantato di Sogno di una notte di mezza estate. Piuttosto, qualcosa di più adatto alle temperature di questo inverno rigido a Gubbio.

Un Sogno di una notte di mezzo inverno polare, potremmo definirlo, dove il gelo non è soltanto climatico ma anche politico.

Nel racconto del consigliere, i protagonisti si muovono come figure sospese: consiglieri che parlano, comunicati che si rincorrono, una maggioranza che non trova più una direzione condivisa.

“Oppure presentano le loro dimissioni, avendo tradito il mandato democratico”, ha affermato Girlanda, indicando come unica via d’uscita un atto di coerenza politica.

Il nodo del mandato elettorale

Il cuore del discorso sta qui. Per il consigliere di minoranza, la frattura interna alla maggioranza rappresenta una violazione del patto originario con gli elettori.

Secondo questa lettura, chi è stato eletto in una lista e poi ha scelto strade diverse avrebbe smarrito il senso del mandato ricevuto.

“I cittadini li hanno eletti per un progetto preciso”, è il messaggio che attraversa l’intervento, trasformato in accusa politica ma espresso attraverso il filtro del sogno, quasi a voler attenuare la durezza delle parole.

Il linguaggio onirico diventa così uno strumento retorico: dire senza dire, accusare senza nominare.

Il sindaco e la leadership mancante

Nel sogno raccontato da Girlanda, compare anche la figura del sindaco Vittorio Fiorucci. Non come protagonista attivo, ma come presenza chiamata in causa per ciò che, secondo l’opposizione, non sarebbe stato fatto.

“Tu sei il sindaco, dovresti essere il capo del comitato della coalizione”, è la frase chiave che sintetizza il pensiero politico espresso in aula.

Il rimprovero è chiaro: la crisi, secondo Girlanda, nasce da una carenza di guida politica. Non da complotti, non da registi occulti, ma da una mancata assunzione piena del ruolo di leader della coalizione.

Una lettura opposta rispetto a quella di chi intravede manovre dietro le quinte.

Tra ironia e accusa politica

Il tono del discorso oscilla costantemente tra denuncia e teatralità. C’è l’ironia involontaria del sogno, ma anche la durezza del giudizio politico.

“Questa è la vera ragione della situazione”, ha affermato Girlanda, indicando nell’incapacità di governo il motivo della crisi che ha portato alla disgregazione della maggioranza.

Parole forti, che però vengono consegnate all’aula con una forma narrativa quasi letteraria, come se la politica, per essere raccontata, avesse bisogno ormai di travestirsi da favola amara.

Quando la politica diventa racconto

L’intervento lascia una sensazione precisa: a Gubbio la crisi non è solo numerica o procedurale, ma simbolica. Quando il dibattito politico assume i toni del sogno, significa che la realtà fatica a trovare una sintesi condivisa.

Il Sogno di una notte di mezzo inverno polare non promette lieto fine, né riconciliazione automatica. È piuttosto lo specchio di una fase in cui ognuno racconta la propria versione dei fatti, cercando nel linguaggio - perfino in quello letterario - una via per farsi ascoltare.

E come in ogni sogno, al risveglio resta una domanda sospesa:
era solo immaginazione, o la politica eugubina sta davvero attraversando il suo inverno più rigido?

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Mario Farneti
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