Si riaccende la scintilla del conflitto, e questa volta a fare da innesco non è solo la consueta dialettica tra pubblico e privato, ma una combinazione esplosiva di dissesto idrogeologico e contenzioso legale. L'area de Le Mole, gioiello naturalistico incastonato tra le gole del Nera, è tornata al centro delle cronache politiche narnesi alla vigilia del Consiglio comunale del 26 marzo, dove la vicenda approderà ufficialmente tra i banchi dell'assemblea civica.
A riaccendere la miccia, nelle ultime ore, è stato un botta e risposta tra il sindaco Lorenzo Lucarelli e la proprietà dell'azienda agricola, la Società Agricola Le Mole srl nella persona di Francesco Bussotti Caponi. Uno scambio che ha riportato in superficie vecchie ferite e nuovi, pesanti, interrogativi. Il primo riguarda le condizioni del luogo: l'area è devastata da una frana che ne ha reso necessaria l'interruzione dell'accesso. Un dissesto che, secondo quanto denunciato dalla famiglia proprietaria, sarebbe stato aggravato dall'attività di gestione del sifone industriale delle acque messa in atto dal vicino impianto gestito da Enel. Il secondo punto, non meno spinoso, è di natura squisitamente giuridica e ruota attorno a un documento datato 4 dicembre 2013.
Quel foglio, firmato da Alvaro Caponi, storico proprietario de Le Mole dal 1969, rappresenta oggi il principale campo di battaglia. Per il Comune di Narni, si tratta di una vera e propria autorizzazione ventennale all'utilizzo pubblico della passerella fluviale e dell'attraversamento dell'area. Per la proprietà, invece, quella firma aveva un significato ben più circoscritto e tecnico.
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Nel mirino della famiglia Caponi finiscono innanzitutto le recenti dichiarazioni del primo cittadino, apparse sulla pagina istituzionale dell'Ente. Parole che hanno spinto Francesco Bussotti Caponi a una replica secca e dettagliata, volta a ristabilire quella che definisce “la correttezza dei fatti”.
Il primo pilastro della contestazione è identitario: “Le Mole non possono essere definite genericamente come ‘proprietà dei cittadini di Narni’, come affermato dal Sindaco”, si legge nel comunicato diffuso dall'azienda agricola. “Le Mole rappresentano una realtà agricola e produttiva ben precisa, con una storia documentata e una proprietà chiaramente identificabile”. Una storia, ricordano, che inizia ben prima del 1969, quando i terreni appartenevano ai Marchesi Patrizi, e che prosegue con l'impegno della famiglia Caponi nel garantire “continuità, sviluppo e tutela” al sito.
Ma è sul piano giuridico che la replica si fa più affilata. Per la proprietà, l'atto del 2013 non è affatto un lasciapassare per un utilizzo pubblico indiscriminato. “È necessario chiarire che l’atto a cui fa riferimento il Sindaco non attribuisce al Comune la possibilità di modificare la destinazione d’uso della passerella fluviale”, si precisa nel documento. “Qualsiasi utilizzo dell’opera deve essere necessariamente concordato con il proprietario, Alvaro Caponi”.
Non solo. Prima ancora di discutere “chi” possa utilizzare l'infrastruttura, la proprietà pone un'altra pregiudiziale: la sicurezza. Un tema che, a suo dire, l'amministrazione starebbe sottovalutando pericolosamente. “Il nostro obiettivo principale, in qualità di proprietari dell’area, è garantire la sicurezza di tutti i bagnanti che frequentano Le Mole”, si legge ancora. “I fatti di Crans Montana dimostrano quanto sia indispensabile mantenere un’attenzione scrupolosa quando si tratta di luoghi pubblici e potenzialmente pericolosi”, con un riferimento che pesa come un macigno sulle responsabilità di chi amministra.
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Dietro lo scontro verbale, c'è una realtà fisica che non può essere ignorata. L'area è letteralmente minata alla base. “Attualmente, il sito è interessato da una frana rilevante, anche a causa dell’attività del vicino sifone gestito dalla società Enel, che sta mettendo a rischio non solo la nostra proprietà, ma anche la strada comunale”, denuncia la Società Agricola Le Mole.
Un'accusa pesante, che chiama in causa il colosso energetico e i suoi impianti di captazione. Secondo la proprietà, il continuo prelievo d'acqua starebbe contribuendo a destabilizzare le sponde, rendendo il contesto ancora più fragile. Per questo, la famiglia Caponi ha già presentato un progetto alla Regione per interventi di “somma urgenza”, finalizzati alla messa in sicurezza e alla tutela dell'incolumità pubblica. In corso ci sono inerventi di consolidamento del Consorzio di bonifica Tevere-Nera che la famiglia Caponi vorrebbe proseguire per mettere l'area in sicurezza.

Ed è qui che si inserisce l'ennesimo motivo di attrito con Palazzo Comunale. “Prima ancora di stabilire chi possa utilizzare tale infrastruttura, è fondamentale verificare se essa sia utilizzabile in condizioni di sicurezza. Questo rappresenta, per la Società Agricola Le Mole, il punto prioritario”, ribadiscono i proprietari.
Nonostante il clima di tensione, dalla famiglia arriva un appello alla collaborazione. “La nostra posizione è, al contrario, quella di una piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione, non solo con il Comune di Narni ma con l’intera comunità narrese”, scrive Francesco Bussotti Caponi. Un invito che, però, stride con la percezione di una chiusura istituzionale. “Riteniamo difficile comprendere la posizione odierna del Comune - si legge ancora - siamo tornati alle posizioni assunte mesi fa, dove difronte ad un progetto di rivalutazione e messa in sicurezza del bacino delle mole, rifiuta il confronto con un soggetto privato disposto a investire risorse e competenze”.
L'obiettivo dichiarato è duplice e ambizioso: “rendere il sito accessibile e sicuro”. Ma a condizioni ben precise, che includono accessi controllati, vigilanza e personale qualificato come assistenti bagnanti. “Il fiume è, per sua natura, un ambiente potenzialmente pericoloso, e accessi incontrollati o privi di supervisione possono esporre le persone a rischi gravi”, concludono dalla Società Agricola Le Mole.
Sul fronte opposto, la posizione del sindaco Lucarelli non ammette tentennamenti. Il primo cittadino, dopo aver esaminato la documentazione in possesso dell'Ente, ha ribadito con forza che l'autorizzazione del 2013 non era affatto un atto minore. “Quell’atto si inseriva in un progetto più ampio di riqualificazione e valorizzazione dell’area, finalizzato alla realizzazione di un percorso con valenze turistiche, culturali, storiche e naturalistiche”, ha dichiarato il sindaco, respingendo la tesi di un uso “ristretto e precario”.
Per Lucarelli, il documento firmato da Alvaro Caponi non solo autorizzava l'accesso, ma ne disciplinava l'attraversamento e si estendeva “alla manutenzione e all'utilizzo delle strutture realizzate per i successivi venti anni”. Inoltre, lo stesso atto impegnava la proprietà a “non sollevare contestazioni né ad avanzare pretese” sulle opere realizzate dall'Ente.
Parole che disegnano uno scenario opposto a quello descritto dai proprietari e che portano il sindaco a una conclusione netta: “Allo stato, non sussistono i presupposti per avviare con i soggetti coinvolti ragionamenti condivisi di ulteriore qualificazione o valorizzazione dell’area”.
Ora la palla passa al Consiglio comunale. L'assemblea del 26 marzo, convocata a Palazzo del Podestà alle 9, sarà il primo banco di prova per verificare se esiste uno spiraglio per ricucire una frattura che sembra sempre più profonda. Da una parte, un'amministrazione che rivendica l'interesse della collettività e la bontà di un progetto di valorizzazione avviato anni fa. Dall'altra, una proprietà che chiede rispetto dei propri diritti e, soprattutto, garanzie sulla sicurezza di un'area che il fiume e la frana stanno lentamente divorando.
Il “paradiso” de Le Mole, celebrato da travel blogger e influencer del turismo naturalistico, rischia intanto di restare sommerso. Sotto la frana e sotto le carte bollate. In attesa che qualcuno, davvero, decida di tirarlo fuori.