02 Apr, 2025 - 12:05

Il Consiglio Comunale di Gubbio respinge la proposta di esporre il crocifisso in aula: una decisione che divide

Il Consiglio Comunale di Gubbio respinge la proposta di esporre il crocifisso in aula: una decisione che divide

Con 18 voti contrari, un astenuto e soli 3 voti favorevoli, bocciata la mozione del consigliere Luigi Girlanda. Si riaccende il dibattito tra simboli religiosi e laicità delle istituzioni.

Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Gubbio, è stata respinta la mozione presentata dal consigliere Luigi Girlanda per l’esposizione del crocifisso nell’aula consiliare di Palazzo Pretorio. La proposta ha ottenuto solo tre voti favorevoli (quelli del proponente Luigi Girlanda, di Rocco Girlanda e dell’ex sindaco Diego Guerrini), un’astensione (quella del presidente del Consiglio, Mattia Martinelli), e diciotto voti contrari, in un inedito fronte comune tra maggioranza e opposizione.

Adele Martinozzi, consigliera di Fratelli d’Italia, ha scelto di non partecipare al voto, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità alla dinamica interna della maggioranza.

Un voto che ha sorpreso anche nei numeri

La netta bocciatura dell’ordine del giorno ha sorpreso non solo per il numero dei contrari, ma anche per la convergenza tra forze politiche solitamente opposte. Oltre alla sinistra, anche una parte consistente della destra eugubina ha votato contro la mozione, segnando una frattura rispetto alle posizioni più tradizionaliste su cui spesso si fonda la destra nazionale, in particolare su temi come l’identità religiosa e i valori simbolici.

Significativo è stato il cambio di posizione di alcuni consiglieri, come nel caso di Marco Cardile (PD), che in Commissione aveva votato a favore e in Consiglio ha espresso un voto contrario.

Luigi Girlanda aveva presentato l’ordine del giorno come un gesto di valorizzazione delle radici cristiane della comunità, richiamandosi a un sentire nazionale che, soprattutto a destra, vede nel crocifisso un simbolo identitario, oltre che religioso. Non a caso, nei giorni precedenti al voto, il movimento Rinascimento Eugubino aveva scritto ai vertici regionali e nazionali di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia chiedendo un intervento politico a sostegno della mozione.

L’appello non ha tuttavia trovato risposta nei leader dei partiti interpellati, probabilmente per i molti impegni a livello nazionale e internazionale: dalla guerra in Ucraina alle questioni legate al commercio globale e alle politiche economiche europee.

Lo scontro tra simbolo religioso e laicità delle istituzioni

Nel dibattito in aula, il tema centrale è stato quello della laicità dello Stato, con numerosi interventi – anche da parte di consiglieri di centrodestra – che hanno ribadito la necessità di mantenere una netta separazione tra sfera religiosa e istituzioni pubbliche.

Alcuni interventi hanno evidenziato come l’introduzione del crocifisso in Consiglio non rappresenti necessariamente tutta la cittadinanza e potrebbe quindi risultare escludente nei confronti di chi non si riconosce in quel simbolo, pur rispettandolo.

Questa posizione è stata ribadita in particolare da rappresentanti della maggioranza che hanno ricordato come lo spazio consiliare debba rappresentare tutti i cittadini, al di là della loro fede o visione del mondo.

Non sono mancati, tuttavia, richiami alla forte tradizione religiosa di Gubbio, che trova la sua espressione più evidente nella Festa dei Ceri. In quella occasione, le autorità civili e religiose – tra cui il sindaco e il vescovo – partecipano insieme alla celebrazione, con un ruolo centrale dei santi patroni.

I sostenitori della mozione hanno sottolineato questa coabitazione tra religione e identità civica come elemento distintivo della comunità eugubina, che potrebbe legittimare la presenza del crocifisso in una sede istituzionale come quella del Consiglio Comunale.

D’altro canto, i contrari alla proposta hanno evidenziato come proprio la Festa dei Ceri sia una tradizione popolare e culturale condivisa, dove il simbolismo religioso si inserisce in un contesto più ampio e non paragonabile a quello di un’istituzione pubblica deputata a rappresentare tutti.

La vicenda ha anche messo in luce le tensioni all’interno della maggioranza di centrodestra. La bocciatura di una proposta chiaramente ispirata ai valori della destra tradizionalista ha sollevato interrogativi su quale sia oggi l’identità politica della coalizione che governa Gubbio.

Alcuni osservatori hanno letto la decisione come un segno di continuità con l’amministrazione precedente guidata da Filippo Mario Stirati, con cui l’attuale giunta ha mantenuto diversi progetti e linee di indirizzo. Altri, più critici, parlano di una destra eugubina più attenta alla gestione amministrativa che a sostenere battaglie di valore simbolico, come quella promossa da Girlanda.

Reazioni e riflessioni a caldo: rieffermare i valori cristiani e identitari o mantenere laicità delle istutizioni?

Il risultato del voto ha suscitato immediate reazioni tra i cittadini e nel panorama politico locale. I sostenitori della mozione hanno parlato di "un'occasione mancata per riaffermare i valori cristiani che hanno fondato l'identità dell’Italia", mentre i contrari hanno invece espresso soddisfazione per una decisione coerente con il principio costituzionale di laicità delle istituzioni.

Mattia Martinelli, presidente del Consiglio Comunale, con la sua astensione – che nella pratica ha avuto l’effetto di un voto contrario – ha preferito non esprimersi apertamente nel merito, pur giocando un ruolo importante nel mantenere un equilibrio istituzionale durante il dibattito.

La bocciatura della proposta di Luigi Girlanda non chiude il dibattito, ma lo rilancia. La discussione sul crocifisso in aula consiliare è stata infatti solo la punta dell’iceberg di un confronto più ampio sul ruolo dei simboli religiosi nella vita pubblica, sul significato della laicità e sull’identità culturale di una comunità come quella eugubina, profondamente legata alle sue tradizioni ma sempre più inserita in una società pluralista.

Al di là delle appartenenze politiche, il voto del Consiglio Comunale di Gubbio sembra suggerire una linea di prudenza e inclusività, che preferisce non imprimere un solo significato simbolico a spazi che devono rappresentare tutti. Ma è altrettanto vero che la scelta lascia aperti interrogativi su come una comunità possa conciliare la valorizzazione delle proprie radici con il rispetto delle diverse sensibilità che la compongono.

La riflessione, insomma, non è destinata a concludersi con questo voto.

AUTORE
foto autore
Mario Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE