29 Mar, 2026 - 14:00

Il caso Lisippo raccontato da ABC (1979): traffici, misteri e la lunga strada dell’Atleta Vittorioso

Il caso Lisippo raccontato da ABC (1979): traffici, misteri e la lunga strada dell’Atleta Vittorioso

Una storia che intreccia archeologia, traffici internazionali e battaglie legali. È quella dell’Atleta Vittorioso attribuito a Lisippo, ricostruita in un celebre documentario della rete americana ABC risalente al 1979, che ha riportato al centro dell’attenzione mondiale uno dei casi più controversi nel campo dei beni culturali.

La vicenda è ritornata di attualità nell'ambito del convegno "Il caso della statua di Lisippo" tenutosi a Gubbio al Park Hotel Ai Cappucini ieri 28 marzo.

“Un viaggio lungo 15 anni, fatto di passaggi oscuri e versioni contrastanti”, racconta il servizio televisivo risalente ormai a quasi 50 anni fa, che segue il percorso della statua dal suo ritrovamento nell’Adriatico fino alla sua esposizione al Getty Museum di Malibu, uno dei musei più ricchi al mondo.

Il ritrovamento in mare e il silenzio iniziale

La vicenda prende avvio nell’estate del 1963, quando un peschereccio recupera accidentalmente nelle proprie reti una scultura bronzea di circa 500 chili, incrostata di alghe e conchiglie.

Portata nel porto di Fano, la statua avrebbe dovuto essere immediatamente segnalata alle autorità, come previsto dalla legge italiana. Tuttavia, ciò non avvenne.

Secondo quanto ricostruito dal documentario, il ritrovamento fu gestito in modo riservato e la statua venne infine ceduta, dando inizio a una catena di passaggi che ne avrebbero segnato il destino.

In questa fase iniziale, l’opera sarebbe stata acquistata da soggetti legati al territorio di Gubbio, dove rimase per un periodo significativo, accuratamente nascosta e sottratta a qualsiasi controllo ufficiale, prima di proseguire il suo controverso percorso verso il mercato internazionale dell’arte.

Tra versioni contrastanti e traffici internazionali

Uno degli aspetti più complessi della vicenda riguarda la provenienza esatta del ritrovamento. Le versioni divergono: c’è chi sostiene che la statua sia stata recuperata in acque internazionali, chi invece in acque jugoslave o italiane.

Questo elemento non è secondario, poiché determina la possibilità per lo Stato italiano di rivendicarne la proprietà.

Il documentario sottolinea inoltre come la statua abbia attraversato diversi paesi, tra cui Italia, Germania, Brasile e Regno Unito, in un percorso caratterizzato da opacità e contraddizioni.

“Nessuno fornisce la stessa versione dei fatti”, evidenzia il reportage, mettendo in luce la difficoltà di ricostruire con certezza il tragitto dell’opera.

Il sistema del traffico illecito di opere d’arte

Uno dei passaggi più significativi del documentario riguarda il tema del traffico illegale di beni culturali.

Attraverso testimonianze raccolte tra antiquari e investigatori, emerge un quadro preoccupante: “un sistema organizzato, gestito da professionisti, capace di far uscire opere d’arte dal paese con relativa facilità”.

Un ufficiale dei Carabinieri, intervistato nel servizio, ammette le difficoltà nel contrastare questi fenomeni, evidenziando come i controlli siano spesso insufficienti rispetto alla complessità delle reti criminali.

Il passaggio a Monaco e l’ingresso nel mercato internazionale

Dopo aver lasciato l’Italia, la statua approda a Monaco di Baviera, entrando nel circuito del mercato internazionale dell’arte.

Qui viene acquistata da una società specializzata, che ne promuove il valore, soprattutto dopo le analisi che ne suggeriscono l’attribuzione a Lisippo, lo scultore preferito di Alessandro Magno.

Questa ipotesi, pur non confermata in modo definitivo, contribuisce ad aumentare enormemente il valore economico dell’opera.

Il tentativo dei grandi musei e l’acquisto finale

Negli anni successivi, la statua attira l’interesse di importanti istituzioni museali. Il Metropolitan Museum di New York valuta l’acquisto, ma non riesce a sostenere il prezzo richiesto.

Anche il Getty Museum inizialmente rifiuta, ritenendo la cifra troppo elevata.

Solo nel 1977, dopo diversi tentativi falliti e una lunga trattativa, il museo californiano acquista la statua per circa 3,9 milioni di dollari.

Un passaggio che segna apparentemente la conclusione del viaggio, ma che in realtà apre una nuova fase della vicenda.

La contesa con l’Italia

Le autorità italiane considerano da sempre la statua un bene esportato illegalmente.

“Un’opera di tale importanza non può lasciare il paese senza autorizzazione”, è la posizione ribadita nel documentario, che evidenzia come non esista alcun permesso ufficiale di esportazione.

Da qui nasce una lunga disputa internazionale che ancora oggi alimenta il dibattito tra diritto, cultura e politica.

Il contributo di Francesco Furiassi

A mantenere viva l’attenzione su questa vicenda è anche il lavoro del ricercatore e regista fanese Francesco Furiassi, che da anni si occupa del caso Lisippo.

Attraverso studi, documentari e interventi pubblici, Furiassi ha contribuito a ricostruire i passaggi più controversi della storia, offrendo una lettura critica delle diverse versioni emerse nel tempo.

Il suo lavoro si inserisce in un filone di ricerca che punta a fare chiarezza su una vicenda che va oltre il singolo reperto, toccando temi fondamentali come la tutela del patrimonio e la circolazione delle opere d’arte.

Una storia ancora aperta

A distanza di oltre sessant’anni dal ritrovamento, il caso dell’Atleta Vittorioso resta irrisolto.

Il documentario ABC del 1979, pur senza fornire risposte definitive, offre una ricostruzione dettagliata che mette in evidenza le contraddizioni e le zone d’ombra della vicenda.

“Non è solo una questione di proprietà, ma di identità culturale”, emerge come filo conduttore.

Una storia che continua a interrogare istituzioni, studiosi e opinione pubblica, sospesa tra passato e presente, tra mare e musei, tra diritto e memoria.

AUTORE
foto autore
Mario Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE