In Umbria l’idrogeno, indicato dall’Unione europea come uno dei pilastri della transizione industriale, per ora resta un treno fermo in stazione. A oggi nessuna impresa ha presentato domanda per il Progetto Bandiera sulla produzione di idrogeno a basse emissioni in aree dismesse, nonostante contributi fino al 95 per cento dei costi ammissibili. Il bando viene così prorogato al 9 giugno, trasformando una scadenza mancata in una nuova finestra di opportunità, ma anche in un segnale plastico delle difficoltà di tradurre le strategie climatiche in cantieri e impianti reali. Tra complessità tecnica, filiera ancora fragile e incertezza sulla redditività degli investimenti, l’idrogeno verde in Umbria continua a pesare più nelle slide istituzionali che nei piani industriali, lasciando aperta la domanda se si tratti di ritardo fisiologico o di un vero flop per il sistema produttivo regionale.

La Regione Umbria ha prorogato il termine per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni previste dall’Avviso “Progetto Bandiera - Produzione di idrogeno a basse emissioni in aree dismesse”. La nuova scadenza è fissata alle ore 12.00 del 9 giugno 2026, in sostituzione del precedente termine del 15 aprile 2026. La decisione, si legge nel comunicato regionale, nasce “dall’ascolto del territorio e dalle sollecitazioni pervenute da diversi soggetti interessati”, che hanno evidenziato la complessità tecnica dell’Avviso e le difficoltà nella predisposizione dei progetti, anche in relazione alla “limitata disponibilità di fornitori specializzati nel settore della produzione di idrogeno”.
Alla data attuale, inoltre, non risultano ancora pervenute domande. Nessuna impresa ha presentato istanza. L’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti ha dichiarato: “Abbiamo ritenuto doveroso concedere più tempo per garantire una partecipazione più ampia e qualificata. Parliamo di un intervento strategico e innovativo, che richiede progettazioni solide e ben strutturate. L’obiettivo della Regione è quello di favorire investimenti di qualità, capaci di generare sviluppo sostenibile e valorizzare aree oggi inutilizzate”.
L’assessore ha aggiunto: “La transizione energetica è una sfida cruciale. Vogliamo accompagnare imprese e territori in questo percorso, creando le condizioni affinché possano cogliere al meglio le opportunità offerte da questo bando”. Resta invariato l’impianto complessivo dell’Avviso, mentre è stato aggiornato esclusivamente il termine finale per la presentazione delle istanze. De Rebotti ha concluso: “Il Progetto Bandiera rappresenta per la nostra regione un’importante occasione per investire in tecnologie avanzate e sostenibili, contribuendo concretamente alla transizione energetica e alla valorizzazione del territorio. L’Umbria rinnova così il proprio impegno a favore di uno sviluppo sostenibile e dell’adozione di soluzioni energetiche innovative, in piena coerenza con gli obiettivi nazionali ed europei, guardando con fiducia e responsabilità a un futuro in cui la produzione di energia sia sempre più rispettosa dell’ambiente”. Tutte le informazioni aggiornate sono disponibili sul sito della Regione Umbria.

Il caso umbro non è isolato. In Italia molti bandi sull’idrogeno hanno funzionato poco o nulla rispetto alle aspettative politiche e ai fondi messi a disposizione. Diversi monitoraggi segnalano una partecipazione bassa, iter rallentati e progetti finanziati ma non ancora realizzati o operativi. L’Osservatorio Recovery ha evidenziato una scarsa partecipazione ai primi bandi nazionali PNRR per l’idrogeno, al punto da rendere necessario il lancio di nuovi avvisi correttivi. Analisi di stampa economica ricordano che, nonostante circa 3 miliardi di euro destinati all’idrogeno nel PNRR, nessuno dei progetti finanziati risulta ancora costruito e in esercizio.
Anche a livello regionale si registrano proroghe e bandi di fatto al rallentatore. In Umbria, per il Progetto Bandiera sulle hydrogen valleys in aree dismesse, alla prima scadenza non è arrivata alcuna domanda. In Toscana e in altre regioni i bandi per hydrogen valley hanno subito proroghe e aggiustamenti delle regole, segnale di difficoltà nel costruire proposte in linea con tutti i requisiti tecnici e localizzativi richiesti.
Diversi studi e rapporti parlano di una combinazione di fattori che frena i progetti industriali di rilievo sull’idrogeno. Il primo nodo riguarda i costi: l’idrogeno verde resta molto caro rispetto alle alternative e richiede investimenti elevati in elettrolizzatori, reti, adeguamento degli impianti industriali. Il secondo è la domanda: l’industria italiana non ha ancora segnali chiari su obblighi e volumi minimi di utilizzo, anche perché l’Italia ha ridotto gli obiettivi di capacità di elettrolisi al 2030 e ha rallentato sul recepimento pieno della direttiva RED III.

Sul piano regolatorio pesano i ritardi del decreto tariffe per i contratti per differenza, l’assenza di una strategia nazionale pienamente operativa e la scarsa chiarezza sulle procedure autorizzative e sulla cumulabilità degli incentivi. Alcuni report parlano di “strategia difficile da attuare” e di un mercato italiano ancora all’anno zero, con progetti spesso isolati rispetto ai reali centri di consumo e con infrastrutture di trasporto e distribuzione non pronte. A questo si somma la componente industriale: pochi fornitori specializzati, filiera nazionale incompleta e tempi stretti del PNRR che mal si conciliano con progetti complessi in aree industriali dismesse, dove servono bonifiche, connessioni elettriche adeguate e clienti industriali nel raggio di poche decine di chilometri. In sintesi, secondo le analisi di settore, oggi ci sono risorse a disposizione, ma mancano condizioni tecniche, domanda certa e regolazione stabile per trasformarle in grandi impianti operativi.