La posizione giudiziaria di Mohammad Hannoun resta, almeno per ora, invariata sul piano più rilevante: l’architetto e attivista palestinese continuerà a rimanere detenuto nel carcere di Terni. A stabilirlo è stato il Tribunale del Riesame di Genova, chiamato a valutare i ricorsi contro le misure cautelari disposte nell’ambito dell’inchiesta che lo vede accusato di essere il vertice della presunta cellula italiana di Hamas e di averne finanziato le attività attraverso associazioni benefiche. Una decisione che conferma la custodia cautelare per Hannoun, ma che allo stesso tempo introduce elementi di parziale revisione dell’impianto originario, aprendo scenari interpretativi destinati a pesare nel prosieguo del procedimento.
Il provvedimento dei giudici genovesi ridisegna in parte l’assetto cautelare definito lo scorso dicembre. Su nove misure complessivamente disposte dalla giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini, sette erano state eseguite il 27 dicembre, mentre due non avevano trovato applicazione perché gli indagati si trovavano all’estero. Di quelle sette, il Tribunale del Riesame ne ha annullate tre, lasciando in vigore le restanti e confermando, tra queste, la detenzione di Hannoun.
Le motivazioni della decisione non sono ancora note e verranno depositate entro trenta giorni, ma dal dispositivo emergono indicazioni significative. I giudici hanno operato una distinzione netta tra le diverse posizioni degli indagati, disponendo la scarcerazione per alcuni e confermando la misura per altri. Hannoun resta così detenuto nella casa circondariale di Terni, struttura che ospita una sezione riservata a detenuti considerati ad alta pericolosità, in particolare per reati connessi al terrorismo.
Uno dei passaggi più significativi che emerge dal provvedimento riguarda il modo in cui sono state valutate le prove. In attesa del deposito delle motivazioni, il Tribunale avrebbe ritenuto non utilizzabile la cosiddetta “battlefield evidence” di origine israeliana, evidenziando una netta separazione tra l’attività di intelligence militare e l’accertamento giudiziario. Per le restanti contestazioni, i giudici avrebbero invece considerato possibile un esame distinto e autonomo degli elementi indiziari, fondato su fonti probatorie differenti.
Su questo punto è intervenuto l’avvocato Nicola Canestrini, come riportato dall'Ansa, che ha definito la decisione significativa sotto il profilo dei principi: "È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie". Il legale ha sottolineato come sia ora necessario attendere le motivazioni complete del provvedimento, ricordando che "vale per tutti la presunzione di innocenza", e ha aggiunto che la difesa continuerà "a vigilare con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari, riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo il deposito delle motivazioni".
Più direttamente riferito alla posizione di Hannoun è il commento di Fabio Sommovigo, uno dei suoi difensori: "Non siamo ovviamente soddisfatti del mancato annullamento della misura nei confronti di Hannoun ma notiamo che già in questa fase l’impianto accusatorio ha ceduto in modo importante a partire dal piano dell’utilizzabilità del materiale israeliano, visto che con questa decisione i giudici sembrano aver operato una separazione tra il finanziamento e la partecipazione all’associazione". Gli avvocati attendono ora il deposito delle motivazioni del Riesame, ma confermano fin d’ora il ricorso in Cassazione, passaggio che potrebbe aprire nuovi scenari nel confronto processuale.
Nel complesso, la decisione del Riesame sembra delineare un approccio più selettivo nella valutazione delle singole posizioni, evitando letture unitarie dell’inchiesta. L’annullamento parziale delle misure cautelari indica la volontà dei giudici di distinguere tra i diversi livelli di responsabilità ipotizzati dall’accusa, pur senza sminuire la gravità delle contestazioni contestate ai soggetti per i quali la misura è stata confermata. Un’impostazione che, almeno sul piano cautelare, introduce un maggiore grado di articolazione nel quadro processuale e che potrà essere compresa pienamente solo dopo il deposito delle motivazioni, passaggio decisivo per valutare la tenuta complessiva dell’impianto accusatorio nelle fasi successive del procedimento.