Sono bastate poche ore dall’inizio dell’offensiva militare contro l’Iran, sabato scorso, per riportare l’Umbria e il suo tessuto produttivo indietro di quattro anni, ai tempi dello shock energetico post-invasione russa dell’Ucraina. Venerdì 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco congiunto israelo-americano, il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro. Martedì 4 marzo, i prezzi sul mercato all'ingrosso hanno toccato rispettivamente quota 55,2 euro e 165,7 euro, con una impennata del 54,85% per l'energia elettrica che ha subito avuto ripercussioni a valle. Il risultato è una stangata da quasi 10 miliardi di euro a livello nazionale per le imprese italiane, secondo le stime dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, e un conto salatissimo per la regione Umbria: +190 milioni di euro di maggiori costi energetici su base annua.
L’effetto combinato dei rincari sta mettendo in ginocchio famiglie e piccole imprese, strette tra l’aumento della materia prima e la corsa dei carburanti. Sempre secondo l’analisi degli artigiani mestrini, che ha ipotizzato un prezzo medio del gas a 50 euro per MWh e dell’elettricità a 150 euro per MWh per l’intero 2026, la spesa energetica complessiva delle aziende umbre passerà dai 1.411 milioni di euro del 2025 a 1.601 milioni nel 2026, facendo segnare un incremento del 13,5%. Un balzo che, sommato al caro-benzina (con la verde che ha sfiorato 1,70 euro al litro e il diesel arrivato a 1,753 euro), sta riaccendendo l’inflazione, spingendo il tasso di crescita dei prezzi al consumo in regione verso una forchetta compresa tra il 2,4% e il 3%.

A pesare, spiegano dalla CGIA, non è solo la tensione geopolitica, ma la sua durata. Se il conflitto dovesse prolungarsi, la chiusura dello stretto di Hormuz provocherebbe uno shock energetico capace di far schizzare i noli marittimi e i costi delle materie prime. Per le imprese umbre, già provate da un biennio di rallentamento della crescita, l’allarme è altissimo.
“Le nostre stime - si legge nel rapporto della CGIA - si basano su uno scenario che, pur grave, non è paragonabile ai picchi del 2022, quando l’elettricità arrivò a 303 euro e il gas a 123,5 euro”. Tuttavia, l’effetto combinato dei rincari rischia di comprimere ulteriormente i bilanci delle aziende, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica come la ceramica, l’acciaio e la chimica, molto presenti nel territorio umbro.
La nota positiva, se così si può chiamare, è che l’aumento del prezzo della materia prima non si trasferisce in modo integrale sulle bollette finali, attutito dai costi di commercializzazione e dagli oneri di sistema. Ma per le piccole imprese, che hanno meno potere contrattuale, la stangata è comunque pesante. Nelle regioni del Centro Italia, che includono l’Umbria, la spesa aggiuntiva complessiva è stimata in 1,649 miliardi di euro, con un tasso di crescita medio del 13,5%, in linea con il dato nazionale.

In questo clima di fibrillazione dei mercati, il governo ha deciso di blindare la filiera dei carburanti per evitare manovre speculative. La Guardia di Finanza, su indicazione del Ministero dell’Economia e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha intensificato i controlli a tappeto su tutto il territorio nazionale, con un focus specifico anche in Umbria. L’obiettivo è duplice: verificare la trasparenza dei prezzi esposti al consumo e smascherare eventuali accordi anticoncorrenziali lungo la filiera.
“L’intensificazione dell’attività di controllo - spiegano dalle Fiamme Gialle - risponde alla primaria esigenza di prevenire ogni forma di distorsione che possa recare pregiudizio ai consumatori”. Le verifiche si concentreranno sulla corretta classificazione merceologica dei carburanti e sulla loro tracciabilità, per stanare eventuali immissioni in consumo di prodotti sottratti al regime impositivo.
Sul fronte politico, la tensione è alle stelle. Il deputato della Lega e segretario umbro del partito, Riccardo Augusto Marchetti, ha duramente attaccato le compagnie petrolifere: “Di fronte alle tensioni internazionali, la priorità è la tutela di famiglie e imprese. Assieme a Matteo Salvini stiamo lavorando a un pacchetto di misure per contenere i costi e contrastare queste speculazioni vergognose”. Marchetti ha annunciato che il vicepremier è pronto a convocare le compagnie e a coinvolgere l’Antitrust per verificare eventuali anomalie.

Mentre i prezzi dell’energia elettrica sul mercato libero toccano punte superiori ai 250 euro per MWh per alcune tipologie di utenze, in Umbria si riaccende lo scontro politico sulla gestione delle risorse energetiche locali. A sollevare il caso è Italia Nostra, l’associazione per la tutela del patrimonio storico e ambientale, che attraverso il suo referente ternano Andrea Liberati ha attaccato duramente la politica regionale.
“La ricchezza delle centrali idroelettriche umbre non diventerà mai la leva per ridurre le bollette dei cittadini”, denuncia Liberati in una nota al vetriolo. Secondo l’associazione, la Regione starebbe di fatto favorendo l’industria siderurgica, concedendole energia a prezzo di costo attraverso vecchie concessioni e nuove deroghe, mentre famiglie e piccole imprese restano esposte al caro-bollette.

“È la conferma di quanto denunciamo da lustri - prosegue Liberati -. Si invoca il lavoro e si brandisce lo spettro della crisi della Grande Fabbrica per giustificare nuovi privilegi. Dai rifiuti delle scorie siderurgiche all’energia idroelettrica a costo zero per i miliardari dell’acciaio, il copione non cambia. Ai cittadini le bollette a 250 euro, ai potenti la nostra energia”. Una polemica che riaccende il dibattito su come distribuire il peso della crisi energetica in una regione a forte vocazione manifatturiera, dove il rischio di desertificazione industriale convive con la necessità di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie.
A livello tecnico, l’Ufficio Studi della CGIA invita a intervenire subito con misure già sperimentate in passato: dal disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità a livello europeo, al taglio degli oneri di sistema e delle accise. “Spostare parte di questi oneri sulla fiscalità generale - concludono gli analisti - renderebbe il costo dell’energia più aderente ai consumi effettivi, alleggerendo la pressione su artigiani e microimprese”. Un appello che, in una regione come l’Umbria dove la piccola impresa è il cuore pulsante dell’economia, suona come un grido d’allarme da non ignorare.