Il Gubbio rallenta, ma non si ferma. Terzo risultato consecutivo senza trovare i tre punti per la formazione rossoblù. Due sconfitte, entrambe arrivate al “Barbetti” contro seconda e terza della classe, e un pareggio rocambolesco in casa della Juventus Next Gen, dove i rossoblù si sono fatti rimontare due reti nel finale, raccontano di una squadra in difficoltà, soprattutto sul piano della continuità e della gestione dei momenti.
Eppure, la classifica continua a sorridere. L’ottavo posto a quota 43 punti mantiene il Gubbio pienamente dentro la griglia playoff, con il sesto posto distante appena due lunghezze. Un margine minimo, che tiene aperte prospettive importanti, anche in ottica di un miglior piazzamento che garantirebbe il fattore campo e il vantaggio dei due risultati su tre nel primo turno. In questo senso, lo scontro diretto contro la Pianese, attualmente sesta a quota 45, rappresenterà uno snodo fondamentale della stagione.
Dopo 32 giornate, è inevitabile però fermarsi e analizzare il percorso dei rossoblù. Una squadra costruita con ambizioni importanti, forse anche superiori al semplice obiettivo salvezza dichiarato a inizio stagione, che ora si trova a fare i conti con limiti strutturali emersi con maggiore evidenza nelle ultime settimane. Mancano quattro giornate alla fine della regular season, e il tempo per correggere la rotta non è molto: serve una risposta immediata, già dal prossimo impegno contro il Livorno.
Il calcio vive di episodi, ma sono le squadre che riescono a costruirli con continuità ad avere il controllo del proprio destino. Ed è proprio qui che si annida il limite principale del Gubbio versione 2025-2026. La squadra di mister Di Carlo ha impostato gran parte della propria identità su una fase di non possesso solida e su un gioco di ripartenza, spesso efficace quando gli equilibri difensivi reggevano. Ma quando questo meccanismo si inceppa, emergono tutte le fragilità di un sistema che sembra non avere alternative.
Nelle ultime tre giornate, infatti, non è venuta meno soltanto la capacità di colpire in contropiede, ma anche quella solidità difensiva che aveva rappresentato il vero marchio di fabbrica della stagione rossoblù. Sette gol subiti e appena tre realizzati sono numeri che fotografano una crisi evidente, più mentale che fisica. Le assenze, come quelle di Saber e Di Massimo nell’ultima uscita, possono aver inciso, ma non bastano a giustificare un calo così marcato, soprattutto considerando che il resto della rosa era a disposizione.
Il problema è più profondo: il Gubbio manca di proposta offensiva. È una squadra che reagisce, ma raramente agisce. Che attende l’avversario, ma fatica a imporre il proprio gioco. Un atteggiamento che, nel lungo periodo, rischia di trasformarsi in un limite strutturale. Affidarsi esclusivamente alle ripartenze è un po’ come affidarsi al lancio di una moneta: può andare bene per un certo periodo, ma alla lunga servono idee, soluzioni, una filosofia chiara che permetta di controllare la partita.
La gara più recente ne è la dimostrazione più lampante: appena due conclusioni nello specchio della porta, troppo poco per pensare di portare a casa un risultato pieno. Anche l’episodio del rigore non concesso nel primo tempo, piuttosto evidente, non può e non deve diventare un alibi. Perché al di là degli episodi, ciò che è mancato è stata la capacità di costruire gioco e occasioni.
E qui si apre una riflessione inevitabile: se squadre come Pineto e Campobasso occupano attualmente il quarto e quinto posto, è lecito chiedersi perché un Gubbio costruito con ambizioni importanti non riesca a fare altrettanto. La qualità della rosa non è in discussione, ma è la resa complessiva a lasciare perplessi.
Con quattro giornate ancora da disputare, il margine di errore è ridotto al minimo. Il prossimo impegno contro il Livorno, undicesimo a quota 37 e a caccia di punti salvezza, rappresenta un crocevia fondamentale per entrambe le squadre. Ma per tornare a vincere, il Gubbio dovrà cambiare passo, soprattutto in fase offensiva: tirare di più, creare di più, osare di più.
Mister Di Carlo è chiamato a trovare soluzioni nuove, magari anche a costo di rivedere alcuni principi di gioco. Perché i playoff sono ancora lì, a portata di mano. Ma senza una svolta, il rischio è quello di arrivarci senza slancio. E in un torneo dove i dettagli fanno la differenza, potrebbe essere un prezzo troppo alto da pagare.