26 Feb, 2026 - 18:00

Gubbio tra Colacem e Palazzo Pretorio: industria e politica nella stessa fase di riassetto

Gubbio tra Colacem e Palazzo Pretorio: industria e politica nella stessa fase di riassetto

Gubbio attraversa una fase di transizione che riguarda insieme il suo baricentro economico e il suo equilibrio politico-amministrativo.

Due vicende diverse per natura e protagonisti - la lunga guerra societaria nella galassia Colaiacovo attorno a Financo-Colacem e le prime incomprensioni nella maggioranza che sostiene il sindaco Vittorio Fiorucci - stanno producendo, nello stesso tempo, segnali convergenti di un sistema locale in movimento. Non si tratta di sovrapporre piani diversi né di suggerire legami diretti non dimostrabili, ma di osservare come, nello stesso territorio, si stiano ridefinendo due assi centrali della vita cittadina: l’industria e la politica.

Il nodo industriale: lo stallo Financo e l’offerta Vacchi

Sul fronte industriale, i fatti sono noti. Financo, la holding che controlla Colacem - terzo gruppo italiano del cemento e principale realtà industriale dell’Umbria - è da anni bloccata da uno scontro interno tra i rami della famiglia Colaiacovo, ciascuno titolare del 25 per cento del capitale. La contrapposizione ha prodotto uno stallo decisionale, con bilanci non approvati e una serie di contenziosi approdati più volte in tribunale.

In questo quadro si inserisce l’offerta formalizzata da Gianluca Vacchi per l’acquisto del 25 per cento detenuto da Giuseppe Colaiacovo, per una cifra intorno ai 450 milioni di euro, che valuta l’intero gruppo circa 1,6 miliardi. L’operazione, oltre ad attivare il diritto di prelazione previsto dallo statuto, aprirebbe per la prima volta nella storia del gruppo all’ingresso di un socio esterno nella cassaforte di famiglia.

Un passaggio che va oltre la guerra familiare

Al di là delle dinamiche tra i soci, il dato di fondo è evidente: la principale industria umbra è rimasta per anni in una condizione di paralisi strategica proprio mentre il settore del cemento è tornato a crescere e mentre si aprono partite decisive su investimenti, transizione ambientale e innovazione di processo. L’eventuale sblocco della governance non sarebbe soltanto la fine di una lunga guerra familiare, ma un passaggio rilevante per l’intero sistema produttivo regionale.

Il fronte politico: una maggioranza più articolata

In parallelo, sul piano politico-amministrativo, anche il quadro che emerge a Palazzo Pretorio mostra i primi segnali di assestamento. La maggioranza che ha sostenuto Fiorucci alle elezioni del 2024 non appare più compatta come all’inizio della legislatura. La nascita del nuovo gruppo consiliare Città Futura, frutto della scissione da Gubbio Civica, ha modificato gli equilibri interni e portato alla luce tensioni che si riflettono anche nel dibattito sugli assetti di giunta e sugli assessorati. Non si è di fronte a una crisi di governo cittadino, ma a una fase in cui il confronto interno diventa più visibile e gli equilibri più mobili.

Anche qui, il dato politico è chiaro: la maggioranza è oggi più articolata, il quadro meno lineare rispetto a un anno fa. È un passaggio fisiologico in molte amministrazioni locali, ma che a Gubbio assume un peso specifico per il ruolo che il Comune ha nella gestione delle grandi partite economiche, infrastrutturali e ambientali del territorio.

Due piani distinti, un unico contesto

Mettere in relazione queste due vicende non significa attribuire all’una la causa dell’altra. Significa riconoscere che si collocano nello stesso contesto e nello stesso tempo storico. In un sistema locale fortemente interdipendente, economia e amministrazione non sono compartimenti stagni. Le scelte che verranno compiute sul fronte della governance di Financo e di Colacem avranno effetti di lungo periodo su occupazione, investimenti e profilo produttivo della città. Allo stesso modo, la stabilità - o l’instabilità - degli equilibri politici locali inciderà sulla capacità di governare questi processi e di orientarne le ricadute.

Il futuro di Gubbio passa da qui

Se la partita Financo dovesse davvero sbloccarsi, Gubbio si troverebbe di fronte a un cambiamento rilevante nei suoi assetti economici, con l’ingresso di un soggetto esterno e la possibile chiusura di un conflitto che dura da oltre vent’anni. Se, parallelamente, la maggioranza comunale dovesse ridefinire i propri equilibri, cambierebbe anche la capacità politica della città di affrontare questa nuova fase.

I due piani restano formalmente distinti, ma sarebbe un errore leggerli come mondi separati. Economia e amministrazione concorrono insieme a determinare le traiettorie di sviluppo di un territorio. Ed è lungo queste due linee - quella degli assetti industriali e finanziari e quella della capacità di governo politico - che si giocherà una parte decisiva del futuro di Gubbio nei prossimi vent’anni.

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Mario Farneti
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