Dopo mesi di lavoro attento e meticoloso, un frammento prezioso della storia artistica di Gubbio è tornato a splendere. L’affresco raffigurante San Giuliano da Rimini, databile al XVI secolo e situato nella sala del Camerlengato della chiesa di Santa Croce della Foce, è stato completamente restaurato e restituito alla comunità.
Un intervento che non rappresenta solo un recupero estetico, ma un vero e proprio atto di tutela della memoria, capace di riportare alla luce un’opera che il tempo e l’umidità avevano progressivamente offuscato.
Il restauro è il risultato di una collaborazione tra diverse realtà, a partire dalla Confraternita di Santa Croce della Foce, promotrice dell’iniziativa, fino al coinvolgimento di figure istituzionali e professionali altamente qualificate.
Determinante il contributo di Elisa Polidori, responsabile dell’ufficio diocesano dei beni culturali di Gubbio, e di Alessandra Donati, funzionaria del Ministero della Cultura, che hanno seguito il progetto garantendone la correttezza metodologica e scientifica.
Un lavoro corale che dimostra come la valorizzazione del patrimonio artistico sia il frutto di una sinergia tra competenze, sensibilità e impegno condiviso.

Prima dell’intervento, l’opera versava in condizioni critiche. L’umidità, insieme all’usura naturale dei secoli, aveva compromesso la leggibilità dell’immagine, alterando i colori e indebolendo la struttura muraria.
Le superfici apparivano opacizzate, i dettagli quasi scomparsi, e l’intero affresco rischiava di andare incontro a un deterioramento irreversibile.
Proprio questa situazione ha reso necessario un intervento urgente, finalizzato non solo al recupero estetico, ma anche alla salvaguardia materiale dell’opera.
L’intervento è stato affidato alla restauratrice Loredana Ferranti, che ha operato con un approccio rispettoso e scientificamente rigoroso.
Attraverso puliture selettive e consolidamenti mirati, è stato possibile rimuovere le stratificazioni che nel tempo avevano alterato la superficie pittorica, riportando alla luce i colori originali e dettagli rimasti nascosti per decenni.
Il lavoro ha richiesto grande precisione, non solo per recuperare l’aspetto originario dell’affresco, ma anche per stabilizzare la struttura muraria, garantendo così una maggiore durata nel tempo.
Il risultato è un’opera nuovamente leggibile, capace di restituire la sua forza espressiva e il suo valore artistico.
Il significato del restauro va oltre l’aspetto tecnico. Come sottolineato dalla dottoressa Silvia Alunno, professoressa di storia e arte antica e membro della Confraternita, la restituzione dell’affresco rappresenta un momento importante per l’intera comunità.
L’opera, infatti, non è solo un elemento decorativo, ma una testimonianza concreta della storia della chiesa di Santa Croce della Foce e delle sue trasformazioni nel tempo.
Il recupero consente inoltre di avanzare nuove ipotesi sull’aspetto originario dell’edificio, prima degli interventi architettonici avvenuti tra il Cinquecento e il Seicento, aprendo così nuove prospettive di studio e ricerca.
L’affresco restaurato si inserisce in un contesto ricco di storia e significato. La chiesa di Santa Croce della Foce rappresenta uno dei luoghi più suggestivi del patrimonio eugubino, custode di opere e testimonianze che raccontano secoli di vita religiosa e culturale.
Il recupero dell’affresco contribuisce a valorizzare ulteriormente questo spazio, rafforzandone il ruolo come luogo di memoria e identità.
La restituzione ufficiale dell’opera alla città avverrà sabato 21 marzo 2026 alle ore 16, con un’inaugurazione aperta alla cittadinanza.
Un momento che non sarà soltanto celebrativo, ma anche occasione di approfondimento. Durante l’incontro, verranno illustrati i dettagli dell’intervento e il valore storico-artistico dell’affresco, permettendo al pubblico di comprendere il lavoro svolto e l’importanza del recupero.

Il restauro dell’affresco di San Giuliano rappresenta un esempio concreto di come la tutela del patrimonio culturale sia un investimento sul futuro.
Ogni intervento di recupero non solo preserva un’opera, ma contribuisce a mantenere viva la memoria di una comunità, rendendola accessibile alle nuove generazioni.
A Gubbio, dove storia e identità si intrecciano in modo profondo, iniziative come questa assumono un valore ancora più significativo.
Restituire un affresco alla sua bellezza originaria significa restituire alla città una parte di sé, un frammento di storia che torna a parlare con la voce del tempo.