30 Sep, 2026 - 16:28

Gubbio, tentato colpo al Cup in piazza Quaranta Martiri: aggredita operatrice

Gubbio, tentato colpo al Cup in piazza Quaranta Martiri: aggredita operatrice

Primo pomeriggio di terrore ma anche di grande coraggio al Cup di piazza Quaranta Martiri a Gubbio, dove un'operatrice è riuscita a sventare una rapina mettendo in fuga due malviventi. I fuorilegge si sono infatti introdotti nei locali della struttura sanitaria passando da una porta sul retro, agendo probabilmente con un piano ben preciso. Mentre uno dei complici cercava di distrarre la dipendente, l’altro l’ha aggredita alle spalle, stringendole le mani al collo e intimandole di consegnare l'incasso.

La reazione della donna ha però ribaltato la situazione. Consapevole che il denaro era già al sicuro nella cassaforte, l'impiegata non si è lasciata prendere dal panico, ma ha reagito con prontezza, urlando a gran voce e chiedendo aiuto. Le forti grida hanno spiazzato e probabilmente impaurito i rapinatori che, temendo l'arrivo di testimoni o delle forze dell'ordine, sono fuggiti a mani vuote e ovviamente a gambe levate.

Dopo l'aggressione, la vittima è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale comprensoriale di Gubbio e Gualdo Tadino. I medici le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in circa quindici giorni e subito dopo è scattata la denuncia in caserma. I Carabinieri hanno subito avviato le indagini, effettuato i rilievi tecnici sul luogo dell'aggressione e acquisito gli elementi utili per ricostruire la dinamica precisa e identificare i due fuggitivi.

Tentata rapina, un reato perseguibile dalla legge italiana

La tentata rapina è un delitto contro il patrimonio e un reato plurioffensivo, disciplinato dal combinato disposto degli articoli 56 (delitto tentato) e 628 (rapina) del Codice Penale italiano. Viene definito plurioffensivo poiché la condotta criminosa non aggredisce soltanto il patrimonio della vittima, ma lede o mette in pericolo anche la sua libertà individuale, l'incolumità fisica e la sicurezza psicologica, a causa dell'uso di violenza o minaccia.

La natura giuridica del reato si fonda sulla struttura del tentativo. Questo si configura quando l'autore compie atti idonei e diretti in modo inequivocabile a impossessarsi di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene. Tuttavia, per cause indipendenti dalla volontà del colpevole (come la reazione della vittima, la fuga del bersaglio o l'intervento tempestivo delle forze dell'ordine), l'azione non si compie o l'evento non si verifica, impedendo al reato di giungere a consumazione. Sotto il profilo procedurale, la tentata rapina è un reato procedibile d'ufficio. Le autorità giudiziarie hanno l'obbligo di avviare l'azione penale non appena vengono a conoscenza del fatto, rendendo irrilevante l'eventuale remissione della querela o il ripensamento della vittima.

Il calcolo della pena segue le regole generali del delitto tentato. La rapina consumata nella sua forma base prevede la reclusione da cinque a dieci anni e una multa. Nel caso di tentativo, la legge stabilisce una diminuzione della pena da un terzo a due terzi, applicata sulla sanzione base o su quella derivante da eventuali circostanze aggravanti (come l'uso di armi, il volto travisato o l'azione commessa da più persone riunite). La competenza a giudicare spetta al Tribunale in composizione collegiale, e la gravità del reato consente l'applicazione di misure cautelari coercitive come la custodia in carcere.

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Emanuele Giacometti
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