Il Consiglio comunale di Gubbio, si sa, non è mai noioso. Ma nella seduta di oggi si è andati oltre la normale dialettica istituzionale, sconfinando in un terreno curioso dove politica e linguistica si sono intrecciate in modo decisamente… creativo.

Tutto nasce da una frase del consigliere di minoranza Rocco Girlanda, già sfidante al ballottaggio del 2024 contro il sindaco Fiorucci, che ha acceso la miccia con un commento diretto all'assessore Carlotta Colaiacovo destinato a lasciare il segno. “Pensavo ce ne fosse una che starnazzava in aula, e invece…”. Una battuta che ha subito fatto drizzare più di qualche sopracciglio tra i banchi della maggioranza. Anche perché "l'altra" era l'assessore Micaela Parlagreco, malamente strapazzata dallo stesso Girlanda in un precedente consiglio comunale.

Il termine “starnazzare”, di per sé già evocativo, è stato immediatamente percepito come potenzialmente… scivoloso. E così, nel tentativo di rimettere le cose sui binari della correttezza istituzionale, Girlanda ha prontamente corretto il tiro con una precisazione che resterà negli annali: “starnazzare politico”.
Una definizione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto smorzare i toni, ma che in realtà ha ottenuto l’effetto opposto, trasformando una semplice battuta in un piccolo caso semantico. Perché, come spesso accade, aggiungere “politico” non sempre basta a rendere tutto accettabile.
A riportare ordine nella discussione ci ha pensato il presidente del Consiglio comunale Mattia Martinelli, che con tono fermo ma misurato ha richiamato entrambe le parti al rispetto del linguaggio istituzionale.
Il suo intervento è stato tanto chiaro quanto efficace, con un esempio destinato a fare scuola: “Se dico ‘battere il marciapiede’ in senso politico, resta comunque da evitare”. Una frase che, tra il serio e il faceto, ha sintetizzato perfettamente il punto: non tutto può essere salvato dall’etichetta del “politico”.

Un piccolo momento di pedagogia linguistica che ha strappato anche qualche sorriso, pur nel contesto acceso del dibattito.
Se la questione dello “starnazzare” ha acceso la miccia, la vera detonazione è arrivata poco dopo, quando il confronto si è spostato su un terreno ben più familiare: quello politico.
Protagonisti, ancora una volta, Rocco Girlanda e l’assessore Carlotta Colaiacovo, in un botta e risposta che ha riportato alla ribalta vecchie appartenenze e nuovi equilibri.
Questa volta è stata Colaiacovo a prendere l’iniziativa, con una stoccata diretta: “Le ricordo che è stato cacciato da Forza Italia”. Una frase che ha immediatamente alzato la temperatura del confronto, spostando la discussione su un piano più personale e politico.
La risposta di Girlanda è arrivata con tono deciso: “Non mi venga ad insegnare cosa è Forza Italia, con me si sbatte male”. Una replica che ha evidenziato come il terreno dello scontro fosse ormai pienamente politico e non più solo linguistico.
Colaiacovo, senza arretrare, ha chiuso il botta e risposta con una frase altrettanto netta: “Anche lei, che la porta è chiusa!”. Un finale che ha reso evidente come il confronto fosse ormai diventato un duello a tutti gli effetti, giocato più sulle appartenenze e sui trascorsi che sui contenuti della discussione.
A quel punto, il presidente Mattia Martinelli è intervenuto nuovamente, questa volta con un tono ancora più perentorio. Un richiamo deciso che ha avuto il merito di riportare la discussione su un livello più consono al contesto istituzionale.
Il battibecco si è così concluso, almeno formalmente, lasciando dietro di sé un misto di tensione e ironia, tipico di certe dinamiche consiliari.
Al di là delle battute e delle frecciate, l’episodio racconta molto del clima politico attuale. Da una parte c’è una minoranza combattiva, rappresentata da Girlanda, che non rinuncia a colpi di scena e provocazioni. Dall’altra una maggioranza che risponde con fermezza, difendendo le proprie posizioni.
In mezzo, il Consiglio comunale, che si conferma non solo luogo di decisione, ma anche palcoscenico di dinamiche umane e politiche dove linguaggio, toni e parole diventano strumenti di confronto tanto quanto i contenuti.
L’episodio di oggi dimostra, se ce ne fosse bisogno, che in politica le parole non sono mai neutre. Possono accendere un dibattito, alimentare uno scontro o, come in questo caso, trasformare una seduta consiliare in un piccolo teatro di ironia e tensione.
E se è vero che lo “starnazzare” è diventato “politico”, è altrettanto vero che il confine tra ironia e polemica resta sottile. Un equilibrio che, a Gubbio, sembra destinato a essere messo alla prova ancora molte volte.