03 Apr, 2026 - 12:05

Gubbio quasi sotto i 30mila abitanti: densità da Highlands a Tasmania, tra ironia e realtà demografica

Gubbio quasi sotto i 30mila abitanti: densità da Highlands a Tasmania, tra ironia e realtà demografica

Non è soltanto una soglia simbolica quella dei 30mila abitanti. Per un Comune come Gubbio rappresenta un confine concreto, con implicazioni amministrative, economiche e organizzative.

Al 1° gennaio 2025 la popolazione si attesta a 30.297 residenti, con un calo di 91 unità rispetto all’anno precedente. Un dato che, letto nel medio periodo, conferma una tendenza ormai consolidata: negli ultimi dieci anni la città ha perso il 6,38% dei suoi abitanti.

Un fenomeno che non può essere liquidato come una semplice oscillazione statistica, soprattutto considerando che per decenni Gubbio aveva mantenuto una certa stabilità demografica, oscillando tra i 31mila e i 33mila residenti.

Un territorio grande, ma sempre meno popolato

Gubbio si estende su una superficie di oltre 525 chilometri quadrati, una delle più ampie in Italia. Eppure, proprio questa estensione contribuisce a evidenziare un dato significativo: la densità abitativa si ferma a circa 58 abitanti per chilometro quadrato.

Un numero che, preso isolatamente, potrebbe sembrare neutro. Ma se confrontato con altre realtà, assume contorni quasi paradossali.

Perché una densità simile non è tipica di città storiche italiane, ma piuttosto di territori lontani e spesso considerati periferici o selvaggi.

Gubbio come le Highlands scozzesi (o quasi)

Se si guarda all’Europa, alcune aree delle Highlands scozzesi presentano densità analoghe. Luoghi caratterizzati da paesaggi spettacolari, montagne, laghi e villaggi isolati, dove la presenza umana è diradata per natura.

E qui emerge la prima ironia: Gubbio, città ricca di storia, cultura e servizi, con un patrimonio architettonico unico, mostra una densità simile a territori che nell’immaginario collettivo sono sinonimo di isolamento.

Non perché manchi identità o attrattività, ma perché la popolazione, lentamente, diminuisce.

Dal Vermont alla Tasmania: il confronto globale

Spostandosi oltreoceano, il paragone diventa ancora più suggestivo. Alcune aree rurali del Vermont, negli Stati Uniti, registrano valori molto vicini a quelli di Gubbio.

Si tratta di territori tranquilli, fatti di piccoli centri e grandi spazi naturali, dove la densità è naturalmente contenuta.

Ancora più curioso è il confronto con la Tasmania, in Australia. Anche qui, tra foreste e coste selvagge, la densità si aggira su livelli simili. Un’isola lontanissima, con caratteristiche geografiche e sociali completamente diverse, ma con numeri sorprendentemente vicini a quelli del territorio eugubino.

Il dato, letto in questa chiave, assume una dimensione quasi narrativa: Gubbio si ritrova demograficamente accostata a luoghi che, per definizione, sono lontani dai grandi centri urbani.

Tra Patagonia e Mongolia: l’ironia si accentua

Il confronto può spingersi ancora oltre. In alcune zone abitate della Patagonia cilena, così come in aree periurbane della Mongolia, si riscontrano densità comparabili.

Territori estremi, segnati da condizioni climatiche difficili o da modelli di vita profondamente diversi, finiscono per condividere con Gubbio un dato demografico simile.

Ed è proprio qui che l’ironia si fa più evidente: una città italiana con secoli di storia, inserita in un contesto europeo sviluppato, si ritrova, nei numeri, più vicina a regioni considerate marginali o remote.

Anche il Canada entra nel paragone

Se si allarga ulteriormente lo sguardo, il confronto diventa ancora più suggestivo arrivando fino al Nord dell’Ontario, in Canada.

In alcune aree di questa vasta regione, caratterizzata da foreste infinite, laghi e centri abitati distanti centinaia di chilometri tra loro, la densità di popolazione si avvicina a valori non troppo lontani da quelli registrati nel territorio eugubino.

Anche qui, come negli altri esempi, il dato assume un valore quasi paradossale: territori segnati da condizioni climatiche rigide e da una naturale dispersione della popolazione condividono numeri simili a quelli di una città storica dell’Italia centrale.

La differenza, però, resta sostanziale. In Canada si tratta di una condizione fisiologica, legata alla geografia e alla struttura del territorio; a Gubbio, invece, è il risultato di un progressivo calo demografico che pone interrogativi concreti sul futuro.

Un calo che ha cause concrete

Al di là dei confronti, resta la sostanza del problema. A Gubbio nascono ogni anno tra i 160 e i 170 bambini, ma il numero è in calo. Nel 2025 le nascite sono state 166, a fronte di decessi e trasferimenti che continuano a incidere sul saldo complessivo.

La questione demografica si intreccia inevitabilmente con altri fattori: il mercato del lavoro, la qualità dei servizi, le infrastrutture e i collegamenti.

Le difficoltà legate alla viabilità e le opportunità di sviluppo spesso frenate da iter burocratici complessi rappresentano elementi che incidono sulla capacità del territorio di attrarre e trattenere popolazione.

Sotto i 30mila: cosa cambia davvero

Restare sopra o scendere sotto la soglia dei 30mila abitanti non è irrilevante. I criteri di ripartizione dei contributi statali stanno cambiando nel triennio 2024-2026, con una tendenza alla rimodulazione delle risorse.

Questo significa che la dimensione demografica può influire direttamente sulla capacità del Comune di accedere a fondi e strumenti utili per lo sviluppo. Si parla di circa 4 milioni di euro in meno.

Il rischio, quindi, non è solo numerico, ma anche strategico.

Una riflessione che guarda al futuro

Il dato demografico di Gubbio, letto anche attraverso questi confronti globali, invita a una riflessione più ampia.

Perché se è vero che condividere la densità con Highlands, Tasmania o Vermont può strappare un sorriso, è altrettanto vero che, a differenza di quei territori, Gubbio non nasce come area marginale.

La sfida, allora, è trasformare questo trend in un’occasione di rilancio, puntando su lavoro, servizi e qualità della vita.

Per evitare che l’ironia resti tale e non diventi, nel tempo, una descrizione sempre più aderente alla realtà.

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Mario Farneti
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