29 Aug, 2025 - 22:00

Gubbio, quarantenne maltratta la moglie davanti al figlio: scatta l'allontanamento

Gubbio, quarantenne maltratta la moglie davanti al figlio: scatta l'allontanamento

Un nuovo, inquietante episodio di violenza domestica scuote l’Umbria e riaccende i riflettori su un fenomeno che continua a destare preoccupazione. L’ultimo caso arriva da Gubbio, dove un uomo di 40 anni è stato raggiunto da un’ordinanza di misura cautelare personale eseguita dai Carabinieri della locale Stazione. Le accuse sono pesantissime: per oltre un anno avrebbe vessato e intimorito la moglie e lo stesso padre settantacinquenne, con episodi culminati in aggressioni fisiche e minacce gravi, consumate persino davanti al figlio minore.

Gubbio, maltrattamenti in famiglia: quarantenne allontanato da casa dopo minacce e violenze

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il quarantenne non si sarebbe fermato nemmeno davanti ai legami familiari più stretti, arrivando a puntare un coltello alla gola del padre e a stringergli le mani al collo. Una spirale di paura e sopraffazione che ha spinto le vittime a denunciare dopo mesi di sofferenze silenziose.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto l’allontanamento immediato dell’uomo dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alle persone offese. Misure necessarie per interrompere una dinamica ormai diventata insostenibile, segnata da un clima di costante tensione e terrore psicologico.

Precedenti in Umbria

Il caso di Gubbio non è purtroppo isolato. Già lo scorso giugno, a Foligno, un uomo di 52 anni era stato arrestato dalla Polizia di Stato per maltrattamenti in famiglia. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, doveva scontare una condanna definitiva a tre anni e quattro mesi di reclusione per episodi di violenza domestica pregressi.

Localizzato nel centro storico della città, l’uomo era stato associato al carcere di Spoleto, mettendo fine a una lunga vicenda giudiziaria. Anche in quel caso, il quadro emerso dalle indagini raccontava di un contesto familiare segnato da violenze psicologiche e fisiche reiterate, in grado di minare profondamente la serenità e la sicurezza dei congiunti. Questi episodi testimoniano come il problema dei maltrattamenti in famiglia continui a rappresentare una ferita aperta nel tessuto sociale umbro, richiedendo una risposta sempre più decisa sia sul piano della prevenzione che su quello repressivo.

Cosa fare se si è vittime di violenza domestica

Trovarsi intrappolati in una dinamica di violenza familiare può sembrare un labirinto senza uscita. La paura di ritorsioni, il senso di vergogna e il timore di non essere creduti spingono spesso le vittime a restare in silenzio. Eppure, esistono strumenti concreti e percorsi sicuri per chiedere aiuto.

Il primo passo fondamentale è parlare. Confidarsi con una persona di fiducia - un amico, un parente, un vicino - può rappresentare il punto di svolta per rompere l’isolamento. Parallelamente, è essenziale contattare le forze dell’ordine: chiamare il 112, il numero unico di emergenza, o rivolgersi direttamente a Carabinieri e Polizia di Stato permette di avviare immediatamente le procedure di protezione.

In Italia è attivo anche il numero nazionale 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità. Rispondono operatrici specializzate, pronte a fornire ascolto, supporto psicologico e orientamento verso centri antiviolenza e case rifugio presenti sul territorio.

I centri antiviolenza, diffusi anche in Umbria, offrono assistenza legale, sostegno psicologico e, nei casi più gravi, un luogo sicuro dove trasferirsi temporaneamente. È importante ricordare che le denunce possono essere presentate anche in ospedale, in seguito a referti medici che attestino eventuali lesioni.

Non meno importante è tutelare i minori: se i figli assistono a episodi di violenza, l’impatto psicologico può essere devastante. Anche per questo la legge prevede strumenti cautelari immediati, come l’allontanamento del responsabile dalla casa familiare. Uscire dalla spirale della violenza è possibile, ma richiede il coraggio di compiere il primo passo. Le istituzioni, le forze dell’ordine e le associazioni del territorio sono pronte a supportare chi decide di dire basta.

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Lorenzo Farneti
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