27 Feb, 2026 - 15:00

Gubbio, ottant’anni dopo i 40 Martiri: memoria, divisioni e la necessità di uno sguardo nuovo

Gubbio, ottant’anni dopo i 40 Martiri: memoria, divisioni e la necessità di uno sguardo nuovo

A oltre ottant’anni dall’eccidio dei 40 Martiri di Gubbio, il dibattito sulla memoria torna ad accendersi.

Non per rimettere in discussione i fatti storici, ma per interrogarsi su come quella memoria venga oggi vissuta, custodita e condivisa.

A sollevare il tema è Sauro Scarabotta, eugubino residente in Brasile e nipote di Enrico Scarabotta, uno dei quaranta uomini fucilati il 22 giugno 1944 dalle truppe naziste come rappresaglia per un’azione partigiana costata la vita a un ufficiale medico tedesco. Un eccidio che segnò profondamente la città: quaranta civili prelevati e uccisi senza processo, in uno dei momenti più drammatici dell’occupazione tedesca in Umbria.

La sua non è un’accusa, né una provocazione. È una riflessione pubblica, nata dopo una recente sentenza che ha riconosciuto a due fratelli, nipoti di una delle vittime, la possibilità di accedere a un risarcimento previsto dallo Stato per i crimini nazifascisti.

Un atto giusto che apre interrogativi

Il riconoscimento del risarcimento è stato accolto come un atto giusto, seppur tardivo. Ma proprio questa vicenda ha fatto emergere alcune domande. Molti discendenti, compreso Scarabotta, sono venuti a conoscenza della possibilità di accedere al beneficio solo a cose fatte.

Da qui l’interrogativo: le informazioni sono circolate in modo adeguato tra i familiari delle vittime? Esistono strumenti, prassi o sensibilità sufficienti per garantire una comunicazione trasparente in casi che hanno un valore non solo individuale ma collettivo?

Non si tratta di formulare accuse verso l’Associazione Famiglie 40 Martiri, né di mettere in dubbio la legittimità dell’azione legale intrapresa dai due fratelli. La scelta è stata pienamente legittima sul piano giuridico. Ma resta aperta una riflessione: in un ambito così simbolico, era possibile affiancare al percorso individuale una condivisione più ampia sul piano informativo?

Una frammentazione che viene da lontano

La questione tocca un nodo più profondo: tra i discendenti dei 40 Martiri non è mai esistita una vera unità strutturata. Non per cattiva volontà, ma per una frammentazione che dura da decenni, fatta di storie familiari diverse, silenzi tramandati, sensibilità non sempre convergenti.

Ogni informazione non condivisa, ogni percorso intrapreso senza confronto, rischia così di amplificare una distanza già esistente. In contesti dove la memoria ha una dimensione pubblica e collettiva, anche il silenzio può essere percepito come una frattura.

Eugubinismo e difficoltà del confronto

Scarabotta introduce poi un concetto che definisce, senza intento offensivo ma con realismo, “eugubinismo”: una forma di chiusura mentale, di diffidenza verso ciò che esce dai binari consueti, di difficoltà ad accettare il confronto quando mette in discussione abitudini radicate.

Non è una critica generica alla città, ma un invito all’autoconsapevolezza. La tendenza a evitare le domande scomode o a vivere il cambiamento come minaccia può rendere difficile qualsiasi percorso di condivisione autentica.

Dominanti e dominati: una narrazione che si ripete

La riflessione si allarga a un piano culturale più ampio. Nella narrazione pubblica, sostiene Scarabotta, spesso si tende a interpretare i rapporti secondo uno schema di contrapposizione - dominante e dominato - senza riuscire a costruire uno spazio di confronto paritario.

Anche il linguaggio può riflettere questa impostazione, rischiando di perpetuare punti di vista consolidati e di non dare piena voce alla complessità delle vittime e dei loro discendenti.

Una memoria che deve insegnare

Il nodo centrale, però, non è la polemica. È la maturità. La memoria dell’eccidio del 22 giugno 1944 non è un bene da difendere in modo automatico, né un territorio da presidiare. È uno spazio da attraversare insieme, con dubbi e responsabilità.

Se ogni anniversario produce dispute, incomprensioni o silenzi, forse è il momento di interrogarsi su come rendere quella memoria realmente costruttiva. Non delegando ad altri il compito di cambiare le cose, ma assumendo una responsabilità personale e collettiva.

Ottant’anni dopo, il sacrificio dei 40 Martiri resta un punto fermo della storia eugubina. Ma la sua eredità non può essere ridotta a un gesto rituale. Deve diventare occasione di confronto adulto, capace di superare logiche del passato e di guardare più lontano.

La lettera di Sauro Scarabotta non cerca colpevoli. Chiede uno sguardo nuovo. Perché, come scrive, una città migliora solo quando smette di difendere le proprie abitudini e inizia a interrogare il proprio passato con onestà.

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Mario Farneti
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