05 Feb, 2026 - 20:30

Gubbio intitola una via ai Martiri delle Foibe: memoria, storia e identità alla vigilia della Giornata del Ricordo

Gubbio intitola una via ai Martiri delle Foibe: memoria, storia e identità alla vigilia della Giornata del Ricordo

Gubbio compie un passo importante nel segno della memoria storica. Lunedì 9 febbraio, alla vigilia della Giornata del Ricordo, il Comune intitolerà ufficialmente una strada ai Martiri delle Foibe, rendendo omaggio a una delle pagine più dolorose e a lungo rimosse della storia italiana del Novecento.

La cerimonia di intitolazione è in programma alle ore 10 nella zona della Vittorina, lungo il tratto viario che collega via Perugina a via della Piaggiola. Nascerà così la nuova Via Martiri delle Foibe, un luogo che diventa simbolo e monito, inserendosi nel tessuto urbano come segno visibile di una memoria che chiede di essere custodita e trasmessa.

«Ricordare significa assumersi la responsabilità della storia», è il senso profondo che accompagna questa iniziativa dell’Amministrazione comunale, pensata per onorare le vittime e per offrire alla comunità uno spazio concreto di riflessione.

Foibe: una tragedia del confine orientale

Le foibe sono cavità carsiche naturali, diffuse soprattutto nelle regioni dell’Istria e del Carso. Tra il 1943 e il 1947 divennero tristemente note perché utilizzate come luoghi di esecuzione sommaria e di occultamento dei corpi. In quei drammatici anni, migliaia di uomini, donne e bambini furono uccisi o scomparvero nel contesto delle violenze legate al complesso dopoguerra sul confine orientale italiano.

Le vittime appartenevano alle popolazioni di Istria, Fiume e Dalmazia, territori segnati da tensioni etniche, politiche e ideologiche. Accanto agli eccidi, si consumò anche il grande esodo giuliano-dalmata, che costrinse centinaia di migliaia di italiani ad abbandonare le proprie terre, le case, le radici.

Per decenni, questa tragedia è rimasta poco conosciuta o rimossa dal dibattito pubblico nazionale. Solo negli ultimi anni, grazie anche all’istituzione della Giornata del Ricordo il 10 febbraio, si è avviato un percorso più consapevole di riconoscimento e di approfondimento storico.

«Le foibe sono diventate il simbolo di una ferita profonda nella storia italiana», una ferita che oggi si cerca di comprendere e ricordare senza strumentalizzazioni, ma con rispetto e rigore.

La Giornata del Ricordo e il valore della toponomastica

L’intitolazione della via avviene alla vigilia della Giornata del Ricordo, una ricorrenza istituita proprio per «conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata». La scelta della data non è casuale: vuole sottolineare il legame tra il gesto simbolico e il calendario civile della Repubblica.

La toponomastica diventa così uno strumento di memoria attiva. Dare un nome a una strada significa inserire la storia nella vita quotidiana, trasformarla in un riferimento costante per chi vive e attraversa quei luoghi. Ogni cartello, ogni indicazione stradale, diventa un’occasione per ricordare e per chiedersi il perché di quel nome.

«La memoria non è solo celebrazione, ma conoscenza», e iniziative come questa contribuiscono a rendere la storia parte del paesaggio urbano e della coscienza collettiva.

Un omaggio alle vittime e agli esuli

Con la nuova Via Martiri delle Foibe, Gubbio rende omaggio alle migliaia di vittime di quelle violenze e a tutti coloro che furono costretti all’esilio. Non si tratta soltanto di ricordare la morte, ma anche di riconoscere il dolore dello sradicamento, la perdita delle case, delle comunità, delle tradizioni.

Le storie degli esuli giuliano-dalmati sono fatte di valigie improvvisate, di viaggi senza ritorno, di ricostruzioni difficili in terre sconosciute. Ricordarle oggi significa anche difendere il valore della dignità umana e della convivenza tra i popoli.

«Dietro i numeri ci sono volti, famiglie, vite spezzate», ed è a loro che questa intitolazione si rivolge, con sobrietà e rispetto.

Memoria condivisa, non divisione

Uno degli aspetti più delicati legati al tema delle foibe è sempre stato il rischio della strumentalizzazione politica. Proprio per questo, l’iniziativa si inserisce in un percorso che punta a una memoria condivisa, capace di riconoscere il dolore senza alimentare nuove contrapposizioni.

Ricordare non significa cancellare la complessità storica, ma affrontarla con onestà. «La storia del confine orientale è una storia difficile, segnata da violenze reciproche e da tragedie», ma questo non può giustificare il silenzio o l’oblio su una parte delle vittime.

Un territorio che si riconosce nella storia

Nel quadro più ampio delle attività di riordino e completamento della toponomastica comunale, l’Amministrazione ha annunciato anche che nelle prossime settimane le frazioni di Carbonesca e Colpalombo saranno interessate dall’apposizione della segnaletica di denominazione stradale, per attribuire ufficialmente un nome alle vie che ne erano ancora prive.

È un lavoro che migliora i servizi e l’organizzazione del territorio, ma che ha anche un valore simbolico: dare un nome ai luoghi significa rafforzare l’identità delle comunità e il loro legame con la storia.

Il valore della memoria

La nuova Via Martiri delle Foibe non è solo un atto formale. È un impegno civile. Un modo per dire che la storia, anche quando è dolorosa, va guardata in faccia. «Senza memoria non c’è futuro», e senza conoscenza non c’è vera riconciliazione.

Gubbio, con questo gesto, sceglie di tenere viva una pagina difficile della storia nazionale, trasformandola in un segno concreto nello spazio pubblico. Una strada che non è solo un percorso fisico, ma anche un cammino di consapevolezza e di responsabilità per le generazioni di oggi e di domani.

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Mario Farneti
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