27 Mar, 2026 - 15:15

Gubbio, inseguiti nel buio: auto abbandonata con refurtiva, ladro denunciato e la “vittima” finisce nei guai

Gubbio, inseguiti nel buio: auto abbandonata con refurtiva, ladro denunciato e la “vittima” finisce nei guai

Era notte fonda quando le linee del 112 hanno iniziato a tremare. Decine di segnalazioni si rincorrevano tra Fossato di Vico e le propaggini eugubine: residenti svegliati da rumori sordi, “ombre veloci tra le case”, il rumore secco di “porte forzate in serie”. Un copione classico ma eseguito con frenesia. Per i Carabinieri della Compagnia di Gubbio è scattato l’allarme immediato. La Centrale Operativa, ricevuta la mappa delle segnalazioni, ha iniziato a diramare le pattuglie in un’area sempre più ristretta, cercando di chiudere la tenaglia su un gruppo di ladri che sembrava operare senza alcun timore.

L’intuizione è arrivata in pochi minuti. Una macchina sospetta, intercettata mentre si allontanava in fretta dalla zona degli ultimi colpi, è stata notata da una delle gazzelle. Da lì è nato un inseguimento breve ma ad alta tensione, con il buio della strada provinciale a fare da sfondo a una fuga che è durata lo spazio di qualche curva. Poi la resa dei conti: il conducente ha sterzato di colpo, accostando la vettura a bordo strada. Gli occupanti sono saltati fuori e si sono dispersi nel buio della campagna, inghiottiti dalla notte prima che i militari potessero raggiungerli. Ma dentro l’abitacolo hanno lasciato tutto. Troppo.

Quando i Carabinieri della Stazione di Fossato di Vico hanno aperto le portiere dell’auto abbandonata - una vettura che solo poche ore dopo sarebbe risultata denunciata come rubata - si sono trovati di fronte a una scena che raccontava già da sola l’intera serata. Sul sedile posteriore c’era la refurtiva appena asportata: oggetti personali, gioielli e altri effetti riconducibili a una donna di 68 anni di Gubbio, una delle vittime della raffica di furti in abitazione di quella sera. Accanto, un borsone semi-aperto lasciava intravedere arnesi da scasso di ogni tipo e alcuni passamontagna, pronti per essere indossati. Il quadro era chiaro, ma mancava il volto dei responsabili.

Il Dna sul bottino e la svolta investigativa

A quel punto l’indagine è cambiata passo. Non più solo un intervento in emergenza, ma un lavoro certosino da parte degli investigatori. Il veicolo è stato sottoposto a sequestro e tutti gli oggetti rinvenuti all’interno sono stati passati al setaccio dalla Sezione Investigazioni Scientifiche (SIS) del Comando Provinciale di Perugia. Gli specialisti hanno lavorato su ogni reperto, cercando tracce biologiche che potessero restituire un’identità ai fuggitivi.

Il risultato è arrivato dopo settimane di analisi incrociate. Sul materiale repertato, i tecnici hanno isolato un profilo genetico preciso. Un profilo che corrispondeva a un 28enne originario di Padova, già notato negli archivi. Un’identità che ha permesso di ricostruire la notte del 10 novembre scorso e di dare un nome al principale esecutore materiale dei furti. Per lui è scattata la denuncia in stato di libertà per furto in abitazione. Un tassello che sembrava chiudere il cerchio, ma che in realtà ne apriva un altro, più tortuoso.

L’auto “rubata” e la svolta: dalla vittima alla complice

Le verifiche sull’auto utilizzata per il colpo hanno portato a una scoperta che ha ribaltato le posizioni. La vettura, infatti, era stata formalmente denunciata come rubata nei giorni precedenti da una 25enne residente in provincia di Ravenna. Sulla carta, la giovane era una vittima, spogliata del proprio mezzo dai malviventi. “Mi hanno rubato l’auto”, avrebbe raccontato agli investigatori. Ma gli accertamenti dei Carabinieri di Fossato di Vico hanno iniziato a far emergere contraddizioni.

Attraverso approfondimenti investigativi e incroci di dati, è emerso che tra la donna e il 28enne padovano esisteva un legame ben più solido di quanto dichiarato. Secondo la ricostruzione dei militari, la 25enne non sarebbe stata affatto derubata: avrebbe invece prestato volontariamente l’auto all’uomo, sapendo o dovendo ragionevolmente sapere che sarebbe stata utilizzata per scopi illeciti. Una volta scoperto il veicolo abbandonato e sequestrato, la donna avrebbe tentato di depistare le indagini fingendo il furto.

Un piano che si è rivelato fragilissimo di fronte al lavoro incrociato tra l’analisi scientifica e quella informativa. Ora la sua posizione giuridica si è capovolta: non più vittima, ma indagata. La Procura della Repubblica di Perugia ha ricevuto il fascicolo con le accuse, pesanti, di simulazione di reato e favoreggiamento personale. Per lei, così come per il 28enne, è scattato il deferimento in stato di libertà.

Un’indagine paziente tra scienza e territorio

L’operazione dei Carabinieri di Fossato di Vico restituisce l’immagine di un’investigazione che ha saputo combinare la reattività tipica delle pattuglie sul territorio con la pazienza certosina della scienza. L’inseguimento nel buio non aveva fermato i ladri, ma aveva bloccato le prove. E sono state quelle prove - la refurtiva, gli arnesi, i passamontagna e soprattutto il Dna - a parlare quando gli occupanti dell’auto avevano scelto il silenzio della fuga.

Per la comunità tra Fossato di Vico e Gubbio, quella notte di novembre resta il ricordo di un’allerta collettiva trasformata in un’operazione di polizia giudiziaria che, seppur senza un arresto in flagranza, è riuscita a ricostruire l’intera filiera del colpo: dal mezzo utilizzato fino ai complici rimasti in disparte. Un risultato che conferma come, anche quando i fuggitivi si perdono nel buio, il lavoro investigativo sappia accendere i riflettori nei giorni e nei mesi successivi.

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Federico Zacaglioni
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