28 Apr, 2026 - 12:00

Gubbio, maxi frode fiscale: due imprenditori denunciati e diverse segnalazioni per fatture false

Gubbio, maxi frode fiscale: due imprenditori denunciati e diverse segnalazioni per fatture false

La Guardia di Finanza di Perugia, al termine di una lunga indagine, ha smantellato un’associazione a delinquere, dedita a una sistematica frode fiscale e contributiva. Il meccanismo illecito, composto da otto persone e guidato da due imprenditori di Gubbio, coinvolgeva ben 63 aziende sparse su tutto il territorio nazionale, basato su un giro di fatture false che sfiora il milione di euro per abbattere i costi del lavoro.

Gubbio, giro di fatture false: la Gdf smantella un’associazione a delinquere che voleva abbattere i costi del lavoro

Al termine di una lunga attività investigativa portata avanti dalla Guardia di finanza di Perugia, 71 soggetti sono stati denunciati a piede libero alla Procura di Perugia: 63 per utilizzo di fatture false nelle dichiarazioni annuali e 8 per l’emissione dei documenti fittizi.

Questo è il bilancio dell'indagine che le Fiamme Gialle di Perugia hanno portato avanti, scoprendo un giro di fatture false per quasi un milione di euro, con una truffa ai danni di Inpa, Inail e Fisco. Il sodalizio, composto da otto persone e guidato da due imprenditori di Gubbio, come riferisce la Gdf in una nota, aveva allestito un sistema sofisticato per abbattere i costi del lavoro, sfruttando una rete di “agenti” operativi in sette regioni italiane.

L’organizzazione poteva contare su una vera e propria rete di venditori “porta a porta” dell’illecito: gli “agenti di zona” (anch’essi finiti nel registro degli indagati) operavano in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia. Il loro compito era individuare imprese clienti interessate a ridurre i costi del personale, operanti in settori ad alta intensità di manodopera come la ristorazione, le attività ricettive, i servizi di pulizia, l’edilizia e lo spettacolo.

La ricostruzione degli inquirenti

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Perugia, è partita da un primo monitoraggio effettuato dall’Inps e dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Perugia. In un secondo momento, i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Gubbio hanno condotto accertamenti economico-finanziari che hanno permesso di ricostruire l’intera architettura fraudolenta. L’attività ha consentito di recuperare a tassazione materia imponibile per oltre 200mila euro ai fini Iva e per più di 360mila euro per le imposte dirette.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due imprenditori eugubini (a capo dell’organizzazione illecita) avevano creato una ditta individuale e una società con sede a Gubbio che fungevano da schermo tra le aziende clienti e i dipendenti. L'azienda fantasma, in realtà, ometteva sistematicamente il versamento di contributi Inps, premi Inail, Ivae imposte sui redditi.

Grazie a questo stratagemma, le aziende clienti (63 in totale, sparse in varie regioni) ottenevano un duplice vantaggio illecito: il risparmio sulla manodopera tra il 25 e il 35% rispetto ai costi di mercato, potendo usufruire di tariffe orarie inferiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali e l’azzeramento totale delle tutele per i lavoratori, che venivano privati dell’attribuzione dei contributi pensionistici, delle garanzie assicurative Inail, delle visite mediche obbligatorie e di ogni aggiornamento professionale.

Oltre ai risvolti penali, è stata inoltrata una segnalazione all’Agenzia delle entrate per chiedere la chiusura della partita Iva della ditta e della società di Gubbio utilizzate come schermo per gli illeciti. La Procura della Repubblica valuterà l’applicazione delle sanzioni previste per la responsabilità amministrativa degli enti nei confronti delle imprese clienti.

Il comunicato delle Fiamme Gialle

A fronte di una parvenza di legalità - spiegano gli investigatori - venivano abbattuti impropriamente i costi del lavoro, evadendo le tasse e creando ingenti danni di tipo economico e previdenziale ai dipendenti, lasciandoli sostanzialmente senza tutela”.

L’attività si inserisce nel quadro della polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza - si legge nella nota del Comando Provinciale di Perugia - da sempre impegnata a reprimere le frodi fiscali, con particolare attenzione ai fenomeni di somministrazione illecita di manodopera, che danneggiano gravemente non solo le casse dell’Erario, ma soprattutto i diritti e il futuro dei lavoratori”.

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Emanuele Landi
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