Se c’è un punto che rende particolarmente delicata la questione dei nuovi impianti eolici previsti nel territorio di Gubbio, è quello del paesaggio.
Non si tratta di un dettaglio estetico o di una semplice preferenza culturale. Il paesaggio, in Italia, è un bene giuridico costituzionalmente protetto e rappresenta uno degli elementi identitari più forti di un territorio.
Nel caso eugubino il tema assume contorni ancora più sensibili perché i progetti attualmente in valutazione prevedono torri eoliche alte fino a 200 metri collocate sui crinali dell’Appennino che circondano la città.

La città medievale di Gubbio si sviluppa ai piedi della montagna in un equilibrio paesaggistico rimasto sorprendentemente intatto nel corso dei secoli.
Il profilo urbano è dominato dal monumentale Palazzo dei Consoli, che si staglia contro la dorsale appenninica creando uno dei panorami più riconoscibili dell’Italia centrale.
Questa relazione tra città storica e paesaggio montano non è casuale. È il risultato di una stratificazione storica che lega l’architettura urbana, il sistema agricolo e l’ambiente naturale in un unico quadro territoriale.
Proprio per questa ragione il paesaggio eugubino è stato sottoposto a vincolo paesaggistico già nel 1956, ben prima dell’attuale normativa ambientale.
Le turbine previste nei nuovi progetti eolici hanno dimensioni molto diverse rispetto agli aerogeneratori di prima generazione.
Le torri industriali più recenti possono raggiungere circa 200 metri di altezza complessiva, con rotori di dimensioni paragonabili all’apertura alare di un grande aereo.
Per comprendere la scala dell’intervento basta un confronto: il Palazzo dei Consoli, simbolo della città medievale, misura circa 60 metri.
Questo significa che le nuove pale eoliche previste sui crinali potrebbero essere oltre tre volte più alte del monumento che da secoli domina il profilo urbano di Gubbio.
Una differenza di scala che inevitabilmente solleva interrogativi sulla compatibilità con il paesaggio storico.
Nel dibattito sugli impianti eolici c’è un elemento che spesso viene sottovalutato: la posizione delle turbine sul territorio.
I progetti presentati prevedono la collocazione degli aerogeneratori lungo le dorsali montane che circondano la città.
Dal punto di vista tecnico questa scelta è legata alla maggiore esposizione ai venti. Dal punto di vista paesaggistico, però, i crinali rappresentano gli elementi strutturali del paesaggio appenninico.
Sono le linee dell’orizzonte che definiscono la percezione visiva di un territorio.
Installare torri alte 200 metri proprio su queste linee significa introdurre nel panorama elementi verticali dominanti che possono essere visibili a decine di chilometri di distanza.
A differenza di molte altre infrastrutture, le turbine eoliche non si integrano facilmente nel paesaggio.
Le dimensioni delle torri e il movimento continuo delle pale le rendono elementi estremamente riconoscibili.
Questo è uno dei motivi per cui in molti casi la giurisprudenza amministrativa ha considerato l’impatto visivo degli impianti eolici come uno dei fattori più rilevanti nella valutazione ambientale.
Quando gli aerogeneratori vengono collocati su crinali panoramici o in prossimità di centri storici, il rischio è quello di alterare in modo permanente la percezione del paesaggio.

Il tema dell’eolico mette inevitabilmente a confronto due esigenze diverse.
Da un lato c’è la necessità di accelerare la transizione energetica e aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Dall’altro emerge la tutela dei paesaggi storici che rappresentano una componente fondamentale dell’identità culturale ed economica di molte aree italiane.
Nel caso di Gubbio questo equilibrio appare particolarmente delicato.
Il paesaggio che circonda la città non è soltanto uno sfondo naturale, ma uno degli elementi che definiscono la sua attrattività turistica e il suo valore culturale.
Proprio per queste ragioni il dibattito sugli impianti eolici previsti attorno a Gubbio è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi.
La procedura di valutazione ambientale dovrà stabilire se progetti di questa dimensione siano compatibili con un territorio che da decenni è riconosciuto per il suo valore paesaggistico.
Non si tratta soltanto di decidere dove produrre energia rinnovabile. La questione riguarda anche quale modello di paesaggio e di sviluppo si vuole preservare per il futuro dell’Appennino eugubino.
Nel prossimo articolo analizzeremo un altro nodo cruciale della vicenda: gli impatti concreti degli impianti eolici sul territorio, dalle distanze dalle abitazioni alle modifiche della viabilità montana necessarie per l’installazione delle turbine.