Non tira un’aria positiva in casa Gubbio. I numeri, più delle sensazioni, raccontano una squadra in difficoltà profonda, intrappolata in una spirale che rischia di diventare pericolosa con il passare delle giornate. Quasi tre mesi senza vittoria, una classifica che si accorcia verso il basso e una produzione offensiva ai minimi termini stanno trasformando una stagione nata con altre ambizioni in una corsa contro il tempo.
I rossoblù hanno conquistato appena tre vittorie in venti gare, con undici pareggi e cinque sconfitte. Un ruolino che fotografa una squadra incapace di fare il salto di qualità, troppo spesso ancorata alla gestione difensiva e poco propensa a prendersi rischi. Nelle ultime cinque partite sono arrivati tre pareggi e due sconfitte, per un totale di tre punti: un bottino che pesa come un macigno.
La trasferta di ieri contro la Sambenedettese doveva rappresentare una possibile rinascita. Un match delicato, quasi da dentro o fuori, contro una squadra in difficoltà evidente sia sul piano dei risultati sia su quello tecnico. Il campo, però, ha restituito l’ennesima occasione sprecata: 0-0 il risultato finale, con il Gubbio che nella ripresa ha addirittura rischiato di uscire sconfitto, salvandosi solo grazie a una prestazione maiuscola del portiere Krapikas, decisivo nel mantenere la porta inviolata. Un punto che serve a poco. La classifica resta immobile e continua a fare paura.
Il pareggio di San Benedetto del Tronto lascia il Gubbio appaiato proprio alla Sambenedettese a quota 20 punti. Subito dietro c’è il Livorno, quartultimo in classifica con 19 punti, gli stessi del Perugia, che però al momento è fuori dalla zona rossa grazie a una migliore differenza reti. Una graduatoria cortissima, che non concede margini di errore e rende ogni partita uno snodo decisivo.
Il problema, però, non è solo la posizione in classifica, ma la sensazione di una squadra che fatica a cambiare passo. Il Gubbio sembra essersi adagiato su un calcio di contenimento, rinunciando progressivamente a proporre gioco. La fase difensiva resta l’unico vero punto fermo, ma quando diventa l’unico piano possibile, il rischio è quello di vivere costantemente in apnea.
Il punto conquistato contro la Sambenedettese non ha dato le risposte attese. Anzi, ha aumentato i dubbi. Nella ripresa, i marchigiani hanno avuto le occasioni migliori, mentre il Gubbio ha continuato a faticare terribilmente nel costruire azioni degne di questo nome. Senza Krapikas, probabilmente, oggi si parlerebbe di una sconfitta pesante anche sul piano psicologico.
Ora all’orizzonte c’è il derby contro il Perugia, trasferta che arriva nel momento peggiore possibile. I biancorossi sono reduci da due vittorie e un pareggio, e sembrano aver trovato una solidità mentale e organizzativa che al Gubbio, invece, manca da tempo. Un incrocio che vale più di tre punti, perché può indirizzare il destino di entrambe nella lotta per evitare i playout.
Il vero nodo della crisi del Gubbio resta però la fase offensiva. I numeri sono impietosi: zero gol segnati nelle ultime cinque partite. Un dato che dovrebbe già bastare a spiegare la situazione, ma che in realtà è solo la punta dell’iceberg.
Il problema principale è l’assenza di una struttura offensiva riconoscibile. Il Gubbio attacca quasi esclusivamente tramite contropiede o palla lunga, soluzioni che possono essere utili contro determinati avversari, ma che non possono rappresentare l’unica arma. Manca una manovra organizzata, mancano movimenti codificati, manca la capacità di creare superiorità negli ultimi trenta metri.
Mister Di Carlo ha costruito una squadra solida dietro, ma una volta superata la metà campo i rossoblù si spengono. Eppure, il materiale umano non manca. L’attacco può contare su profili di esperienza e qualità come Tommasini, La Mantia, Di Massimo e Spina, oltre ai giovani Minta e Ghirardello. Gli infortuni hanno inciso, ma non possono essere l’unica spiegazione.
La partita di ieri è emblematica. Nel primo tempo, con il consueto 3-5-2, l’unica conclusione nello specchio arriva da un tiro dalla distanza di Tommasini. Nella ripresa, l’unico vero squillo offensivo nasce dai piedi di Di Massimo, entrato però soltanto a dieci minuti dalla fine. Troppo tardi per incidere, nonostante sia uno dei pochi in grado di alzare il tasso tecnico della squadra.
Due tiri in porta contro una Sambenedettese in difficoltà sono troppo pochi. L’ultimo gol del Gubbio risale a cinque giornate fa, un rigore trasformato da Tommasini nel pareggio interno contro la Juventus Next Gen. Per ritrovare un gol su azione bisogna tornare addirittura al 7 novembre, nella gara pareggiata contro l’Ascoli, quando Carraro segnò da fuori area. Da allora sono passate sette partite.
In stagione i gol segnati sono appena 15: peggio ha fatto solo la Torres penultima con 14, mentre il Pontedera ultimo ha realizzato lo stesso numero. Ma l’arsenale offensivo del Gubbio è nettamente superiore a quello di molte dirette concorrenti. Ed è proprio questo a far sorgere interrogativi pesanti.
La tifoseria rossoblù è sempre più spazientita. La paura è che questa deriva, se non corretta in tempi rapidi, possa trasformarsi in un problema serio. La zona playout è lì, a un passo. E una volta messi i piedi nelle sabbie mobili, uscirne diventa tremendamente complicato. Domenica, nel derby contro il Perugia, servirà qualcosa di più di un pareggio difensivo: servirà una risposta vera, sul campo e nelle idee.