12 May, 2026 - 10:23

Gubbio, si va verso la continuità tecnica: conferme in arrivo per Di Carlo e Leo

Gubbio, si va verso la continuità tecnica: conferme in arrivo per Di Carlo e Leo

Le riserve sono ormai prossime a essere sciolte. Le ufficialità dovrebbero arrivare soltanto dopo la Festa dei Ceri, appuntamento simbolico e identitario per la città di Gubbio, ma il futuro del club rossoblù sembra già delineato. Salvo colpi di scena dell’ultima ora, il presidente Sauro Notari sarebbe orientato a prolungare il contratto del direttore sportivo Mauro Leo, in scadenza il prossimo 30 giugno, e a confermare sulla panchina rossoblù mister Domenico Di Carlo, il cui rinnovo automatico di un anno è già scattato grazie al raggiungimento dei playoff.

Una scelta che va nella direzione della continuità tecnica e gestionale, ma che inevitabilmente divide la piazza dopo una stagione vissuta tra alti e bassi. L’ottavo posto conquistato all’ultima giornata ha permesso al Gubbio di accedere agli spareggi promozione, ma il cammino si è interrotto immediatamente con l’eliminazione al primo turno contro il Pineto. Un epilogo che ha lasciato più interrogativi che certezze.

Nel bilancio complessivo restano certamente le vittorie nei derby, successi che a Gubbio hanno sempre un peso specifico particolare, ma che non possono bastare per accendere entusiasmo attorno a una squadra che negli ultimi anni sembra essersi progressivamente allontanata dalla propria gente. La sensazione, infatti, è che il club rossoblù si trovi oggi davanti a un bivio importante: continuare a galleggiare nella media della Serie C oppure provare finalmente a costruire un progetto più ambizioso e identitario.

Quali ambizioni per il futuro del Gubbio?

La conferma di Di Carlo e Mauro Leo, se da un lato garantisce stabilità, dall’altro apre inevitabilmente a profonde riflessioni sul futuro tecnico del club. Perché se allenatore e direttore sportivo resteranno al proprio posto, la rosa sarà invece destinata a cambiare radicalmente ancora una volta.

Come già accaduto nelle passate stagioni, molti giovani arrivati in prestito lasceranno Gubbio per fare ritorno ai rispettivi club di appartenenza. Ma non solo. La società starebbe valutando anche una significativa operazione di ridimensionamento del monte ingaggi, con diversi calciatori sotto contratto destinati a salutare, soprattutto quelli considerati economicamente più pesanti.

Una rivoluzione che rischia di riportare il club esattamente al punto di partenza, come avvenuto praticamente ogni estate negli ultimi anni. Il grande limite del progetto rossoblù, infatti, è stato proprio quello di non essere riuscito a costruire uno zoccolo duro duraturo, una base tecnica e caratteriale sulla quale edificare un percorso di crescita nel tempo. La scelta di affidarsi costantemente a prestiti e operazioni annuali ha consentito al club di mantenere una certa sostenibilità economica, ma ha inevitabilmente impedito la creazione di una vera identità tecnica.

E i risultati si vedono anche fuori dal campo. Il rapporto tra la tifoseria e la società appare sempre più freddo. L’immagine dello stadio Pietro Barbetti spesso semi-deserto è diventata il simbolo di una distanza emotiva che anno dopo anno si è ampliata. Oggi il Gubbio sembra aver perso quel forte radicamento popolare che in passato rappresentava uno dei principali punti di forza del club.

Un problema che non riguarda soltanto i risultati sportivi ma anche le infrastrutture. La questione stadio continua infatti a pesare enormemente. La particolare posizione del settore ospiti rende spesso il Barbetti un impianto poco favorevole alla squadra di casa, con i tifosi rossoblù relegati troppo lontani dal terreno di gioco rispetto alle tifoserie avversarie. Una situazione che negli anni ha alimentato polemiche e malumori.

A tutto questo si aggiunge il tema della convenzione dello stadio, in scadenza nei prossimi mesi. Il Comune di Gubbio ha già pubblicato un avviso esplorativo finalizzato all’acquisizione di manifestazioni d’interesse per l’affidamento della concessione dal primo luglio 2026 al 30 giugno 2028. Anche sul piano strutturale, però, il Barbetti necessita di interventi importanti. L’impianto appare datato e bisognoso di lavori di riqualificazione che possano renderlo più moderno, funzionale e soprattutto più vicino alle esigenze del calcio contemporaneo.

Una squadra poco spettacolare e un entusiasmo da ricostruire

Anche sul piano strettamente tecnico la stagione appena conclusa non ha lasciato particolari emozioni. Il Gubbio di Di Carlo è stato una squadra pragmatica, organizzata e solida difensivamente, ma raramente brillante. I numeri parlano chiaro: quarta miglior difesa e terzo peggior attacco. 

Un calcio estremamente conservativo, costruito più sull’equilibrio che sulla proposta offensiva. Una filosofia che ha permesso ai rossoblù di restare competitivi nella corsa playoff ma che non è riuscita a coinvolgere il pubblico. Le partite del Barbetti, troppo spesso, si sono trasformate in gare bloccate, povere di spettacolo e intensità emotiva.

E il confronto con il passato diventa inevitabile. Le immagini riproposte nei giorni scorsi in occasione delle celebrazioni per i quindici anni dalla storica promozione in Serie B hanno riacceso nostalgia e malinconia tra i tifosi. Quella era una città in festa, uno stadio pieno, una squadra profondamente identificata con il territorio e con la propria gente. Oggi il clima appare completamente differente.

Sul piano sportivo il dato che più pesa è probabilmente quello relativo ai playoff. Nelle ultime tre stagioni il Gubbio è sempre uscito al primo turno, senza mai riuscire a compiere il salto di qualità. Nelle ultime due annate, inoltre, i rossoblù hanno chiuso entrambe a quota 48 punti, segnale evidente di una squadra rimasta sostanzialmente stabile nel rendimento ma incapace di crescere realmente. Per riaccendere entusiasmo servirà molto più di una semplice conferma tecnica. Servirà una visione diversa, capace di restituire identità, appartenenza e ambizione a un ambiente che oggi appare distante e disilluso.

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Lorenzo Farneti
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