Questa sera alle ore 18 il Gubbio torna tra le mura amiche dello stadio Stadio Pietro Barbetti per affrontare il Carpi nella trentesima giornata del Girone B di Serie C. Una sfida che profuma di snodo cruciale, con punti pesanti in palio tanto in chiave playoff quanto nella corsa alla salvezza.
Gli eugubini arrivano all’appuntamento sulle ali dell’entusiasmo dopo l’importante successo esterno per 1-0 contro il Guidonia Montecelio, vittoria che ha rilanciato le ambizioni della squadra di Di Carlo. Di fronte, però, ci sarà un Carpi ferito, reduce dal netto 3-0 incassato contro l’Ascoli, seconda forza del campionato. La classifica racconta di un Gubbio nono a quota 36 punti, a sole tre lunghezze dal quinto posto, e di un Carpi quattordicesimo a 32, fuori dalla zona playout ma ancora tutt’altro che al sicuro.
Capitolo formazioni, con scelte che potrebbero incidere in maniera significativa sull’economia del match.
Mister Di Carlo sembra intenzionato a cambiare qualcosa negli interpreti ma non nell’assetto tattico: confermato il 3-5-2. Tra i pali spazio a Bagnolini, che prenderà il posto di Krapikas. In difesa torna Bruscagin, destinato a occupare il ruolo di braccetto destro; Baroncelli verrà spostato al centro della linea a tre, mentre Di Bitonto agirà sul centrosinistra. Possibile turno di riposo per capitan Signorini, scelta che conferma la volontà di gestire le energie in questo momento delicato.
A centrocampo Podda dovrebbe essere confermato sulla corsia destra, con Murru a presidiare la fascia opposta. Davanti alla difesa si rivede Carraro dal primo minuto, elemento chiave per geometrie ed equilibrio, affiancato da Saber e Djankpata, chiamati a garantire corsa e inserimenti. Un reparto che dovrà vincere il duello fisico e tecnico contro la mediana avversaria.
In attacco, dopo il gol decisivo contro il Guidonia, Ghirardello è pronto a fare coppia con Di Massimo. Il primo porta peso e presenza in area, il secondo qualità e tempi di gioco: un tandem complementare che potrebbe mettere in difficoltà la retroguardia biancorossa.
Sul fronte Carpi, Cassani perde Casarini ma ritrova elementi importanti come Cecotti, Giani, Gaddini e Amayah. I biancorossi dovrebbero schierarsi con il 3-4-1-2. In porta Sorzi. Difesa a tre con Zagnoni, Benvenuto e Cecotti, chiamati a riscattare la prova opaca dell’ultima giornata. A centrocampo spazio a Figoli e Amayah in mezzo, con Rigo a sinistra e Tcheuna a destra sulle corsie. Dietro le due punte dovrebbe agire Pietra, incaricato di collegare i reparti e accendere la manovra offensiva. Davanti coppia formata da Stanzani e Gaddini, attaccanti mobili e bravi ad attaccare gli spazi.
GUBBIO (3-5-2): Bagnolini; Bruscagin, Baroncelli, Di Bitonto; Podda, Saber, Carraro, Djankpata, Murru; Ghirardello, Di Massimo. Allenatore: Di Carlo.
CARPI (3-4-1-2): Sorzi; Zagnoni, Benvenuto, Cecotti; Tcheuna, Figoli, Amayah, Rigo; Pietra; Stanzani, Gaddini. Allenatore: Cassani.
A dirigere l’incontro sarà il signor Giacomo Rossini di Torino, coadiuvato dagli assistenti Giuseppe Bosco di Lanciano e Domenico Lombardi di Chieti. Quarto ufficiale Leonardo Di Mario di Ciampino, operatore Fvs Elia Tini Brunozzi di Foligno. Per Rossini si tratta del primo anno in Lega Pro e non risultano precedenti con il Gubbio: un fattore che aggiunge ulteriore curiosità a una gara che si preannuncia intensa.
La vittoria di Guidonia ha restituito certezze al Gubbio. Una prova di maturità, sporca quanto basta, decisa dal guizzo di Ghirardello e da una tenuta difensiva finalmente solida. Di Carlo ha chiesto continuità e il match contro il Carpi rappresenta il banco di prova ideale per capire se la squadra abbia davvero cambiato passo.
Il dato che più colpisce è la compattezza ritrovata: linee strette, densità in mezzo al campo e capacità di colpire nei momenti chiave. Il 3-5-2 eugubino si è rivelato un vestito su misura, capace di garantire equilibrio e allo stesso tempo sbocchi offensivi sugli esterni.
Il Carpi, invece, arriva da una battuta d’arresto pesante ma maturata contro un avversario di alto livello. La squadra di Cassani ha mostrato fragilità difensive, ma resta formazione insidiosa soprattutto nelle ripartenze e nelle giocate tra le linee. Con soli quattro punti di margine sulla zona calda, ogni partita diventa una finale.