Non una semplice rassegna di eventi, ma un percorso condiviso, profondo e identitario. Così è stato presentato il programma delle iniziative culturali legate a “Gubbio 2026. Nel segno di Francesco”, nel corso della conferenza stampa ospitata dalla Fondazione Perugia a Palazzo Graziani.
Un cammino che, come ha sottolineato Cristina Galassi, «segna l’inizio concreto del percorso verso le celebrazioni degli ottocento anni dalla morte di San Francesco», con un ringraziamento esplicito alla Fondazione Perugia per «il supporto costante e convinto» che ha reso possibile la progettazione e la realizzazione delle prime iniziative.
Al centro del programma c’è la mostra “Francesco e Frate Lupo”, già in corso e ora prorogata fino al 19 aprile, scelta che testimonia il forte interesse di pubblico e critica.
Luigi Mammoccio, responsabile delle Gestioni Museali di Opera Laboratori, ha fornito dati eloquenti: «Ad oggi abbiamo superato i 10.300 visitatori, con una media di 250 al giorno nel periodo festivo e picchi di 400-450 presenze». Numeri che, ha spiegato, hanno reso doverosa la proroga: «Sarebbe stato un peccato avviare le celebrazioni dell’Ottocentenario senza una mostra così centrale».
Una decisione non semplice dal punto di vista organizzativo, perché la mostra si sviluppa su tre sedi espositive e coinvolge prestiti, accordi e logistica complessa, ma che è stata portata avanti con convinzione «come riconoscimento alla bontà scientifica del progetto».
Uno dei nuclei più originali del programma è il ciclo di conversazioni “Nella tana del lupo. Storie, simboli e attualità di un animale tra immaginario e realtà”, presentato da Cristina Galassi come spazio culturale trasversale, capace di unire scienza, simbolo e attualità.
«Non guardiamo il lupo da fuori, con paura – ha spiegato – ma entriamo nella tana per comprenderlo». Un cambio di prospettiva netto, che vuole superare la visione stereotipata per affrontare il lupo come animale reale, come simbolo e come metafora.

Il ciclo, che partirà il 17 gennaio e si svilupperà fino ad aprile, è frutto della collaborazione tra Biblioteca Sperelliana, Università di Perugia, Università per Stranieri, Diocesi e comunità francescana, in quello che Galassi ha definito «un vero lavoro corale, un lavoro di comunità».
Il primo incontro sarà dedicato ai “santi pacificatori”, con la presenza dell’abate di Montevergine, padre Riccardo Luca Guariglia, insieme al vescovo Luciano Paolucci Bedini.
«Non c’è solo San Francesco rappresentato con il lupo – ha ricordato Galassi – ma anche San Guglielmo da Vercelli, raffigurato con il lupo ai piedi». Un modo per allargare lo sguardo e comprendere come il tema della pacificazione attraversi la storia della spiritualità cristiana.
Il lupo, ha spiegato Galassi, è il punto di partenza per affrontare temi molto più ampi: il rapporto con il creato, la conservazione, la convivenza, ma anche il bene e il male, la paura, il conflitto.
«L’abbraccio tra Francesco e il lupo è un messaggio di riconciliazione che torna attuale oggi». Non come fiaba, ma come chiave di lettura del presente.
Il percorso culminerà a novembre con un convegno internazionale, curato dal professor Filippo Paciotti, che porterà a Gubbio studiosi da diversi ambiti disciplinari.
Accanto a questo, sono già calendarizzati incontri con l’Università della Terza Età, attività per le scuole, iniziative con le associazioni culturali del territorio. Un programma che, come è stato ricordato, è in costruzione dal luglio 2024 e continuerà ad arricchirsi.
Federico Fioravanti ha confermato una novità strategica: il complesso del Convento di San Francesco diventerà il fulcro del Festival del Medioevo 2026.
«Abbiamo voluto dare centralità a Francesco non solo simbolica ma anche fisica», ha spiegato, annunciando che il complesso sarà polo espositivo, culturale e di incontro. Sono inoltre in fase di progettazione altri eventi espositivi che si innesteranno dopo la proroga della mostra.

Il filo rosso di tutti gli interventi è stato chiaro: Francesco non come icona del passato, ma come lente per leggere il presente.
«Non guardiamo a Francesco come a qualcosa di lontano – ha sottolineato Galassi – ma come a una chiave per comprendere le problematiche del mondo attuale». Il lupo, la pace, il dialogo, la custodia del creato: temi antichi eppure drammaticamente contemporanei.
Comune, Diocesi, Università, Fondazione, comunità francescana, operatori culturali: tutti coinvolti in un progetto che si configura come laboratorio di pensiero, identità e responsabilità.
Non celebrazione formale, ma processo vivo. Non marketing culturale, ma costruzione di senso.
Gubbio si prepara così al 2026 non con un cartellone, ma con una visione: quella di una città che sceglie di interrogarsi, di dialogare e di proporre al mondo il messaggio più difficile e necessario di tutti: trasformare il lupo in fratello.