Un patrimonio artistico rimasto celato per secoli sta lentamente riemergendo nella chiesa di San Donato a Gualdo Tadino.
Grazie a un’attività di indagine avviata su intuizione del restauratore Massimiliano Barberini, stanno venendo alla luce affreschi medievali occultati sotto strati di scialbature e intonaci sovrapposti nel tempo.
Il lavoro procede con metodo e prudenza, ma i primi risultati restituiscono già un quadro di grande interesse storico e artistico. Le superfici interne della chiesa, in particolare lungo la navata, si stanno rivelando una vera e propria stratigrafia pittorica, capace di raccontare secoli di trasformazioni.
La chiesa di San Donato presenta una caratteristica fondamentale: ha conservato in larga parte gli intonaci originari, elemento tutt’altro che scontato in edifici così antichi. I muri perimetrali lungo la navata sono suddivisi in campate, scandite da lesene e semicolonne che sostengono la struttura delle volte.
Nel tempo, alcune modifiche hanno interessato l’edificio, in particolare la realizzazione di quattro nicchie. Una di queste, di dimensioni maggiori, è stata affrescata nel XVI secolo da Bernardo, nipote di Matteo da Gualdo. Nonostante questi interventi, gran parte delle superfici sottostanti è rimasta intatta.
Un ruolo decisivo lo hanno avuto gli altari lignei provenienti da altre chiese, collocati semplicemente in appoggio alle pareti senza alterare gli intonaci. Questa soluzione ha finito per preservare, inconsapevolmente, le decorazioni più antiche.
Le operazioni di ricerca si basano su una tecnica precisa e consolidata: la saggiatura delle superfici. Si tratta di interventi puntuali che permettono di verificare la presenza di affreschi sotto gli strati più recenti.
I restauratori realizzano piccoli saggi, generalmente quadrati di circa dieci centimetri per lato, disposti in sequenze parallele. Gli strati coprenti vengono rimossi con bisturi a lama mobile, lavorando con estrema cautela per preservare la pellicola pittorica.
Le indagini sono iniziate dal fondo della chiesa, in prossimità dell’ingresso principale, e stanno avanzando progressivamente verso l’altare maggiore. Al momento, è possibile operare soprattutto ai lati delle campate, poiché le parti centrali risultano ancora coperte da altari lignei e da un dipinto murale dei primi del Novecento raffigurante il Battesimo di Cristo.

I primi saggi hanno portato alla luce due grandi immagini affrescate, ben diverse dai piccoli affreschi votivi solitamente presenti in contesti simili. Si tratta di rappresentazioni di ampio respiro, che occupano intere superfici murarie fino alle aperture circolari del sottogronda.
Le opere sono databili, in via preliminare, tra il XIV e l’inizio del XV secolo, probabilmente realizzate durante una fase di sopraelevazione dell’edificio. Questo dato suggerisce l’esistenza di un progetto decorativo più ampio, legato a un momento di particolare vitalità della chiesa.
Proseguendo verso l’altare principale, sono emerse ulteriori scene pittoriche, anche se in parte limitate dalla presenza di un grande altare ligneo dorato proveniente dalla chiesa di San Francesco.
Il rinvenimento più sorprendente è avvenuto nella campata frontale all’ingresso minore. Qui, accanto a un altare ligneo proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino, è emersa inizialmente una decorazione cosmatesca a motivi geometrici.
Successivamente, proseguendo le indagini, è apparso il volto di una santa, caratterizzato da tratti stilistici che potrebbero risalire alla seconda metà del XIII secolo. Se questa datazione sarà confermata dagli studi, si tratterebbe di una delle testimonianze pittoriche più antiche della zona, nonché di un ritrovamento di grande rarità.
Il lavoro di ricerca è ancora in corso. Restano da indagare le due campate più vicine all’abside, dove la presenza di nicchie realizzate in epoche successive potrebbe aver compromesso parte delle decorazioni originarie.
Nonostante ciò, ampie superfici risultano ancora intatte e potenzialmente ricche di nuovi elementi pittorici. La domanda che accompagna questa fase è inevitabile: quanti altri affreschi attendono ancora di essere scoperti?
Le scoperte nella chiesa di San Donato a Gualdo Tadino dimostrano quanto il patrimonio storico possa ancora riservare sorprese. Il lavoro di Massimiliano Barberini rappresenta un contributo prezioso alla valorizzazione dell’identità culturale del territorio.
Attraverso interventi puntuali e una ricerca attenta, frammenti di storia tornano alla luce, offrendo nuove prospettive di studio e restituendo alla comunità un patrimonio rimasto nascosto per secoli.