Assisi per tre giorni è stata al centro del confronto europeo sulle politiche ambientali e industriali legate alla transizione verde. Con la chiusura dei lavori della Commissione Enve del Comitato europeo delle Regioni, l’Umbria si accredita come laboratorio operativo per l’attuazione del Green Deal, puntando su equilibrio tra sviluppo energetico e tutela del territorio. Al centro del dibattito il nodo, anche economico, dell’installazione degli impianti rinnovabili e della loro integrazione nei contesto paesaggistici, tema che incide su investimenti, autorizzazioni e consenso locale. La presidente Stefania Proietti rivendica il ruolo delle amministrazioni territoriali nella definizione delle politiche comunitarie, sottolineando come la governance multilivello resti decisiva per accelerare la transizione senza bloccare i territori. Dalla gestione delle risorse naturali alla riconversione industriale, emerge una linea che lega sostenibilità e competitività, con l’obiettivo di trasformare vincoli ambientali in leve di crescita e attrazione di capitali.
![]() | ![]() |
I lavori della conferenza “Realizzare la transizione verde in tempi di crisi: valorizzare il patrimonio” si sono conclusi alla Domus Pacis di Assisi, portando in primo piano la necessità di un equilibrio tra impianti per l'energia rinnovabile e tutela dell'ambiente. Alla presenza della Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e dell'assessore regionale all'Ambiente Thomas De Luca, l'incontro ha delineato i tratti di quella che le istituzioni locali definiscono la "Via umbra alla sostenibilità ecologica". Un confronto basato su progetti concreti messi a disposizione di oltre 150 leader locali e regionali giunti da tutta Europa, guidati da Konstantinos Bakoyannis, presidente della Commissione Enve ed ex sindaco di Atene.
Le buone pratiche del territorio sono state mostrate direttamente sul campo attraverso tre percorsi specifici dedicati ai delegati europei. Tra questi spicca il Progetto SIERO a Balanzano, un modello di economia circolare a costo zero sviluppato dal Gruppo Grifo Agroalimentare con Arpa Umbria e illustrato da Andrea Sconocchia. Il sistema trasforma un rifiuto dell'industria lattiero-casearia in risorsa per la bonifica delle acque sotterranee, un'innovazione già presentata alla Cop30 in Brasile grazie alla cooperazione con ITS Umbria Academy e Ramboll Italy.
Parallelamente, i delegati hanno approfondito la resilienza climatica con il progetto URACC (Umbria Region Adaptation to Climate Change), focalizzato sul monitoraggio meteorologico e sulla prevenzione di frane e alluvioni. Un terzo percorso ha invece condotto i leader europei all'isola Polvese sul lago Trasimeno, sotto la guida dell'assessora Simona Meloni e di Michele Sbaragli di Arpa Umbria, per analizzare gli effetti del cambiamento climatico e delle specie invasive sulla biodiversità lacustre.
![]() | ![]() |
Il baricentro politico della sessione è stato l'adozione all'unanimità del parere sul riesame delle politiche ambientali dell'UE, che ha visto come relatrice la presidente Stefania Proietti e come esperto l'assessore Thomas De Luca. Il documento parte da un riscontro economico severo: la mancata attuazione delle norme comunitarie costa all'Unione Europea ben 180 miliardi di euro all'anno in spese sanitarie, morti premature e perdita di servizi ecosistemici. Di contro, il deficit di investimenti necessario per la piena attuazione del Green Deal si attesta a 122 miliardi annui. Ogni due euro investiti oggi per chiudere questo divario generano fino a tre euro di risparmi futuri.
La sfida della transizione ricade in gran parte sulle spalle delle autorità locali. I dati emersi indicano che le regioni e le città attuano il 70% delle politiche di mitigazione climatica e il 90% di quelle di adattamento, spendendo 8 euro su 10 dei fondi europei ambientali. Esiste tuttavia un ostacolo strutturale rilevante: 7 comuni su 10 denunciano una grave carenza di personale tecnico esperto, un limite che rallenta l'efficacia dei progetti sul territorio. Nel corso della mattinata di chiusura si è tenuto anche un corso di formazione per i giornalisti incentrato su queste dinamiche.
![]() | ![]() |
Per superare le oltre 300 procedure di infrazione ambientale attive in Europa, il parere approvato ad Assisi chiede un profondo cambio di paradigma istituzionale: passare dal monitoraggio punitivo all'assistenza proattiva. Si propone l'introduzione dell'earmarking, un meccanismo per trattenere i proventi delle sanzioni ambientali direttamente sui territori colpiti, destinandoli a opere di mitigazione. Viene inoltre respinto il gold plating, ovvero la tendenza degli Stati membri ad aggiungere strati di complessità burocratica nel recepimento delle direttive europee.
Tra le risposte avanzate figura il progetto pilota "Erasmus Green Regions and Cities", pensato per ospitare giovani tirocinanti negli enti locali e potenziare le competenze interne. Il documento affronta anche la gestione idrica, richiedendo fondi diretti ai comuni per i sistemi di depurazione e un bando progressivo per le sostanze pericolose come i PFAS a catena lunga. Viene inoltre promosso lo sviluppo della carbonio-coltura nei suoli agricoli per garantire nuove fonti di reddito ai produttori, mentre sul fronte dei rifiuti si punta a ridurre il divario tra i Paesi che dipendono dalle discariche e quelli che abusano degli inceneritori.
Il testo finale, che passerà al voto della plenaria a Bruxelles il 13 e 14 ottobre dopo l'integrazione di 13 emendamenti di compromesso, tutela anche la legalità contro le ecomafie. A chiusura dei lavori, dopo i saluti del sindaco di Assisi Valter Stoppini e della vicepresidente della Provincia di Perugia Laura Servi, la presidente Stefania Proietti ha espresso la sua soddisfazione: “La partecipazione ampia e qualificata conferma il ruolo essenziale delle istituzioni locali e regionali: non c'è Europa senza Regioni. La scelta di Assisi porta con sé un forte valore simbolico, perché Assisi parla al mondo di pace, di dialogo e di cura del creato”.