Il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore fotografa un’Umbria in affanno, dove il Patto Avanti mostra già i primi concreti segni di logoramento dopo due anni di governo. Nel confronto tra i capoluoghi, Stefano Bandecchi - che il centrosinistra locale ha scelto come nemico giurato da isolare - si piazza al 50esimo posto tiene e supera di circa 30 posizioni Vittoria Ferdinandi, che mette insieme un 80esimo posto da fondo classifica, ribaltando una narrazione di comunicazione che descriveva la sindaca di Perugia come amatissima e che sembrava favorevole al Patto Avanti.
Il dato pesa ancora di più perché arriva mentre anche Stefania Proietti arretra nel gradimento regionale, segno che l’entusiasmo iniziale si è consumato in fretta. L’Umbria che doveva essere il laboratorio del campo largo si ritrova invece con amministrazioni sotto pressione, consenso più fragile e una sfida politica che si sposta dai proclami ai numeri. Bandecchi resiste all’assedio, Ferdinandi perde terreno e la Regione paga il conto di una fase che i cittadini sembrano giudicare con severità.
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I dati raccolti da Noto Sondaggi per il quotidiano economico, attraverso interviste condotte tra il 2 aprile e il 26 giugno 2026, svelano un panorama politico mutato. Quello che la narrazione pubblica locale, pompata dagli esperti di comunicazione con modelli analitici evidentemente più utili alla campagna elettorale che al governo, indicava come il modello perfetto del campo largo si scontra oggi con la complessa realtà dell'amministrazione straordinaria e ordinaria delle città. La cosiddetta “luna di miele” tra gli amministratori del Patto Avanti e i cittadini si è interrotta, lasciando spazio a una disaffezione che colpisce in modo diretto i volti principali della coalizione.
Le criticità legate alla gestione quotidiana della sicurezza, alla manutenzione del territorio, alla politica degli investimenti e all'erogazione dei servizi essenziali iniziano a presentare il conto. A risentirne sono soprattutto le giunte che avevano impostato la propria campagna elettorale su forti presupposti ideologici, le quali ora faticano a tradurre le promesse in riforme visibili. Al contrario, le realtà civiche e le formazioni considerate esterne ai blocchi tradizionali mostrano una inattesa capacità di tenuta dinanzi alle fibrillazioni dell'elettorato.
L'analisi dei risultati disaggregati evidenzia come la strategia politica attuata dall'asse perugino nei confronti di Terni abbia prodotto l'effetto opposto a quello auspicato. Da mesi, il centrosinistra umbro ha tentato la strategia di scegliere il nemico ternano e di isolare l'amministrazione guidata da Stefano Bandecchi, descrivendola come un'anomalia da relegare ai margini dello sviluppo regionale. Questa forte polarizzazione si è tuttavia trasformata in un moltiplicatore di solidità della sua base per il leader di Alternativa Popolare.
Stefano Bandecchi si attesta al 53° posto della classifica nazionale dei sindaci, mantenendo un gradimento del 53%. Rispetto al momento della sua elezione nel 2023, quando aveva ottenuto il 54,8%, la flessione registrata è del -1,8%. Ma la base che lo ha eletto tiene. I dati dimostrano che la comunità ternana ha interpretato i tentativi di isolamento economico e infrastrutturale come un attacco al territorio stesso, compattandosi attorno al proprio sindaco e garantendogli una solida base di resistenza politica.
Lo scenario rilevato nel capoluogo di regione appare diametralmente opposto e mina le fondamenta della comunicazione del centrosinistra. Vittoria Ferdinandi, indicata a livello nazionale come punto di riferimento del nuovo corso progressista, subisce una forte battuta d'arresto. La sindaca di Perugia scivola all'80° posto, posizionandosi nella parte più bassa della graduatoria dei sindaci italiani.
Il consenso della prima cittadina perugina si ferma al 48,5%, facendo registrare una perdita netta di 3,6 punti percentuali rispetto al 52,1% registrato il giorno delle elezioni del 2024. Il superamento della soglia psicologica del 50% certifica le prime grandi difficoltà della giunta del capoluogo, percepita dai residenti come più attenta ai palcoscenici della politica romana che alle concrete istanze del territorio. Il confronto con Terni diventa così un dato politico ineludibile: Bandecchi distacca la collega di quasi trenta posizioni e di 4,5 punti percentuali.
Le difficoltà delle amministrazioni comunali trovano una sponda speculare e ancor più marcata nella governance della Regione Umbria. Anche la presidente Stefania Proietti mostra segni evidenti di cedimento nel rapporto con l'elettorato. All'interno della rilevazione odierna del Sole 24 Ore, la governatrice si posiziona al 14° posto con un gradimento del 49%, registrando un calo del -2,1% rispetto al 51,1% del giorno della sua proclamazione.
Questo quadro di difficoltà strutturale trova conferma nei dati diffusi dall'ultimo sondaggio Swg-Ansa, pubblicato la mattina di mercoledì 13 maggio. In quella sede, l'arretramento di Stefania Proietti appare ancora più vistoso: la presidente scivola al 45% dei consensi. Sebbene mantenga formalmente il sesto posto ex aequo con il presidente dell'Emilia-Romagna Michele De Pascale, l'agenzia di stampa sottolinea come il suo calo di 8 punti percentuali rispetto al 2025 rappresenti “la flessione più marcata registrata tra tutti i presidenti di Regione presi in esame”. Un arretramento che supera le perdite di altri amministratori in difficoltà come Eugenio Giani in Toscana (-5%) e Alessandra Todde in Sardegna (-4%).
I dati umbri si inseriscono in un contesto italiano segnato da forti scostamenti rispetto alle tornate elettorali precedenti. Nella classifica dei sindaci spicca l'affermazione di Sara Funaro a Firenze, che mantiene la vetta con il 60,5% di consensi stabili. Al secondo posto si colloca Marco Fioravanti ad Ascoli Piceno con il 65%, pur scontando un calo del -8,9%, seguito da Gaetano Manfredi a Napoli al 62,9% (+1,1%). All'estremo opposto della classifica si posiziona Giacomo Tranchida a Trapani, fanalino di coda al 38% con una flessione del -4,5%.
A livello regionale la vetta è occupata da Antonio Decaro (Puglia) al 64%, tallonato da Alberto Stefani (Veneto) al 64,4% e da Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia) al 64%. I movimenti più significativi della graduatoria regionale riguardano però i crolli verticali di Francesco Roberti in Molise, che fa registrare un netto -20,2%, e di Francesco Rocca nel Lazio, in flessione del -11,9%. Numeri che confermano come la fase politica attuale veda i cittadini giudicare l'operato degli amministratori con crescente rigore e senza sconti per le coalizioni di appartenenza.