Nessun effetto speciale riesce più a mascherare il rosso nei conti della sanità umbra. L’aria è tesa tra palazzo Donini e i banchi del Consiglio, dove maggioranza e opposizioni si affrontano a colpi di cifre, dichiarazioni incendiarie e memorie da far tornare alla mente. Il bilancio sanitario traballa sotto il peso di un disavanzo che si è fatto cifra e simbolo di una stagione amministrativa che nessuno vuole intestarsi. Tra chi prova a riscrivere la manovra fiscale e chi chiede di annullarla del tutto, il confronto si fa serrato. E i cittadini, intanto, osservano da bordo campo mentre il campo da gioco diventa sempre più affollato.
Alla luce degli ultimi riscontri tecnici sui conti della sanità, l’amministrazione regionale ha deciso di tornare al tavolo con una serie di incontri operativi. L’intenzione è quella di rimettere mano agli equilibri finanziari messi a dura prova dal bilancio del quarto trimestre 2024, che ha sollevato più di un campanello d’allarme nei corridoi di Palazzo Donini.
Il quadro emerso dalla verifica dei conti non è certamente accomodante: il bilancio del sistema sanitario umbro chiude il 2024 con una voragine da 34 milioni di euro. A questa cifra si aggiungono 39 milioni connessi al fondo di dotazione delle aziende sanitarie, per un fabbisogno che sfiora i 73 milioni complessivi. La Giunta ha fatto sapere che, per la seconda voce, si sta valutando un piano di rientro dilazionato nel tempo, anche se le norme attuali non consentono lo stesso trattamento per il deficit annuale. Una disparità normativa che complica ulteriormente una gestione già in affanno.
Gli ultimi ritocchi alle aliquote fiscali hanno alzato la temperatura nei corridoi della politica umbra, scatenando una vera e propria bagarre istituzionale. I gruppi di minoranza, per nulla convinti delle giustificazioni fornite dalla Giunta, hanno occupato simbolicamente l’aula del Consiglio regionale. Un gesto che punta il dito contro una misura giudicata iniqua e sproporzionata, soprattutto per chi già fa fatica a tenere in equilibrio i conti familiari. Dal canto suo, l’esecutivo assicura di voler imbastire un provvedimento calibrato, capace di tenere conto delle esigenze dei redditi medio-bassi, senza però cedere alla tentazione del facile consenso.
Il calendario impone il suo ritmo serrato: la data ultima per sistemare i conti e rimettere mano alla manovra è il 15 aprile. Fino ad allora, l’esecutivo regionale dovrà passare al setaccio le osservazioni emerse nei vari incontri, incrociarle con le compatibilità normative e uscire con un documento capace di reggere la pressione politica e quella, ben più concreta, delle famiglie umbre.
Nel pieno della tempesta politica che ha travolto la sanità regionale, il Partito Democratico dell’Umbria ha messo nero su bianco la propria posizione, indicando nella precedente gestione il punto d’origine dei guai contabili. "Dopo una settimana di effetti speciali della destra, impegnata più a cancellare le impronte digitali sul buco della sanità da loro causato, che a trovare le soluzioni per coprirlo, il ministero dell'Economia e delle finanze ristabilisce la verità e accerta i 73 milioni di fabbisogno", recita la nota.
Nel mirino della segreteria dem c’è l’ex presidente Donatella Tesei, già finita sotto i riflettori per un disavanzo milionario quando era alla guida del Comune di Montefalco, ora al centro di un’indagine. Una scarsa dimestichezza con i conti pubblici che, secondo il Pd, avrebbe lasciato segni anche sulla sanità regionale, insieme a un'impronta di gestione definita approssimativa e dannosa.
Critiche anche all’ex assessore Luca Coletto, che – secondo la stessa nota – avrebbe preso le distanze dagli alleati di un tempo. Il Pd non risparmia infine accuse alla minoranza per aver taciuto su un dettaglio non da poco: i 40 milioni di tagli che il Governo nazionale ha previsto nei prossimi tre anni ai danni della Regione.
Le opposizioni in Assemblea legislativa vanno all’attacco senza troppi giri di parole. Accusano la Giunta regionale di aver alimentato per giorni un clima confuso, diffondendo cifre ballerine sull’entità del buco nella sanità. Prima 243 milioni, poi 90, infine i 73 di cui si discute oggi. Eppure, secondo i consiglieri del centrodestra, la cifra reale – 34 milioni – era già nota e riportata in un documento di Kpmg, il cui passaggio più scomodo non sarebbe stato mostrato alla stampa dalla presidente Proietti.
Secondo gli esponenti di minoranza, è stato l’incontro con il ministero dell’Economia a far cadere il velo, obbligando la Regione a riconoscere pubblicamente quanto già noto da tempo. A loro dire, l’intera operazione fiscale altro non sarebbe che un escamotage per far cassa e riuscire a tenere in piedi gli impegni presi in campagna elettorale. Un’accusa pesante, accompagnata da una contestazione formale sul mancato inserimento, nei conteggi ufficiali, del payback relativo ai dispositivi medici, che – secondo il decreto legislativo del 30 marzo 2024 – per l’Umbria varrebbe 48 milioni.
Nel mirino anche la gestione del fondo di dotazione, che secondo i consiglieri andrebbe trattato in modo separato rispetto al disavanzo vero e proprio. La somma delle due voci – sostengono – genera allarme e disinformazione. Il messaggio finale, secco e senza retorica: la manovra sugli aumenti fiscali va ritirata.