22 Feb, 2026 - 08:30

Gubbio, rumors su Gianluca Vacchi socio di Colacem. Offerta da 450 milioni per il 25% di Financo e lo stallo della dynasty Colaiacovo

Gubbio, rumors su Gianluca Vacchi socio di Colacem. Offerta da 450 milioni per il 25% di Financo e lo stallo della dynasty Colaiacovo

Da oggi, per i lettori umbri e per gli addetti ai lavori di un intero distretto industriale, Gianluca Vacchi non è più soltanto l’influencer dai balletti virali su Instagram o il testimonial di uno stile di vita patinato. Il manager bolognese, uscito con una liquidità da circa 700 milioni dalla quotata IMA un anno fa, è ora il possibile primo socio esterno nella storia ultra-cinquantennale del “polmone” industriale dell’Umbria. Secondo quanto ricostruito e pubblicato da Simone Filippetti sul blog Piccadilly Duomo, Vacchi ha formalizzato una proposta d’acquisto da 450 milioni di euro per rilevare il 25% di Financo, la cassaforte della famiglia Colaiacovo che controlla Colacem, terzo produttore italiano di cemento.

L’offerta - recapitata a Gold, la holding personale di Giuseppe Colaiacovo - valuta l’intero gruppo Financo circa 1,6 miliardi di euro. Una cifra che allinea il patto al precedente interesse manifestato dal fondo americano One Equity Partners, il quale però mirava al controllo totale. In questo caso, invece, l’ingresso di Vacchi sarebbe parziale e, stando alle indiscrezioni, lascerebbe comunque le leve del comando ai rami storici della famiglia, scongiurando il rischio che il baricentro produttivo si allontani da Gubbio. La mossa, se concretizzata, non rappresenterebbe solo un’operazione finanziaria, ma la chiave di volta per sciogliere un braccio di ferro familiare che dura da oltre un decennio e che aveva portato alla paralisi decisionale della holding.

L’operazione che scioglie (forse) lo stallo: dalla crisi di Gold all’offerta da 450 milioni

Per comprendere la portata dell’operazione, bisogna addentrarsi nei meandri della dynasty eugubina, una spaccatura che Simone Filippetti, sul blog Piccadilly Duomo, ha ricostruito nei dettagli come un vero e proprio giallo societario. Financo non è un semplice veicolo statico: dentro ci sono il colosso del cemento con base a Gubbio, circuiti sportivi, televisioni e alberghi di fascia alta. La proprietà, spiega l’articolo, è suddivisa in quattro rami familiari, ciascuno titolare del 25%. Lo stallo perfetto si era creato tra due fronti contrapposti: da una parte Giuseppe Colaiacovo, affiancato dalle cugine Paola e Francesca; dall’altra il Cavaliere Carlo Colaiacovo, dominus storico dell’azienda, insieme ai nipoti, tra cui spicca Carmela Colaiacovo (oggi presidente del Sole 24 Ore) e Ubaldo. Una contesa portata avanti anche a colpi di carte bollate, che negli ultimi due esercizi ha impedito a Financo di approvare il bilancio a causa dell’ostruzionismo del fronte guidato da Giuseppe, con il rischio concreto di paralizzare le decisioni strategiche.

L’offerta di Vacchi si lega a doppio filo con un intervento precedente che aveva già fatto drizzare le antenne agli industriali umbri. Come racconta Piccadilly Duomo, a fine 2023 la holding personale di Giuseppe, la Gold, era schiacciata da debiti per circa 200 milioni di euro e rischiava il collasso. In quell’occasione, fu orchestrata una complessa operazione di finanziamento guidata dal commercialista bolognese Luca Poggi, con la partecipazione dello stesso Vacchi, di Brunello Cucinelli e di altri soci come la famiglia Seragnoli. Allora si parlò di un prestito per evitare il default, ma molti sospettarono fosse il preludio a un ingresso stabile nel cemento.

Oggi quella lettura sembra profetica: Vacchi non si limita più a finanziare, ma propone di comprare, e lo fa con una valutazione che premia l’asset. La ricostruzione del blog indica che l’offerta per il 25% di Financo valuta l’intero gruppo circa 1,6 miliardi di euro, allineandosi al precedente interesse manifestato dal fondo americano One Equity Partners, il quale però mirava al controllo totale.

Dal punto di vista giuridico, la notifica dell’offerta a Gold attiva ora il diritto di prelazione previsto dallo statuto di Financo a favore degli altri soci. Carlo, Carmela, Ubaldo e il resto del ramo “storico” hanno la facoltà di rilevare loro stessi la quota di Giuseppe, pareggiando i 450 milioni offerti dall’influencer. Tuttavia, le indiscrezioni raccolte da Filippetti raccontano di una famiglia che, di fatto, non avrebbe alcuna intenzione di esercitare questa opzione. Lo scenario più probabile, quindi, è che Vacchi acquisisca direttamente Gold, diventando così il primo azionista esterno nell’universo Colaiacovo. Per Giuseppe Colaiacovo l’operazione avrebbe il sapore di una liberazione: il ricavato, al netto della restituzione dei prestiti ricevuti dalla cordata di Cucinelli e dell’estinzione dei debiti residui, gli lascerebbe in mano un “tesoretto” stimato tra gli 80 e i 100 milioni di euro per ricominciare altrove.

I nodi sul tavolo e il futuro del gruppo industriale con più fatturato in Umbria

Per Gubbio e per l’intera economia regionale, la posta in gioco va oltre la semplice riallocazione di quote. Colacem è la più grande industria umbra, con un fatturato consolidato che ha superato il miliardo e margini robusti che la rendono appetibile anche ai grandi fondi internazionali. Il bilancio 2024 di Colacem, infatti, si è chiuso con ricavi in crescita del 5,1% a 494 milioni e un utile salito a quasi 116 milioni, con una posizione finanziaria netta tornata positiva . In un territorio a forte vocazione manifatturiera, la stabilità del gruppo cementiero pesa su occupazione, indotto e capacità di attrarre investimenti. Una chiusura del braccio di ferro interno permetterebbe finalmente di sedersi ai tavoli che contano: quelli sui piani industriali, sulla decarbonizzazione degli impianti e sull’innovazione di processo.

Resta però aperto il fronte dell’azionariato “minore”. Il ramo di Paola e Francesca Colaiacovo, oggi alleato di Giuseppe, rischierebbe di ritrovarsi con il proprio 25% in una posizione di minoranza estremamente indebolita. Se il restante 75% si concentrasse nelle mani di Carlo, Giovanni e del nuovo socio Vacchi, le due cugine potrebbero rimanere escluse dai grandi giochi. Esiste un patto di co-vendita che obbliga i soci a cedere insieme le partecipazioni, ma il meccanismo non si attiverebbe in questo caso specifico, lasciando una minoranza scomoda ai margini delle decisioni.

In questo scenario complesso, l’ipotesi di un approdo a Piazza Affari torna a prendere corpo. Filippetti, nelle sue analisi, individua nella quotazione in Borsa uno sbocco logico: il gruppo ha i numeri per giocarsela con i competitor quotati, e una IPO permetterebbe alla famiglia di gestire in modo ordinato sia l’uscita futura dell’investitore esterno sia i passaggi generazionali, raccogliendo capitali freschi per la transizione ecologica. Del resto, il precedente di IMA, dove Vacchi ha incassato circa 700 milioni dalla cessione della sua partecipazione, è lì a dimostrare che l’influencer sa come creare valore e, soprattutto, come monetizzarlo.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE