"Entri e il silenzio ti prende. Non quello pacato di un porticato d’altri tempi, ma il vuoto sordo delle occasioni perdute. Da un lato la saracinesca abbassata, dall’altro un’insegna sbiadita, più in là qualcuno che si sistema per la notte". La Galleria del Corso, che dovrebbe essere il salotto buono di Corso Tacito, secondo Guido Verdecchia si sta trasformando in un corridoio d’ombra dove il commercio prova a trattenere il fiato. A suo avviso resistono ormai solo pochi negozi, circondati dal nulla. Il consigliere comunale del gruppo misto (aderente a Forza Italia, ma non ancora inserito ufficialmente nel gruppo) punta il dito contro Palazzo Spada: secondo Verdecchia quello che sta accadendo non è un semplice problema tra privati, ma un’emergenza sociale ed economica che la politica non può scaricare sui condomini. Dall’altra parte, la risposta formale degli uffici competenti del Comune è secca: l’area non è pubblica, non esiste una convenzione dal 1955, e la manutenzione spetta ai proprietari.
Verdecchia ha ricevuto nei giorni scorsi una risposta scritta dal dirigente Bedini. Dal punto di vista tecnico e burocratico, ammette lo stesso consigliere, “la risposta è ineccepibile”. Il documento è chiaro: dal 1955 non esiste una convenzione di uso pubblico per la Galleria. Dunque, per gli uffici comunali, la manutenzione spetta unicamente ai condomini e i regolamenti condominiali - se applicati - sarebbero sufficienti a risolvere il “lamentato inconveniente”. Carte alla mano, il Comune avrebbe quindi ragione.
Ma Verdecchia non è d’accordo. E rilancia: “Quando ho scelto di sedere a Palazzo Spada, l’ho fatto con una convinzione che ribadisco: il mio mandato appartiene in primo luogo ai cittadini. Io non mi riconosco in questo modo di fare che si nasconde dietro la burocrazia per girare la testa dall’altra parte. Derubricare il degrado, i bivacchi e la desertificazione commerciale a un semplice problema di condominio è politicamente inaccettabile”.
Il consigliere non usa mezzi termini. E porta un esempio concreto: quello della storica bottega di acconciature che continua a lavorare, secondo lui tenacemente, circondata da serrande abbassate. “Non si può dire a quei commercianti e agli altri condomini di arrangiarsi da soli. Lasciare un’emergenza sociale ed economica unicamente sulle spalle dei proprietari significa condannare quell’area a diventare un buco nero in pieno centro”.
Per Verdecchia, l’amministrazione ha il dovere di affiancare i privati, non di isolarli. E l’isolamento, a suo avviso, è lo stesso che la giunta ha riservato al tema della Zona a Traffico Limitato.
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Il nodo della Galleria del Corso si intreccia infatti, secondo Verdecchia, con quello più ampio della viabilità e dell’accessibilità al centro. I commercianti, racconta il consigliere, sono scesi in strada, hanno raccolto firme, hanno chiesto di poter “far respirare le attività”. Dal confronto con loro è nato un emendamento al Documento Unico di Programmazione, protocollato l’11 dicembre 2025.
La proposta era semplice e a costo zero: un “Corridoio Commerciale” sperimentale, con apertura del transito su Via Primo Maggio dalle 8 alle 20.30. “La maggioranza lo ha bocciato senza appello”, denuncia Verdecchia.
Così, mentre i negozi chiudono uno dopo l’altro e la Galleria arretra sempre più nel degrado, per Verdecchia si consuma un doppio fallimento: l’abbandono dei cittadini davanti alla crisi della Galleria e il muro alzato davanti alle richieste degli esercenti sulla Ztl. “Noi non ci rassegnamo a questo declino e all’arroganza di chi non ascolta la città”, taglia corto.

Verdecchia non si limita a protestare. Insieme alla Segreteria cittadina di Forza Italia, annuncia, sta mettendo a punto un pacchetto di interventi da portare in Consiglio Comunale. La prima richiesta è la convocazione urgente di un tavolo di crisi per la Galleria, dove il Comune si faccia garante e supporto della proprietà. Poi, l’idea dei “Patti di Collaborazione”: uno strumento che, secondo il consigliere, consentirebbe al Comune di istituire un fondo specifico e agevolazioni sui tributi locali, per concedere quegli spazi vuoti ad associazioni, artigiani e giovani. “Riaccendiamo le luci e togliamo fisicamente spazio al degrado”, scandisce Verdecchia. Infine, l’annuncio: torneranno alla carica sull’apertura di Via Primo Maggio.
“Continueremo a batterci – conclude – perché ogni volta che una vetrina si spegne nel silenzio delle istituzioni, Terni perde un pezzo del suo futuro e della sua sicurezza. E noi non abbiamo intenzione di restare a guardare”.