Ancora un episodio destinato ad alimentare il dibattito sulla sicurezza a Fontivegge, quartiere di Perugia che da anni convive con problematiche legate a degrado urbano, microcriminalità e fenomeni di illegalità diffusa. Questa volta, però, la vicenda avrebbe potuto assumere contorni ancora più drammatici.
Solo il rapido intervento della Polizia di Stato ha infatti consentito di interrompere quella che gli investigatori ritengono essere stata un'azione riconducibile a un tentato sequestro di persona aggravato ai danni di una minorenne. Per questo motivo un cittadino gambiano, classe 1997, già noto alle forze dell'ordine per numerosi precedenti di polizia, è stato arrestato e condotto presso il carcere di Capanne.
Fontivegge rappresenta uno dei principali punti di accesso alla città grazie alla presenza della stazione ferroviaria, ma negli ultimi anni è diventata anche teatro di numerosi interventi delle forze dell'ordine per episodi di spaccio, aggressioni, furti e altri reati che hanno contribuito ad accrescere la percezione di insicurezza tra residenti e commercianti. Quanto accaduto nelle scorse ore ha però suscitato particolare allarme per la giovane età della vittima e per le modalità con cui si sarebbero svolti i fatti.
La vicenda ha avuto inizio con una richiesta di aiuto giunta al Numero Unico di Emergenza 112. A contattare le forze dell'ordine è stata la madre della minorenne, visibilmente scossa per quanto appena accaduto.
Secondo quanto ricostruito dagli agenti della Polizia di Stato, la ragazza sarebbe stata improvvisamente afferrata dall'uomo senza alcun apparente motivo. Un gesto inatteso che avrebbe immediatamente allarmato la madre, intervenuta nel tentativo di allontanare il 29enne dalla figlia.
La situazione sarebbe precipitata nel giro di pochi istanti. Stando agli accertamenti svolti dagli investigatori, l'uomo avrebbe tentato di allontanarsi portando con sé la giovane. A quel punto la madre, in preda al panico, avrebbe iniziato a rincorrerlo per impedire che riuscisse nel suo intento.
Sono stati momenti concitati e drammatici. La donna, secondo quanto emerso, sarebbe riuscita a raggiungere il 29enne e a sottrarre la figlia dalla sua presa, interrompendo quello che avrebbe potuto trasformarsi in un episodio dalle conseguenze imprevedibili.
Una volta messa in sicurezza la ragazza, la madre ha immediatamente richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. Ma l'episodio non si sarebbe concluso in quel momento.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo avrebbe continuato a infastidire la minorenne anche dopo il primo intervento della madre. In particolare, avrebbe iniziato a fotografarla utilizzando il proprio telefono cellulare, mantenendo una condotta che ha ulteriormente aggravato la posizione dell'indagato.
Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno avviato immediatamente le verifiche necessarie per ricostruire l'accaduto. L'uomo è stato accompagnato negli uffici della Questura per gli accertamenti di rito.
Le indagini svolte nelle ore successive hanno consentito di acquisire ulteriori elementi a sostegno della ricostruzione fornita dalla vittima e dalla madre. Fondamentale si è rivelato il sistema di videosorveglianza presente nell'area. Le immagini raccolte dagli investigatori avrebbero infatti fornito riscontri significativi rispetto a quanto denunciato.
Al termine delle verifiche, il 29enne è stato arrestato con l'accusa di tentato sequestro di persona aggravato. Su disposizione del Pubblico Ministero di turno è stato successivamente trasferito presso la Casa Circondariale di Perugia-Capanne, dove resta a disposizione dell'Autorità Giudiziaria in attesa dei successivi sviluppi del procedimento.
Il reato di sequestro di persona è disciplinato dall'articolo 605 del Codice Penale e punisce chiunque privi un'altra persona della libertà personale. Si tratta di uno dei delitti più gravi contro la libertà individuale, poiché colpisce un diritto fondamentale garantito dall'articolo 13 della Costituzione.
La norma prevede, nella sua fattispecie base, una pena della reclusione da sei mesi a otto anni. Il quadro sanzionatorio diviene tuttavia significativamente più severo in presenza di circostanze aggravanti specifiche.
Tra queste, il legislatore riserva una tutela rafforzata ai soggetti vulnerabili: se il fatto è commesso ai danni di un minore, la pena aumenta e va da due a otto anni di reclusione, per inasprirsi ulteriormente da tre a dodici anni qualora la vittima non abbia ancora compiuto i quattordici anni o sia prevista la conduzione del minore all'estero.
Nel caso specifico oggetto degli accertamenti da parte degli investigatori perugini, l'ipotesi di reato contestata è quella di tentato sequestro di persona aggravato. L'istituto del tentativo, regolato dall'articolo 56 del Codice Penale, si configura quando l'autore compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a privare il soggetto della libertà, senza tuttavia riuscire a consumare il delitto per cause indipendenti dalla propria volontà.
Il tentativo possiede una piena rilevanza penale. La sanzione viene determinata applicando alla pena prevista per il reato consumato una diminuzione che va da un terzo a due terzi. Spetterà ora all'Autorità Giudiziaria valutare gli elementi probatori raccolti in fase di indagine e definire i profili di responsabilità dell'indagato nel corso del procedimento.