Sono tante le novità che riguardano il mondo dell'agricoltura del cuore verde d'Italia per il prossimo anno. La Regione Umbria ha infatti scelto di concentrare nel 2026 una parte consistente dei finanziamenti dedicati allo sviluppo rurale. L'obiettivo è recuperare il rallentamento registrato nel 2025 sul fronte della spesa. Quest'anno infatti non sono stati raggiunti i target previsti per l’utilizzo delle risorse destinate a sostegni e progetti.
Da qui la decisione di imprimere una forte accelerazione, programmando nei primi mesi del 2026 circa 30 bandi rivolti ad agricoltori, allevatori e a chi intende avviare una nuova attività nelle campagne umbre.
A illustrare la strategia - come riporta PerugiaToday - è stata l’Autorità di Gestione del Complemento per lo Sviluppo Rurale (CSR) dell’Umbria, Graziano Antonielli, che ha ricordato come negli ultimi due anni la struttura regionale sia stata impegnata nella chiusura della precedente programmazione, ancora caratterizzata da impegni economici rilevanti e da procedure complesse.
Questa fase ha assorbito molte energie e ha coinvolto l’intero partenariato del comparto primario, incidendo sulla capacità di mettere a terra, con la rapidità desiderata, i nuovi interventi. Il 2026 dovrà quindi segnare un cambio di passo, con bandi pubblici concentrati all’inizio dell’anno per consentire a imprese e professionisti di programmare in tempi certi i propri investimenti.
La nuova stagione di bandi si inserisce in un quadro finanziario di medio periodo che mette a disposizione dell’agricoltura umbra una dotazione complessiva pari a 530 milioni di euro. Si tratta delle risorse del fondo per lo Sviluppo rurale dell’Umbria, alimentato dal Feasr, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, e dalle integrazioni nazionali. All’interno di questo plafond, i circa 130 milioni che saranno messi a bando nel 2026 rappresentano una quota significativa, destinata soprattutto a sostenere progetti di investimento e innovazione nelle aziende.
Le misure previste spaziano dal supporto agli insediamenti di nuova imprenditoria agricola al rafforzamento delle realtà già esistenti, con particolare attenzione a chi opera nelle aree interne e nei territori più fragili dal punto di vista socio-economico. Gli interventi potranno riguardare, ad esempio, l’ammodernamento delle strutture aziendali, l’introduzione di tecnologie più efficienti, la transizione verso pratiche produttive sostenibili e la valorizzazione delle produzioni certificate e di qualità. In prospettiva, l’utilizzo coordinato di queste risorse mira a consolidare il ruolo dell’agricoltura come pilastro dell’economia regionale, non solo per il valore aggiunto generato ma anche per la capacità di presidiare il territorio e mantenere vivo il tessuto delle comunità rurali.
La Giunta regionale ha individuato alcune linee di intervento considerate strategiche per orientare la spesa e massimizzare l’impatto dei fondi disponibili. Tra queste spicca il sostegno ai giovani agricoltori, a cui saranno dedicate misure specifiche per favorire il primo insediamento, l’ingresso nel mercato e il consolidamento nei primi anni di attività. L’obiettivo è promuovere il ricambio generazionale in un settore che registra ancora un’alta età media e che, senza nuove leve, rischierebbe di perdere competenze e capacità produttiva nel medio periodo.
Un altro asse portante è rappresentato dai progetti di cooperazione. Attraverso strumenti che incentivano la collaborazione tra aziende agricole, strutture di trasformazione, consorzi e altri soggetti delle filiere, si punta a migliorare l’organizzazione dell’offerta, la promozione congiunta dei prodotti umbri e la condivisione di servizi, logistica e innovazione digitale. La cooperazione è vista come un elemento chiave per rendere più competitivo il sistema agroalimentare regionale, soprattutto nelle fasi di accesso ai mercati e di valorizzazione dei marchi territoriali.
Nell’agenda delle priorità trovano spazio anche la promozione dei prodotti tipici e la costruzione di percorsi che colleghino agricoltura, ambiente e turismo. La Regione intende investire sulla capacità delle aree rurali di proporsi come destinazioni di turismo sostenibile, dove il paesaggio, la cultura del cibo e le produzioni uniche del territorio diventano un elemento distintivo dell’offerta.