Due giorni di competizione, concentrazione e spirito di squadra. Ma soprattutto due giornate capaci di raccontare una storia che va oltre i risultati e le classifiche. Il 21 e il 22 maggio il campo di tiro a volo Casevecchie di Foligno si è trasformato nel centro nevralgico del Campionato nazionale di tiro a volo dei Vigili del fuoco, manifestazione dedicata alle specialità della fossa olimpica e dello skeet che ha richiamato circa quaranta atleti provenienti dai diversi Comandi italiani.
È stato un appuntamento che ha unito il lato agonistico alla dimensione umana e professionale di uomini e donne che, nella quotidianità, operano al servizio della collettività. Sul terreno di gara sono emersi tecnica, precisione e capacità di controllo, qualità che rappresentano elementi fondamentali tanto nello sport quanto nell'attività operativa dei Vigili del fuoco. Foligno ha così ospitato un evento che ha assunto un valore più ampio rispetto alla semplice competizione sportiva, diventando una vetrina di valori condivisi, spirito di appartenenza e crescita personale.
Il campo di tiro a volo Casevecchie ha accolto i protagonisti di una manifestazione che ha mostrato un livello tecnico significativo nelle discipline della fossa olimpica e dello skeet. Due specialità che richiedono qualità molto specifiche. Non basta la precisione del gesto tecnico. Servono sangue freddo, lucidità mentale, gestione delle emozioni e capacità di mantenere alta la concentrazione per lunghi periodi.
Nella fossa olimpica i tiratori devono confrontarsi con piattelli lanciati con traiettorie differenti e velocità elevate, in una continua sfida contro il tempo e contro gli automatismi mentali. Lo skeet, invece, introduce variabili ancora differenti, costringendo l'atleta ad anticipare il movimento e a mantenere una coordinazione estremamente raffinata.
Sono caratteristiche che, osservando i partecipanti, sembrano intrecciarsi con la stessa identità professionale dei Vigili del fuoco. Nella gestione delle emergenze, infatti, rapidità decisionale, autocontrollo e capacità di mantenere la calma rappresentano aspetti fondamentali. La presenza di circa quaranta atleti provenienti da diversi Comandi italiani ha contribuito a creare un clima di confronto e partecipazione che ha superato il semplice aspetto agonistico.
Tra una sessione di gara e l'altra si è sviluppato anche un momento di condivisione tra esperienze professionali differenti. Un vigile del fuoco che opera in una grande città vive infatti realtà operative diverse rispetto a chi presta servizio in territori più piccoli, ma eventi come questo permettono di creare un linguaggio comune e rafforzare il senso di appartenenza. Alla cerimonia conclusiva di premiazione hanno partecipato il Comandante dei Vigili del Fuoco di Perugia, le autorità locali, gli atleti e i rappresentanti delle federazioni sportive.
L'importante lavoro svolto dal comitato organizzatore ha permesso di chiudere l'evento con un bilancio estremamente positivo, confermando ancora una volta il ruolo dello sport come strumento di benessere psicofisico e aggregazione. Perché dietro una gara non ci sono soltanto punteggi e classifiche. Esistono relazioni, senso di comunità e la possibilità di creare connessioni che continuano anche al termine delle competizioni.
La storia del tiro a volo all'interno del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco affonda le proprie radici nei primi anni Novanta.
Tra il 1991 e il 1992 nacque infatti la Rappresentativa Nazionale dei Vigili del Fuoco di Tiro a Volo, frutto dell'iniziativa di alcuni appartenenti al Corpo appassionati della disciplina. A guidare il progetto fu l'ingegnere Bruno Nicolella, all'epoca Comandante Provinciale di Taranto e successivamente Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco del Piemonte.
Come spesso accade nei progetti pionieristici, l'avvio non fu semplice. Le difficoltà organizzative iniziali richiesero tempo e determinazione. Nel giro di meno di un anno arrivarono i primi riconoscimenti ufficiali da parte della Direzione Generale dei Servizi Antincendi e della Protezione Civile e della Federazione Italiana Tiro a Volo, allora guidata da Luciano Rossi. Da quel momento la crescita fu graduale ma costante.
Sempre più appartenenti ai Comandi italiani iniziarono ad aderire alla Rappresentativa, che progressivamente si trasformò in una struttura organizzata, dotata di una propria identità, di uniformi da gara e di un sistema di sostegno sempre più solido.
Oggi la sede della Rappresentativa Nazionale è ad Ascoli Piceno e l'organizzazione rappresenta una realtà consolidata con un Presidente, un Consiglio Direttivo e una programmazione strutturata delle attività.
Le competizioni federali e i Campionati interforze costituiscono una parte essenziale dell'attività, ma l'obiettivo è rimasto sostanzialmente immutato: portare il simbolo rosso-bianco dei Vigili del fuoco ai massimi livelli sportivi.
Una tappa significativa del percorso è arrivata nel 2016 con la piena operatività del Gruppo sportivo Fiamme Rosse, che ha visto l'ingresso del primo tiratore professionista, Diego Meoni. Successivamente, nel 2019, è entrata a far parte della struttura anche Carolina Paganin.
L'evoluzione del movimento, però, non ha modificato la sua filosofia originaria. La Rappresentativa continua a perseguire un principio preciso: valorizzare il talento sportivo all'interno del Corpo, facendo crescere campioni che siano Vigili del fuoco e Vigili del fuoco capaci di diventare campioni.
Ed è forse proprio questo il messaggio lasciato dal Campionato nazionale di Foligno: lo sport non rappresenta soltanto una competizione, ma uno strumento attraverso cui costruire identità, appartenenza e comunità. Una sfida che, in questo caso, va ben oltre il bersaglio da colpire.