La scena è di quelle che, a uno sguardo superficiale, potrebbero sembrare ordinarie: un’area verde cittadina, due ragazzi seduti, qualche movimento apparentemente innocuo. Eppure, dietro quell’apparente normalità, si nascondeva un’attività ben diversa. A Foligno, nelle ultime ore, la Polizia ha denunciato due minorenni per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L’intervento degli agenti è scattato proprio dopo aver notato atteggiamenti sospetti. Un controllo di routine, diventato in pochi minuti un’operazione più complessa. I due ragazzi, una volta avvicinati, hanno mostrato un evidente stato di agitazione, accompagnato da un nervosismo marcato, un dettaglio che non è sfuggito agli operatori. Da lì la decisione di procedere con una perquisizione personale, che ha confermato i sospetti iniziali.
Nel corso dei controlli, il primo minorenne è stato trovato in possesso di circa 25 grammi di hashish, nascosti tra gli indumenti, e di oltre trecento euro in contanti, somma ritenuta compatibile con un’attività di spaccio. Il secondo giovane, già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati contro la persona, aveva con sé più di dieci grammi della stessa sostanza. Per entrambi è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, mentre lo stupefacente e il denaro sono stati sottoposti a sequestro.
Negli ultimi giorni, l’Umbria è tornata più volte al centro delle cronache per operazioni antidroga di rilievo. A Orvieto, ad esempio, le forze dell’ordine hanno rinvenuto ben 20 chili di hashish nel corso di un controllo nei pressi del casello dell’A1. Un uomo è stato fermato e successivamente arrestato dopo che il suo nervosismo, simile a quello mostrato dai due minorenni di Foligno, ha insospettito gli agenti, inducendoli ad approfondire le verifiche.
Anche in questo caso, l’atteggiamento dell’uomo si è rivelato determinante per far emergere un traffico di stupefacenti di dimensioni ben più consistenti. Gravato da precedenti penali, il soggetto è stato trasferito nel carcere ternano di Sabbione, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria. Due storie diverse per età e contesto, ma unite da un filo rosso evidente: la diffusione capillare della droga, che attraversa grandi arterie di comunicazione, centri urbani e luoghi di aggregazione quotidiana.
Le aree verdi, le piazze, i parchi diventano spesso teatri silenziosi di scambi rapidi, difficili da intercettare senza un controllo costante del territorio. È qui che si inserisce il lavoro della Polizia, chiamata non solo a reprimere, ma anche a prevenire, soprattutto quando in gioco ci sono minorenni.
Dal punto di vista giuridico, il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio è disciplinato dall’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/1990). La norma distingue nettamente tra uso personale e detenzione finalizzata allo spaccio, valutata sulla base di diversi elementi: quantità della sostanza, modalità di confezionamento, presenza di denaro contante, strumenti per il taglio o la pesatura e comportamento del soggetto fermato.
Quando l’autore del reato è un minorenne, il procedimento segue un percorso specifico. La competenza è del Tribunale per i minorenni e l’intero iter giudiziario è improntato a finalità educative e rieducative, come previsto dall’ordinamento italiano. Questo non significa assenza di conseguenze, ma una diversa modulazione delle sanzioni. Il giudice può disporre misure come la messa alla prova, l’affidamento ai servizi sociali, l’obbligo di frequentare percorsi di recupero o comunità terapeutiche, oltre a prescrizioni comportamentali precise.
Nel caso dello spaccio, anche se commesso da un minorenne, la legge resta severa. Le pene detentive previste per gli adulti vengono adattate, ma il reato mantiene una rilevanza penale significativa. Particolare attenzione viene riservata alla personalità del minore, al contesto familiare e sociale e all’eventuale presenza di precedenti. L’obiettivo è duplice: tutelare la collettività e offrire al giovane una concreta possibilità di reinserimento, evitando che il primo contatto con la giustizia diventi l’inizio di un percorso criminale stabile.