10 Feb, 2026 - 13:00

Foligno, sette misure cautelari per traffico di cocaina: sequestrati 68 chili di droga e criptofonini

Foligno, sette misure cautelari per traffico di cocaina: sequestrati 68 chili di droga e criptofonini

Un colpo assestato al cuore di un’organizzazione criminale strutturata, che operava nell’ombra utilizzando tecnologie avanzate per coprire le sue tracce. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia ha fatto eseguire questa mattina dai finanzieri del Comando Provinciale di Perugia sette misure cautelari personali, su ordinanza del Giudice per le indagini preliminari. I destinatari del provvedimento – cinque cittadini di origine albanese, un italiano e un rumeno – sono ritenuti gravemente indiziati di far parte di un’associazione a finalità piramidale dedita al traffico di cocaina su scala regionale e nazionale. L’esito operativo di oggi rappresenta il punto d’approdo di un’indagine avviata nel 2024, che ha già portato all’arresto di un uomo e al sequestro di circa 68 chilogrammi di stupefacente, occultati in un esercizio commerciale e in alcuni immobili.

La struttura piramidale e il vertice oltreconfine: un comando a distanza

Le indagini, coordinate dalla Sezione G.O.A. del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Perugia e partite da risultanze di un altro procedimento penale, hanno dipinto il quadro di un’organizzazione solida e gerarchica. Al vertice, secondo gli accertamenti degli investigatori, è stato individuato un cittadino di origine albanese. La particolarità, che ha caratterizzato l’intera attività delittuosa, è la sua posizione operativa: l’uomo coordinava e gestiva dall’Albania le attività di approvvigionamento e smercio di consistenti quantitativi di cocaina destinati al mercato umbro. Un comando a distanza che non ha impedito all’organizzazione di radicarsi profondamente nel territorio, eleggendo la città di Foligno a suo centro decisionale e principale arena operativa.

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A Foligno, il presunto promotore si avvaleva della collaborazione attiva della moglie, socia di un’attività commerciale operante nel settore della ristorazione. Questo locale, secondo le contestazioni, non era un semplice ristorante, ma veniva utilizzato come “copertura” e strumento per il reinvestimento dei proventi del traffico illecito. Accanto a lei, operavano altri due sodali: un albanese e un italiano. La rete commerciale, tuttavia, non si limitava ai confini umbri. Gli investigatori hanno accertato l’esistenza di una fitta rete di acquirenti della cocaina trafficata, sparsi in diverse località del nord e del centro Italia, a testimonianza di un giro d’affari ampio e ramificato.

L’arsenale tecnologico dell’organizzazione: criptofonini, app e auto con doppiofondo

Ciò che ha reso questa associazione particolarmente elusiva e le indagini estremamente complesse è stata la metodica e scrupolosa adozione di cautele tecnologiche d’avanguardia. I membri del sodalizio, infatti, hanno sistematicamente evitato i normali canali di comunicazione. Per le loro conversazioni, utilizzavano quasi esclusivamente i cosiddetti “criptofonini”: dispositivi telefonici progettati per non essere intercettabili, i cui dati transitano su server allocati in Paesi esteri. Tali congegni, inoltre, possono essere controllati e “resettati” da remoto in caso di tentativo di accesso da parte di soggetti non autorizzati, cancellando istantaneamente ogni traccia.

All’uso dei criptofonini affiancavano quello di sistemi di messaggistica istantanea come FaceTime, Snapchat e Signal, noti per i loro protocolli di criptazione. Ma il livello di paranoia operativa andava oltre. L’organizzazione faceva ricorso anche ad apparati elettronici in grado di rilevare la presenza di videocamere di sorveglianza occulte, a walkie-talkie di ultima generazione come sostituti dei cellulari tradizionali e, per il trasporto fisico della merce, ad autovetture dotate di doppio fondo abilmente occultato. Una gamma di strumenti il cui unico scopo, come sottolineato nel comunicato della Procura, era “impedire la comprensione del reale tenore delle conversazioni oltreché ad eludere eventuali prevedibili controlli”.

Il meticoloso lavoro investigativo: dalle intercettazioni al maxi-sequestro

Contro questo muro di silenzio tecnologico, le forze dell’ordine hanno opposto un’indagine altrettanto meticolosa e multifase. Il nucleo investigativo ha basato la sua azione su intercettazioni telefoniche e ambientali, integrate dall’utilizzo di sistemi di localizzazione satellitare. A questi strumenti tecnici si sono affiancati i più tradizionali servizi di appostamento, osservazione e pedinamento sul territorio, attività fondamentali per ricostruire movimenti e incontri.

Questo approccio integrato ha permesso di ricostruire e documentare oltre 50 episodi specifici connessi alla movimentazione della sostanza stupefacente. Un’attività già fruttuosa in itinere: nel corso delle indagini, i finanzieri sono infatti riusciti a troncare in flagranza un’operazione di spaccio, arrestando una persona che risulta tuttora detenuta. Soprattutto, è stato possibile effettuare un importante sequestro preventivocirca 68 chilogrammi di cocaina, rinvenuti abilmente occultati all’interno di un esercizio commerciale e di alcuni stabili nella disponibilità di uno degli indagati. A questi si aggiunge il sequestro di due autovetture appositamente modificate con il doppio fondo per il trasporto dello stupefacente.

Le decisioni della magistratura e il bilancio dell’operazione

Al termine del complesso iter investigativo, il Pubblico Ministero ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari l’applicazione di misure cautelari per sette soggetti ritenuti parte integrante dell’associazione. Il Gip, accogliendo la richiesta, ha emanato l’ordinanza, valutando il quadro probatorio raccolto come “di pregnante rilievo in ordine all’esistenza di una struttura organizzativa stabile, fondata su una rete di rapporti intersoggettivi protrattisi per un apprezzabile lasso di tempo finalizzati all’approvvigionamento e all’immissione sul mercato al dettaglio di sostanze stupefacenti”.

Delle sette misure cautelari disposte, l’esecuzione odierna ha avuto esiti differenziati. Tre soggetti sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Perugia. Un altro è stato sottoposto a detenzione domiciliare. Per i rimanenti tre, tra i quali figura il presunto capo organizzativo con base in Albania, è stata constatata la condizione di irreperibilità. L’operazione, siglata dal Procuratore della Repubblica Raffaele Ludovico, dimostra come, nonostante l’impiego di contromisure sofisticate da parte della criminalità organizzata, un’indagine perseverante e condotta con metodologie sia high-tech che tradizionali possa giungere a risultati significativi, smantellando network pericolosi e sottraendo al mercato illecito quantitativi enormi di droga.

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Federico Zacaglioni
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